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Caso Orlandi, la madre di José Garramon: “Accetti ha ucciso mio figlio, voglio essere ascoltata”

Parla la madre di Garramon, mentre la Procura indaga su una possibile rete di adescatori di cui Accetti potrebbe far parte, legando la tragedia del piccolo Josè ai misteri di Orlandi e Gregori.
Da sinistra Josè Garramon, Marco Accetti e Emanuela Orlandi
Da sinistra Josè Garramon, Marco Accetti e Emanuela Orlandi

"Posso essere a Roma in 48 ore dal momento in cui vengo convocata dalla Commissione Orlandi. E ho altre cose da dire". È l'appello di Maria Laura Bulanti Garramon, madre di José, il tredicenne figlio di un diplomatico uruguayano morto la sera del 20 dicembre 1983, investito da un furgone. A travolgerlo in una strada buia, a pochi passi dalla pineta di Castel Porziano, fu un Ford Transit guidato da Marco Fassoni Accetti, l'uomo il cui nome oggi torna a incrociarsi con quello di Emanuela Orlandi. La commissione cui fa riferimento la madre dell'adolescente scomparso prematuramente è proprio quella parlamentare bicamerale sul caso Orlandi.

Per più di quarant'anni la famiglia di José ha chiesto di essere ascoltata su una vicenda che ha trovato il suo epilogo giudiziario nella condanna di Accetti a due anni e due mesi per omicidio colposo e omissione di soccorso. Oggi, però, su Repubblica la madre del ragazzo accusa apertamente il controverso fotografo romano, figura centrale e ampiamente dibattuta in numerosi altri casi di cronaca nera e misteriose sparizioni avvenute a Roma tra gli anni Ottanta e Novanta: "Accetti ha ucciso mio figlio. C'erano così tante lacune che è impensabile non abbia avuto un rapporto diretto con il suo rapimento", si legge.

Tra i misteri sollevati dalla madre di José c'è quello della presenza, la notte dell'incidente, di una donna misteriosa, che più volte avrebbe accompagnato Accetti: "Quest’uomo era sempre accompagnato da una donna. Sono stati trovati all’alba, sporchi di sangue. Non è mai stato indagato, non è mai stato confermato di quale gruppo sanguigno si trattasse. Mio figlio era RH negativo: con quale sangue era macchiata questa donna?

Il legame con Orlandi: Accetti e la rete di adescatori

Marco Fassoni Accetti, fotografo nato a Roma nel 1955, si è a lungo autoaccusato di essere la mente dietro i sequestri di Emanuela Orlandi, svanita nel nulla il 22 giugno 1983, e di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio dello stesso anno. Nel 2013, però, era stato liquidato dalla Procura di Roma come un mitomane dalla "sceneggiatura fantasiosa". Oggi il settantunenne, figura ampiamente dibattuta in numerosi casi di cronaca nera e misteriose sparizioni avvenute a Roma tra gli anni Ottanta e Novanta, è di nuovo ufficialmente indagato dai pm capitolini per il caso Orlandi. L'ipotesi degli investigatori è che Accetti potrebbe aver fatto parte di una vera e propria rete di adulti dedita all'adescamento di adolescenti per metterli a disposizione di terzi, attirati magari con la scusa di un falso servizio fotografico.

Il mistero del piccolo Bruno Romano

In questo scenario si inserisce un altro drammatico caso di cronaca: la scomparsa di Bruno Romano, svanito nel nulla il giorno di Santo Stefano del 1995, all'età di 12 anni. L'adolescente viveva in una roulotte a due passi dallo studio fotografico di Accetti e in molti nel tempo hanno notato la vicinanza di età e la somiglianza fisica con José Garramon. In un'informativa del 1997, citata dal programma Chi l'ha visto in una puntata del 23 settembre 2015, la Questura di Roma avrebbe indicato Accetti come possibile responsabile: secondo una "fonte fiduciaria", come ha riportato il programma in onda su Rai 3, la polizia ipotizzava abusi sul bambino compiuti insieme a un complice e descriveva l'abitudine perversa del settantunenne di filmare i rapporti sessuali con i minori.

Il sospetto degli investigatori dell'epoca si spinse fino a ipotizzare che lo stesso Garramon fosse già deceduto prima dell'incidente nella pineta di Castel Porziano e che quest'ultimo sarebbe stato in realtà una messinscena. A seguito di quell'informativa, la casa di Accetti è stata perquisita e saltarono fuori foto di una bambina in mutandine. Furono anche disposte delle intercettazioni e durante una di queste la sua ex convivente, consapevole di essere sotto controllo, minacciò di raccontare tutto su Emanuela Orlandi.

Il fotografo si è sempre difeso in tv — quella volta chiamò durante la trasmissione di Sciarelli, con cui ebbe anche un duro scontro verbale — sostenendo che le accuse di pedofilia e la segnalazione alla Questura provenissero da una "lettera anonima" inviata da lui stesso, per poi ammettere l'esistenza di una fonte, definita però "malintenzionata". Oggi, alla luce delle nuove indagini romane, alcuni di quegli aspetti potrebbero di nuovo essere presi in considerazione.

Le lacune nella morte di José Garramon

La chiave di volta di questa nuova inchiesta coordinata dal pm Stefano D'Arma è proprio la rilettura del dramma di Garramon. La sera del 20 dicembre 1983, José era uscito da un barbiere in zona Eur. Come e perché, poche ore dopo, si trovasse a piedi, da solo e al buio a 20 chilometri di distanza da casa, resta un mistero mai chiarito. L'ipotesi della procura è che il ragazzino sia stato prelevato, caricato sul furgone e poi investito, forse proprio nel disperato tentativo di fuggire. Una ricostruzione opposta a quella data da Accetti, il quale ha sempre sostenuto di esserselo trovato davanti all'improvviso.

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