L’ipotesi di ridurre gli anni di liceo per gli studenti italiani da cinque a quattro sta prendendo sempre più piede negli ultimi mesi, tanto che dall’anno scolastico 2018/2019 questa rimodulazione verrà sperimentata in cento classi di altrettanti istituti del paese. Una ipotesi che potrebbe comportare l’ideazione di un nuovo percorso per le scuole secondarie, come propone la sottosegretaria all’Istruzione Angela D’Onghia, intervistata da Fanpage.it. Nello specifico, l’idea della D’Onghia è quella di pensare a un ciclo di sette anni (e non più di 8) suddiviso in maniera diversa. Dall’attuale 3 (delle medie) + 5 (delle superiori), si potrebbe passare a un 2 + 2 + 3. In modo che gli anni delle scuole medie passino da tre a due.

“La mia proposta non intende ridurre la durata delle scuole medie e basta, ma riformare il percorso con i docenti, ascoltandoli. Possiamo pensare a nuove forme didattiche. Il punto è compattare gli anni, ma non necessariamente quelli del liceo. Perché non proviamo a ragionare nell’ottica di una visione complessiva? Possiamo pensare a un modello 2 + 2 + 3, guardando ai contenuti della didattica. Il punto non è levare un anno, ma guardare tutto nell’insieme”, spiega la sottosegretaria a Fanpage. Obiettivo, secondo la D’Onghia, è quello di creare un “percorso consequenziale, unitario, per arrivare al lavoro e all’università con competenze e qualità”.

Scuole medie di due anni, la proposta della D'Onghia di rimodulare il ciclo di studi.

La proposta della senatrice e sottosegretaria all’Istruzione prende spunto dalla sperimentazione del liceo di quattro anni: “Bisogna fare un ragionamento nuovo, non dobbiamo essere troppo ancorati al vecchio e pensare che il nuovo faccia sempre male alla scuola. Qualunque cosa la si deve fare ascoltando la base, i docenti che sono gli attori principali. Dobbiamo capire come modulare questo ciclo di sette anni dopo le scuole elementari, pensando alla soluzione più giusta e più funzionale”. La D’Onghia ci tiene a sottolineare che quanto da lei proposto “non vuol dire che la scuola media non vada bene così come è oggi”.

Oggi i programmi scolastici prevedono, soprattutto in alcune materie, argomenti che vengono studiati alle medie e poi approfonditi alle superiori. “I percorsi – spiega la sottosegretaria – possono anche essere ripetuti come accade ora, ma magari solo su alcuni parti, selezionate e suddivise in maniera diversa”. Il punto cruciale è quello della didattica, su cui – secondo la D’Onghia – devono essere i docenti a lavorare e dare suggerimenti, coloro che definisce “l’esercito di eccellenza del nostro paese”.

La sperimentazione che presto riguarderà cento istituti superiori punta a “compattare” gli anni delle scuole secondarie: un meccanismo che potrebbe essere applicato “agli anni del liceo o a quelli delle medie, pensando anche all’ipotesi di rivedere tutto il percorso”, spiega ancora.

Scuole medie di due anni: d'accordo anche i dirigenti.

La D’Onghia afferma di aver parlato della sua proposta anche con alcuni dirigenti scolastici che l’hanno trovata interessante: “Secondo loro potrebbe essere un nuovo percorso eccellente, con il quale puntare a riguardare questo ciclo”. Per procedere in questa direzione, comunque, “i tempi non sono importanti”: “Non dobbiamo pensare ai tempi ma alla qualità”, afferma la sottosegretaria. “Viviamo in un mondo in costante cambiamento, la scuola deve essere capace di formare i giovani per il domani e cambiare in tempi brevi”.

La proposta della sottosegretaria: alzare gli stipendi dei docenti.

Per applicare questa rimodulazione è necessario avere una “classe docente preparata”. E qui, continua Angela D’Onghia, “dobbiamo parlare della nota dolente che sono gli stipendi che vanno assolutamente rivalutati. Per avere la qualità che vogliamo, le persone devono voler fare questo lavoro, perché essere docenti è il lavoro più bello del mondo ma chi lo fa deve esserne orgoglioso”. Una proposta che va portata avanti e attuata ma che difficilmente avrà riscontro in tempi brevi. Entro la fine della legislatura? “Non si deve parlare di scuola in termini di legislatura – risponde la sottosegretaria – è un tema che deve prescindere dalle elezioni e dalle legislature. Pensare al futuro è più importante, deve essere un fenomeno governato ma distante dai governi. Va affrontato da tutti. La cosa più importante è parlarne, non quando ma come”.