Abbiamo fatto un colloquio in un bar di Roma: 54 ore a settimana per 1300 euro senza contratto

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"Qui paghiamo tutti", così ci ha accolto il gestore di un bar di Roma al colloquio di lavoro per un posto da banchista. Dopo alcune segnalazioni su stipendi ben al di sotto di quelli stabiliti dal livello minimo del contratto collettivo nazionale del settore, abbiamo partecipato alla selezione. L'offerta è di "massimo 1300 euro" per un totale, incluse le pause, di 54 ore di lavoro settimanali. Appena sopra i 6 euro all'ora da mettere nero su bianco con un contratto part-time fasullo.
Turni da 9 ore per 6 giorni a settimana
"Noi facciamo due turni: 6-15 e 15-24 per sei giorni a settimana, noi non chiudiamo mai". Il ritmo di lavoro varia in base all'afflusso di clienti, al movimento di giornata, e, in ogni caso, "il giorno di riposo non coinciderà mai con il sabato o la domenica. Solo se uno dovesse andare una necessità proprio impellente, magari, ma in linea generale teniamo a non dare riposo il fine settimana", aggiunge il gestore. La mansione è quella di servire al banco e, soprattutto, stare alla cassa.
Prima di parlare di cifre ci sono, però, altre cose da capire. "Finora ha avuto un contratto? Quanti anni ha? Giusto per capire se è possibile inserire agevolazioni": sgravi fiscali come il Bonus Giovani 2026, dedicato a chi assume under 35 senza un impiego regolare da almeno due anni. Poi ancora la domanda "Lei che aspettative economiche ha?", riproposta finché non si risponde con un numero. Limitarsi a "uno stipendio normale" o "uno stipendio dignitoso" non basta. A quel punto la risposta è quasi sempre questa, come documentato anche attraverso altre segnalazioni: "Non ci siamo, possiamo arrivare forse a un massimo di 1300 euro". Con qualcun altro si sono fermati a 1200, forse variabili in base al curriculum o forse hanno aumentato leggermente il budget dopo i primi colloqui.
Contratto part-time per 54 ore settimanali a 1300 euro al mese
Probabile che la reazione di tutti coloro che hanno fatto domanda prima di noi sia stata la stessa, perché il gestore ha subito tenuto a specificare: "Qui noi paghiamo tutti e oggi, purtroppo, tantissime persone che fanno lavorare poi non ti pagano. Abbiamo un ragazzo che è venuto qui dopo tre mesi che non prendeva un euro". Gli stipendi sono bassi, quindi, ma è perché sarebbero pagati con regolarità tanti dipendenti. "Abbiamo un controllo maniacale dei costi – aggiunge il gestore -. Dobbiamo pagare tutti tante persone, perché sotto c'è la pasticceria, il cuoco, l'aiuto, il lavapiatti, mentre sopra copriamo tre turni". Questa la giustificazione usata anche con altre persone che hanno partecipato al colloquio.
"Allora, per fare il contratto il titolare aspetta sempre 2 o 3 mesi, per capire la persona com'è – continua il gestore -. Per vedere se è affidabile, se viene a lavoro o meno. Se facciamo il contratto, quello non è affidabile diventa un problema, no? E poi dopo fa un contratto, presumo, part-time". Un normale part-time da 54 ore settimanali.
Cresce la precarietà nel settore
Il lavoro precario e con forme sempre meno inquadrate nella piena legalità contrattuale non è prerogativa esclusiva di questo bar. Gli ultimi dati dell'Inps, riferiti al 2024, ci dicono che anche nel Lazio il saldo occupazionale, cioè la differenza fra le assunzioni e le cessazioni di rapporti di lavoro, è positivo anche se la crescita del periodo post-Covid è rallentata. Di questi nuovi posti di lavoro, però, solo l’8 per cento, meno di uno su dieci, è costituito da contratti a tempo indeterminato. Una percentuale che scende di anno in anno mentre crescono le forme di lavoro precario come i rapporti di lavori brevissimi, anche di un solo giorno, che rappresentano il 35,2 per cento del totale regionale e il 44 per cento dei contratti firmati a Roma. Un dato che si manifesta soprattutto nel settore in cui l'occupazione cresce di più, quello del commercio, dei servizi alberghieri e della ristorazioni.