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24 Novembre 2017
10:21

Violenza sulle donne e quelle leggi che non funzionano e non proteggono le vittime

Noemi, Ester e Marianna, tre donne uccise da stalker ed ex fidanzati e lasciate al loro destino. Nonostante le denunce presentate in Procura, nessuno è intervenuto. Nella giornata dedicata al contrastro della violenza di genere, si può e si deve parlare delle problematiche e delle storture legislative e giudiziare che spesso costringono le donne a subire abusi e a rischiare la propria vita.
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Marianna Manduca aveva denunciato ben dodici volte l'ex marito Saverio Nolfo alla procura di Caltagirone, prima di essere uccisa nel 2007. Ester Pasqualoni è stata ammazzata davanti all'ospedale in cui lavorava dal suo staker, il sessantanovenne Enrico Di Luca, anch'egli denunciato per ben due volte dalla sua vittima nel corso degli anni. La mamma di Noemi Durini, la diciassettenne uccisa a sassate dal fidanzato lo scorso settembre, aveva denunciato per violenza privata il ragazzo, ma nessuna misura preventiva era stata dalla procura competente, che aveva proceduto solamente ad aprire un fascicolo e in parallelo un procedimento civile per indagare il contesto familiare in cui il 17enne viveva.

Tre storie, finite in tragedia, che descrivono molto bene quanto sia difficile per una donna difendersi da abusi, molestie, violenze e stalking. Tre storie, finite in tragedia, che descrivono molto bene perché ancora oggi, nel 2017, le donne hanno paura a denunciare e perché hanno poca fiducia nella giustizia. Queste tre donne avrebbero potuto salvarsi? Difficile scrivere un finale differente, ora che sono morte. Di sicuro, però, l'elemento che accomuna le loro storie è uno solo: non sono state ascoltate. Avevano provato a difendersi, ma evidentemente le loro denunce erano state sottovalutate da chi di dovere.

Nonostante nel corso degli anni si siano emanate leggi a difesa della donna e si sia iniziato sempre più a parlare di violenza contro le donne, esiste ancora uno scoglio che appare insormontabile: ancor prima di trovare il coraggio di difendersi denunciando i propri aguzzini, la difficoltà che molte donne incontrano è quella di riuscire farsi credere e di far capire a chi raccoglie la denuncia o dovrebbe dar seguito al procedimento che no, quello schiaffo volato durante una lite non è una quisquiglia, ma è un campanello d'allarme da non sottovalutare.

A ridosso dell'omicidio di Ester Pasqualoni, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, definì la vicenda "una sconfitta", ma dichiarò anche che "purtroppo questi comportamenti hanno una gamma di modalità che può portare anche a situazioni tragiche, ma non è che possiamo incarcerare tutti gli stalker". Insomma, come ammesso dallo stesso capo della Polizia, è molto difficile prevenire questi comportamenti, o meglio non esistono al momento strumenti adatti a contrastare in maniera efficace questi comportamenti di violenza contro le donne.

In Parlamento è stata istituita una commissione bicamerale d'inchiesta sul fenomeno del femminicisio. Secondo i commissari, sebbene negli ultimi 6 anni sia calato il numero degli omicidi volontari in generale, quello degli omicidi con vittime di sesso femminile è invece rimasto stabile. "Gli autori delle violenze più gravi sono prevalentemente i partner attuali o gli ex partner. Due milioni e 800mila donne sono state vittime delle loro violenze. Nei primi mesi del 2017 si sono invece registrati, in media, oltre 400 interventi della Polizia e Carabinieri a seguito di segnalazione di episodi di violenza domestica. Su 3.607 casi segnalati, in ben 3.061 gli aggressori erano di sesso maschile (quasi l’85% ndr), con un’età media di 42 anni; per converso le vittime erano di sesso femminile in 2.944 occasioni (l’81% ndr) ed avevano un’età media di 41 anni. In 1.228 occasioni (pari al 34% dei casi) gli aggressori erano di nazionalità straniera. In 2.872 casi (pari a quasi l’80%) il luogo dell’evento era costituito dall’abitazione", scrive la Commissione.

Insomma, nonostante gli strumenti legislativi esistenti, il fenomeno non accenna ad arrestarsi e le proporzioni assunte sono assolutamente preoccupanti. Sarebbe necessaria una battaglia culturale per contrastare alla radice quella mentalità che fa credere a molti uomini di essere i padroni assoluti delle proprie compagne, mogli e fidanzate, ma il problema di ogni battaglia culturale è sempre il medesimo: per sradicare una mentalità persistente ci vogliono anni e per far capire a chi di dovere che quello schiaffo dato alla compagna potrebbe non essere affatto un episodio isolato ma la punta dell'iceberg, ci vogliono altrettanti anni. E intanto che il tempo passa, come si salvano le vite delle donne vittime di violenze di genere?

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Milanese, classe 1987, da sempre appassionata di politica. Il mio morboso interesse per la materia affonda le sue radici nel lontano 1993, in piena Tangentopoli, grazie a (o per colpa di) mio padre, che al posto di farmi vedere i cartoni animati, mi iniziò al magico mondo delle meraviglie costringendomi a seguire estenuanti maratone politiche. Dopo un'adolescenza turbolenta da pasionaria di sinistra, a 19 anni circa ho cominciato a mettere in discussione le mie idee e con il tempo sono diventata una liberale, liberista e libertaria convinta.
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