Il governatore del Veneto Luca Zaia annuncia a Fanpage.it che entro questa settimana la sua Regione chiuderà le vaccinazioni per gli ultraottentenni: "Il mio obiettivo è vaccinare tutti gli over 60 prima dell’estate. Se ci danno i vaccini è un obiettivo raggiungibile anche entro maggio. Una volta messa in sicurezza questa fascia a rischio, se dovesse arrivare dall’estero un turista vaccinato per me non sarebbe un problema farlo entrare". Il presidente leghista appoggia il piano vaccinale del governo, ed è a favore della vaccinazione per fascia d'età.

De Luca ha rinnovato la volontà di vaccinare le categorie economiche, con AstraZeneca, parallelamente alle vaccinazioni per fascia d’età. Lei che ne pensa?

In Veneto AstraZeneca sotto i 60 anni non lo facciamo a nessuno. Poi vorrei annunciare che in settimana chiudiamo le vaccinazioni degli ultraottanetenni, siamo all’85%, e abbiamo quasi concluso anche il ciclo per il 50% degli ultrasettantenni. Io condivido la strategia del piano nazionale, che io avrei applicato da subito: vaccinare per fascia d’età partendo dai più anziani e poi proseguendo a scendere. Vorrei ricordare che le persone a rischio sono gli over 65 maschi, le donne over 75. Quindi quando avremo messo in sicurezza gli ultrasessantenni avremo messo in sicurezza la comunità e l’economia.

Fontana ha promesso di proseguire con le vaccinazioni degli insegnanti che avevano già prenotato, il Lazio vuole utilizzare il vaccino Johnson & Johnson per immunizzare le carceri. È giusto andare in ordine sparso?

È la stessa norma che prevede che vengano immunizzati prima gli over 80, poi gli over 70 per poi proseguire in ordine decrescente; in parallelo si fanno le vaccinazioni per le categorie essenziali. Noi strategicamente vogliamo chiudere prima le fasce d’età più a rischio.

Negli ultimi giorni lei ha ripetuto che il problema è la carenza di dosi di vaccini. Per superare questo ostacolo Draghi dovrebbe sondare il mercato parallelo?

Chiariti gli aspetti etici, sui quali non si discute, perché i vaccini devono essere accessibili a tutti, è innegabile che ci sia anche un mercato dei vaccini, ormai lo abbiamo capito. E abbiamo capito che non tutte le comunità hanno problemi con l’approvvigionamento. La Gran Bretagna è arrivata a 40 milioni di dosi di vaccini anti-Covid somministrate, lo Stato di Israele ha vaccinato tutti i suoi cittadini. Biden, appena eletto, ha annunciato 100 milioni di vaccini in 100 giorni. Draghi ha assolutamente il sostegno della mia Regione su questa partita, ma il contratto europeo ci vincola troppo e ci dà poco. Siamo tra i Paesi più industrializzati al mondo, abbiamo bisogno di questi farmaci come il pane. Draghi deve andare a vedere cosa offrono questi intermediari, per capire da dove vengono questi vaccini, se esistono. La macchina delle offerte non si è certamente fermata. A meno che, a sorpresa, non ci siano delle gentili concessioni in via ufficiale. Ma non vorrei scoprire tra qualche anno che altre comunità sono riuscite a recuperare i vaccini, mentre noi siamo rimasti fermi e non ce ne siamo preoccupati.

Alcune Regioni hanno segnalato un accumulo di dosi di AstraZeneca. Anche in Veneto avete registrato un calo di prenotazioni per questo siero?

Abbiamo avuto qualche abbandono, ma noi non abbiamo avuto reazione avverse. A oggi ne abbiamo somministrato 324mila e 831mila Pfizer. In totale abbiamo raggiunto oltre un milione di inoculazioni fatte. Abbiamo messo in piedi una macchina che è una Ferrari nelle somministrazioni, siamo la Regione che vaccina di più in Italia. Abbiamo un potenziale, con la macchina al minimo, di 35mila vaccinazioni al giorno. A regime possiamo arrivare anche a 80-100mila al giorno. Il problema è che la fornitura attuale è di 150mila dosi a settimana, che noi esauriamo in pochi giorni.

Anche con l’arrivo di Johnson & Johnson, vista la penuria di vaccini, non si riusciranno a raggiungere entro aprile le 500mila vaccinazioni al giorno. Ma il governo ha dichiarato che le riaperture saranno possibili solo con un’accelerazione nelle somministrazioni. Quando riapriranno le attività dunque? Il Veneto è già pronto a ripartire?

Nella nostra Regione c’è ancora una pressione sul sistema sanitario, ma è sotto controllo. Abbiamo oggi i numeri che avevamo a marzo, ovviamente con una sanità radicalmente cambiata: abbiamo raddoppiato le terapie intensive e stiamo spingendo su protocolli di cura nuovi. Basti pensare che il Veneto è la Regione d’Italia che usa più anticorpi monoclonali a settimana. Ma se aspettiamo che il virus scompaia ho impressione che passeranno anni prima di riaprire, perché pian piano diventerà endemico. Dobbiamo prendere atto che la fase della convivenza con il virus ormai è realtà, non prescindendo ovviamente dai pareri scientifici e dalla situazione sanitaria. Ma la convivenza passa dal rispetto delle regole. Dobbiamo far capire ai cittadini che distanziamento, mascherine, e igiene delle mani valgono un lockdown.

Ci sarà quindi una riapertura entro aprile o dobbiamo proiettarci ormai a maggio?

Questo non lo so, le Regioni in settimana stanno chiudendo le linee guida. Poi sarà il governo a definire una data. Io penso che il giro di boa, nella peggiore delle ipotesi, sarà a fine aprile. Si sta replicando la situazione della scorsa primavera: l’anno scorso si è sbloccato tutto i primi di maggio.

Come è andata la sperimentazione delle vaccinazioni per anno di nascita, iniziativa lanciata dalla Regione Veneto?

Io faccio da mesi una riunione mattutina con i miei direttori della sanità, e dico sempre che va bene il mondo digitale, ma se devi accendere il fuoco devi saper usare anche la pietra focaia. Per questo ho messo in piedi questo sistema, che è semplicissimo: noi sappiamo quanti sono i cittadini per ogni anno di nascita, divisi per Ulss, e sappiamo quanti sono i cittadini anziani divisi per mese. Semplicemente abbiamo organizzato gli appuntamenti in qualsiasi centro vaccinale veneto, annunciandoli nella mia conferenza stampa quotidiana con l’aiuto dei media, scaglionando per esempio i nati nel 1936 in base al mese di nascita: alle 8 del mattino i nati a gennaio, alle 9 del mattino i nati a febbraio e così via. La sperimentazione è partita a Treviso, ed è andata benissimo. Vaccinavamo anche gli accompagnatori se erano over 65. Nel sistema di prenotazione che abbiamo messo in piedi basta inserire soltanto il codice fiscale, non serve nemmeno inserire il proprio nome e cognome. Si prenota, se c’è posto, in 33 secondi.

Lei si è detto contrario all’idea delle isole Covid free, perché rischierebbero di privilegiare alcune località turistiche a scapito di altre. I sindaci delle isole minori hanno però sottolineato che per loro è una questione di sicurezza sanitaria, perché nei loro centri non c’è la sanità specialistica e per le urgenze c’è l’elisoccorso.

L’unica isola Covid free che vedo in Veneto si chiama Veneto, ribadisco. Ma il tema della sicurezza sanitaria lo capisco e lo rispetto, ci mancherebbe. Sono stato in contatto durante tutta la prima fase dell’emergenza con abitanti di Pantelleria. Quindi capisco l’istanza dei sindaci delle isole minori. Ma vorrei ricordare che il progetto delle isole Covid free nasce come progetto di natura commerciale, per seguire il modello della Grecia. Così sarebbe una guerra tra poveri. Ma se vuoi fare l’isola Covid free a casa tua la fai con i tuoi vaccini, non si può pensare di modificare per questo il piano nazionale. Io condivido la strategia del governo, che vuole vaccinare per classi d’età, vorrei capire come si fa a derogare a questa indicazione e vaccinare i ragazzi di 18 anni che vivono sulle isole.

Qual è il vostro piano per l’estate? State pensando di far entrare i turisti vaccinati?

Il mio obiettivo intanto è vaccinare tutti gli over 60 prima dell’estate. Se ci danno i vaccini è un obiettivo raggiungibile anche entro maggio. Una volta messa in sicurezza questa fascia a rischio, se dovesse arrivare dall’estero un turista vaccinato per me non sarebbe un problema farlo entrare, non so se Roma ce lo permetterà. Il turismo ha bisogno però di un minimo di semplificazione. Noi abbiamo perso quest’anno il 54,4% delle presenze turistiche per via del Covid. Prima della pandemia noi avevamo 71 milioni di presenze, di cui il 68% sono stranieri. Siamo la prima Regione d’Italia per turismo, con 18 miliardi di fatturato. Ma i nostri ospiti stranieri hanno ricominciato a prenotare, in vista dell’estate.