Caffè Greco, l’ex gestore a processo per gli arredi da 8 milioni: “Spostati per non rovinarli”
La battaglia legale sul Caffè Greco, il più antico di Roma, passerà anche dal mobilio, fatto di tavolini, panche, sedie, dipinti e sculture valutati circa 8 milioni di euro. Arredamenti, di pregio artistico e storico e vincolati per un decreto del Ministero della Cultura del 2020 ai locali di via dei Condotti 86, che l'ex gestore Carlo Pellegrini aveva portato via e depositato in due box. Senza autorizzazione e in maniera illegittima secondo il pubblico ministero Claudio Santangelo, che ha disposto un decreto di citazione diretta in giudizio per Pellegrini, titolare della licenza e amministratore della società Antico Caffè Greco srl che è proprietaria di quei mobili. "È molto sereno e non vede l'ora di parlare davanti al giudice e difendersi", dice a Fanpage.it l'avvocato Alfredo Frateschi, che insieme a Fabio Viglione difende Pellegrini, il quale ha sempre sostenuto di aver portato via gli arredi per evitare che venissero danneggiati da eventuali incendi causati dall'impianto elettrico malfunzionante.
Il 21 gennaio l'udienza, la difesa: "Mobili spostati per evitare danneggiamenti"
L'udienza predibattimentale è stata fissata dal Tribunale per il 21 gennaio. "Davanti a un giudice terzo e imparziale, potremo evidenziare le ragioni che hanno indotto Pellegrini a quello spostamento", aggiunge Frateschi. La tesi difensiva è che l'ex gestore del locale, chiuso dallo sfratto dell'ottobre 2025, si fosse adoperato per salvare gli arredi: "Vi erano gravi problematiche all'impianto dell'immobile che non erano di sua competenza". La proprietà delle mura è dell'Ospedale Israelitico di Roma sin dagli anni Venti, quando venne lasciata in eredità da tale Mosè Levi. "Non potendo agire sulla causa del problema, ha dovuto mettere al sicuro i mobili. Che cosa avrebbero detto la società proprietaria, la Soprintendenza o il Ministero dei Beni Culturali a Pellegrini se quelle opere fossero andate bruciate?", sottolinea Frateschi.
L'accusa di dispersione di bene storico vincolato
Secondo le indagini dei pm, delegate ai carabinieri del Nucleo della Tutela patrimoniale, non ci sarebbe stata questa urgenza di salvaguardare i mobili del bar che nel corso dei secoli è stato amato da menti come Goethe, Byron, Andersen, Schopenhauer, Wagner, Leopardi e D'annunzio e dove il drammaturgo russo Nikolaj Gogol scrisse parte della sua opera Anime morte. Lo spostamento, che non ha ricevuto l'autorizzazione preventiva della Soprintendenza, avrebbe comportato rischio di danneggiamenti e dispersione di quel bene storico posto sotto tutela.
Secondo i legali di Carlo Pellegrini mancherebbe alcun segno della volontà di disperdere il complesso di mobili considerati dal ministero della Cultura inscindibili fra di loro, dall'immobile e dalla vocazione del locale a bar. "Pellegrini tutela quei beni da oltre vent'anni. Sono beni arcinoti, documentati e anche difficili da disperdere, perché sarebbe facile ritrovarli", continua l'avvocato Frateschi.
Per quanto riguarda lo spostamento, invece, la norma previgente stabiliva che andava autorizzato dalla Soprintendenza, mentre Pellegrini si sarebbe mosso nel solco di una norma che prevede, nei casi di urgenza, la possibilità di spostare subito le opere dando poi una tempestiva comunicazione all'autorità. "La Soprintendenza viene a sapere dello spostamento non perché qualcuno trova i quadri a Porta Portese – commenta il legale ai microfoni di Fanpage.it -, ma perché è Pellegrini a comunicarlo. Se avesse voluto disperdere questo patrimonio culturale, come sostiene l'ipotesi del pubblico ministero, avrebbe informato la Soprintendenza? Lo ha fatto subito, nell'immediatezza dello spostamento, non un mese dopo".
I legali dell'Antico Caffè Greco srl: "Processo occasione per difenderci"
Elementi su cui accusa e difesa si scontreranno il 21 gennaio. Una data a cui Pellegrini e i suoi legali guardano con serenità. "Non condividiamo l'impostazione del pubblico ministero, ma siamo lieti di avere finalmente l'occasione di dimostrare davanti a un giudice terzo e imparziale l'innocenza e la buona fede di Pellegrini – conclude Frateschi -. È molto sereno da questo punto di vista, perché sa che il processo ci darà l'occasione di difenderci". Nel frattempo l'Ospedale Israelitico continua a cercare affittuari con una procedura di aggiudicazione a cui avrebbero partecipato varie grandi firme della moda. Procedura in cui sarebbero assegnati anche arredi, marchio e licenza che restano dell'Antico Caffè Greco srl.