Adinolfi al gip: “Volevo restituire i soldi giocando le finali mondiali di poker, ma mi avete arrestato”

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Mario Adinolfi (Lapresse)
Il Tribunale del Riesame ha respinto la revoca dei domiciliari anche perché Adinolfi avrebbe manifestato l’intenzione di continuare a giocare. Oggi è in carcere dopo la violazione del divieto di usare i social.

Restituire i soldi alle vittime della sua Scommessa Collettiva giocando alle finali mondiali di poker. Sarebbe stato questo il piano del giornalista e leader de Il Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, come dichiarato al giudice per le indagini preliminari dopo il suo arresto del 10 luglio con l'accusa di truffa aggravata e continuata. "Ma mi avete bloccato", ha aggiunto rispondendo alle domande del magistrato. Dichiarazioni che hanno contribuito a convincere il Tribunale del Riesame di Roma a respingere la richiesta di revoca degli arresti domiciliari presentata dai legali dell'ex parlamentare. Nelle motivazioni della sentenza emessa lo scorso 4 agosto, i giudici sottolineano che "il pericolo di recidiva è (…) attuale perché Adinolfi ha esplicitato l'intenzione di continuare a giocare, evidentemente sempre con denaro altrui, visto che si è dichiarato (…) indigente".

Truffa ed evasione fiscale le accuse contro Mario Adinolfi

La recidiva non riguarderebbe, quindi, solo il reato di truffa – di cui Adinolfi è accusato per aver portato via con l'inganno un totale di 4 milioni e 700mila euro – ma anche quello di evasione fiscale. L'ex parlamentare è accusato di non aver dichiarato circa 400mila euro e, come scritto nelle motivazioni e riportato dal Corriere della Sera, "ha mostrato un totale disinteresse rispetto agli obblighi fiscali (…) confidando nella possibilità di sottrarsi ad ogni forma di recupero in ragione dell'ostentata indigenza (…) in contrasto platealmente con i mirabolanti guadagni rivendicati per il passato, per sé e per i propri clienti".

Convinceva gli altri ad affidargli i loro risparmi vantandosi delle grandi vincite nel gioco d'azzardo e nelle scommesse, fatta di orologi, viaggi all'estero, quadri e barche, ma allo Stato dichiarava poco o nulla. Tutto il lusso sarebbe stato intestato ad altri, mentre a nome di Adinolfi ci sarebbero conti correnti all'estero su cui sono ancora in corso le indagini. I soldi della Scommessa Collettiva, sarebbero stati usati anche per restituire dei soldi alla madre e per l'affitto dell'appartamento dove l'ex parlamentare vive con la famiglia e dell'immobile in cui teneva la scuola di formazione politica del suo partito.

Il terzo motivo per cui il Riesame ha respinto la sua richiesta di revoca della misura cautelare è che Adinolfi avrebbe continuato a rivendicare la "correttezza della sua attività". Secondo i giudici, invece, il giornalista avrebbe dovuto fornire "una sia pur minima spiegazione delle clausole truffaldine contenute nel ‘regolamento' sottoposto ai clienti, aventi ad oggetto la garanzia del capitale grazie all'assunzione di ogni rischio da parte sua".

Adinolfi ora in carcere per aver usato i social

Come detto, il ricorso dei legali di Adinolfi contro i domiciliari è stata respinta e, anzi, oggi si trova nel carcere romano di Regina Coeli. Il provvedimento del gip è arrivato perché il leader de "Il Popolo della Famiglia" avrebbe violato il divieto di utilizzare i social. Nel corso degli arresti domiciliari ha pubblicato 49 articoli sul proprio blog e 13 post su Facebook. Adinolfi ha postato anche l'ordinanza di carcerazione. Un "bavaglio digitale", l'avevano definito i suoi legali che hanno annunciato che impugneranno il provvedimento. "Adinolfi non ha cercato di evadere né di alterare il braccialetto elettronico, quindi si tratta di violazione di una misura accessoria, e in questo caso il giudice deve valutare se c'è stato un rischio per le esigenze cautelari – ha spiegato il legale Pablo De Luca – Si è limitato a scrivere articoli su fatti di attualità che non avevano nulla a che fare con la sua vicenda processuale. Si tratta di un provvedimento abnorme, il giudice avrebbe potuto sequestrargli il cellulare".

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