Il Caffè Greco di Roma è un tutt’uno con i suoi arredi: respinto dal Tar del Lazio il ricorso della proprietà

L'Antico Caffè Greco, storico bar della Capitale vincolato dal ministero della Cultura, è un tutt'uno con i suoi arredi. A stabilirlo sono stati lunedì 8 giugno i giudici del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con una sentenza con la quale hanno respinto il ricorso della proprietà, l'Ospedale Israelitico di Roma. Il nosocomio aveva contestato il provvedimento con il quale il dicastero, che allora era accorpato con quello del Turismo, a metà del 2020 aveva decretato l'interesse particolarmente importante "dei beni mobili conservati all'interno del locale storico…del quale sono da ritenersi pertinenza inscindibile e inamovibile in forma permanente e definitiva".
L'Antico Caffè Greco è in una situazione di stallo
Il ricorso era stato presentato dall'ospedale nell'autunno del 2025, a ridosso dell'accelerazione delle procedure di sfratto nei confronti dei vecchi gestori — con cui c'è stato un contenzioso durato otto anni — e in un periodo di ripresa economica dopo la crisi che nel 2024 lo aveva portato a ricorrere al concordato preventivo. Al netto delle vicende giudiziarie legate all'affitto delle mura, al momento si è creata quindi una situazione di stallo: i vecchi affittuari, Carlo Pellegrini e Flavia Iozzi, titolari della Antico Caffè Greco S.r.l., possiedono gli arredi ma non le mura, l'ospedale possiede le mura ma non gli arredi e lo Stato impone che mura e arredi stiano insieme nello stesso posto. Dunque, chiunque subentrerà come nuovo affittuario dovrà necessariamente trovare un accordo economico con i vecchi gestori per poter utilizzare le storiche sale arredate.
Il Caffè Greco è tutelato da due vincoli: uno disposto nel 1953 dal presidente Antonio Segni e uno del 2024, il decreto legislativo 219, che sancisce come l’immobile e gli arredi costituiscano un’unica entità. L'obiettivo della proprietà era quello di annullarli o allentare la rigidità di queste restrizioni, affinché il locale in via dei Condotti potesse essere affittato a grandi catene internazionali o boutique di moda, con una maggiore flessibilità d'azione sulla gestione degli spazi interni. A chiedere che ulteriori beni mobili all'interno della caffetteria, oltre a quelli già tutelati, venissero sottoposti a vincolo era stata proprio la vecchia amministrazione.
Le motivazioni della sentenza: "Il vincolo chiesto dai vecchi gestori resta valido"
Alla base del ricorso, la tesi dell'ente sanitario privato per la quale , "in assenza di un elenco di beni mobili vincolati… e, quindi, in mancanza di una precisa volontà dell'Amministrazione del tempo di sottoporli a vincolo, l'intero procedimento… si appalesi irrimediabilmente viziato". Un altro punto sollevato dal nosocomio è stato quello secondo cui non tutti gli arredi all'interno del bar avessero le caratteristiche necessarie per essere considerati di interesse particolarmente importante, segnalando che il provvedimento era stato emesso illegittimamente al solo scopo di evitare o rallentare la sentenza di sfratto emessa in sede civile.
Ma per il Tar è da ritenersi valida la richiesta dei vecchi gestori, fatta non per "estendere un precedente vincolo, ma per integrarlo, nel senso di individuare beni che non erano stati specificamente individuati nei precedenti dispositivi di tutela". L'assunto, poi, secondo cui "l'amministrazione avrebbe ricompreso nel vincolo ‘indistintamente' tutti i beni presenti nell'immobile è smentito dal fatto che l'impugnato provvedimento, al contrario, ha decretato l'interesse particolarmente importante dei beni mobili […] analiticamente indicati nell'elenco allegato e meglio descritti nella relazione storica anch'essa allegata".