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Caffè Greco, i gestori esultano dopo la sentenza del Tar: “Ora si chiariscano passaggi di proprietà”

Respinto il ricorso dell’Ospedale Israelitico di Roma contro i vincoli del Ministero della Cultura. I titolari dell’Antico Caffè Greco esultano e annunciano nuove iniziative legali.
L’Antico Caffè Greco di via dei Condotti a Roma (Lapresse)
L’Antico Caffè Greco di via dei Condotti a Roma (Lapresse)

La partita sul Caffè Greco, il bar più antico di Roma, non è ancora chiusa, ma la sentenza del Tar del Lazio di ieri, lunedì 8 luglio, che ribadisce l'indivisibilità dei mobili e delle opere d'arte dall'edificio di via dei Condotti segna una vittoria per Carlo Pellegrini e Flavia Iozzi. I titolari dell'azienda Antico Caffè Greco srl hanno "accolto con grande soddisfazione" la notizia, come ribadito in un comunicato, e rilanciano: "Continuano le nostre azioni legali a tutela dell’azienda storica, dei segni distintivi e soprattutto della trasparenza sui passaggi di proprietà dell’immobile intervenuti tra enti. Ma non solo. Si chiede di chiarire l’esatta individuazione ed estensione della parte dell’immobile vincolata".

I contrasti fra proprietà dell'immobile e dell'attività

L'Ospedale Israelitico di Roma, proprietario dell'immobile, aveva contestato il provvedimento del Ministero dei Beni culturali del 2020 aveva decretato "l'interesse particolarmente importante dei beni mobili conservati all'interno del locale storico, del quale sono da ritenersi pertinenza inscindibile e inamovibile in forma permanente e definitiva". I mobili, fra cui opere d'arte, sculture e ritratti di grandissimo valore, sono, infatti, di proprietà di Antico Caffè Greco srl, titolare in esclusiva anche dell'attività – acquistata dallo storico gestore Federico Gubinelli – e della licenza d'esercizio. Licenza che Pellegrini e Iozzi vogliono continuare a utilizzare.

"Inimmaginabile riapertura senza accordo con titolari della licenza"

"Nonostante le vaghe rassicurazioni che circolano su alcune testate giornalistiche circa una imminente riapertura del Caffè Greco, inimmaginabile senza accordo con l’unico titolare dell’attività storica continuativa e della licenza di esercizio", prosegue il comunicato, "l’Ospedale Israelitico in concordato preventivo, ha chiesto al giudice amministrativo di annullare i più recenti provvedimenti di tutela: quello sugli arredi del 2020 e l’ultimo, del 2025, sul valore immateriale e identitario dell’attività storica, posto dal Ministero della Cultura in attuazione della Convenzione di Faro. Il Tar Lazio conferma viceversa il valore culturale del Caffè Greco nella sua interezza, coerentemente al precedente del 2011 sui contenuti dei primi vincoli che risalgono addirittura al 1953 e 1954″.

Proprio su questi antichi vincoli starebbe un punto dirimente della sentenza del Tar, che, prosegue il comunicato "afferma oggi che l’onere per il proprietario delle mura di futura commercializzazione unitamente alle cose mobili presenti all’interno del locale ‘è questione inammissibile nel presente giudizio', in quanto doveva essere fatta valere contro i decreti ministeriali del 1953 e del 1954. Ma questi provvedimenti sono definitivi e inoppugnabili".

Il rilancio: "Vogliamo trasparenza su proprietà dell'immobile"

Una vittoria per i titolari dell'azienda, che annunciano di voler proseguire la battaglia legale per fare luce anche su altre questioni. Il primo è la proprietà dell'immobile, su cui sostengono ci siano stati negli anni passaggi poco trasparenti. Il secondo è la reale estensione e individuazione dei locali vincolati. Inoltre, specifica l'Antico Caffè Greco srl, sullo sfratto del negozio dello scorso ottobre "il Ministero non risulta aver mai espresso alcuna autorizzazione".

Il comunicato conclude con un augurio della società affinché "le Amministrazioni di competenza assicurino la piena tutela del patrimonio nazionale – anche a fronte di possibili tentativi di speculazione – che sono alla base dei rimedi posti dal legislatore sulle botteghe storiche: in tal senso sono dirimenti non solo l’autenticità e l’originalità, ma anche la valenza dinamica, identitaria e immateriale del bene culturale che non può prescindere dalla storia collettiva dei luoghi e delle persone che hanno prodotto nei secoli quel valore".

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