“Vietare gli affitti brevi non risolve il caro casa”: protesta dei proprietari contro il nuovo regolamento UE

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A cura di Luca Pons
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La Commissione europea ha proposto un regolamento che chiarirebbe le basi legali per varare misure contro gli affitti brevi, che contribuiscono al rincaro delle abitazioni in molte città dell’Ue. Fanpage.it ha intervistato Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, associazione dei proprietari di casa, che si oppone alla misura.
Intervista a Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia

Dopo anni di discussione, la Commissione europea il 9 settembre ha presentato la bozza di un nuovo regolamento chiamato Affordable Housing Act, che riguarda le norme per limitare gli affitti brevi (quelli gestiti, ad esempio, tramite piattaforme come AirBnb o Booking) con l'obiettivo di contrastare il rincaro delle abitazioni. Il regolamento in sé non introduce delle misure contro gli affitti brevi, ma chiarisce quali requisiti devono rispettare i singoli Stati – o le amministrazioni locali – per limitarli o vietarli in qualche modo. La norma però ha incontrato le dure critiche dei proprietari.

Fanpage.it ha intervistato Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia (Confederazione italiana proprietà edilizia), la principale associazione che tutela gli interessi dei proprietari di casa in Italia.

Presidente, avete chiarito di essere contrari al nuovo regolamento che riguarda gli affitti brevi. Perché?

La nostra è una posizione di forte critica in linea di principio. Contestiamo l'ingresso della Commissione stessa su questi temi – perché le politiche abitative non sono tradizionalmente di sua competenza – e in più contestiamo i contenuti.

Per quanto riguarda i contenuti, quale pensate sia il problema? Nel regolamento non sono previsti interventi restrittivi, né obblighi immediati per i proprietari di case che le mettono in affitto. Su questo, la Commissione lascia a ciascun Paese le proprie valutazioni. 

È vero, ma è anche vero che questa proposta di regolamento pretende di autorizzare delle non meglio precisate "autorità competenti" – qualcuno dà per scontato che siano i Comuni in Italia, ma credo che non sia così scontato – a fare tre cose. Le elenca l'articolo 5: limitare il diritto di utilizzare i propri immobili per le locazioni di breve periodo; limitare il diritto di compravendere un immobile che non sia destinato ad abitazione principale; e limitare anche "l'uso" dell'immobile stesso.

Nella conferenza stampa della Commissione europea, su questo punto è stata data una certa interpretazione: il commissario Jørgensen, credo riferendosi al proprio Paese, ha detto che ci sono Stati che di fatto impediscono di tenere vuoti gli immobili; e ha aggiunto che questo provvedimento darebbe copertura per interventi di questo tipo. L'intenzione, quindi, appare chiara.

Dalla parte opposta alla vostra c'è chi critica il regolamento per le ragioni opposte, cioè perché sarebbe troppo morbido: non farebbe altro che mettere dei paletti da rispettare per i Paesi o le amministrazioni locali che vogliono limitare gli affitti brevi, ma senza spingere abbastanza in questa direzione. La Sinistra al Parlamento europeo ha detto che si fissano criteri "troppo numerosi e in molti casi impraticabili". Cosa ne pensa?

Credo che alcune critiche siano dettate dal fatto che ci sono forze di estrema sinistra che arrivano anche a ipotizzare la requisizione degli immobili, se non vengono utilizzati nel modo che loro ritengono giusto. Anche in Italia: ci sono città italiane, penso a Torino e Firenze, in cui Alleanza Verdi-Sinistra è andata vicina a proporre misure di questo tipo.

C'è chi pensa che si debbano indirizzare gli utilizzi delle case come ritiene la politica. Noi abbiamo la posizione opposta: anche qualora si ritenga che ci sia uno squilibrio in qualche città, o in qualche area di una città, il modo per riequilibrare (ammesso che ci sia un equilibrio da ripristinare) non sono i vincoli, i divieti e le limitazioni, ma gli incentivi e le garanzie.

A proposito di squilibri, il regolamento dice anche come stabilire se una zona è ad alto "stress abitativo", e quindi se in quella zona è permesso approvare eventuali misure contro gli affitti brevi. Il prezzo mediano di una casa in quella città (o quel quartiere) deve essere almeno otto volte più alto del reddito mediano, in un anno, dei suoi abitanti. Pensate che non sia un criterio valido?

La nostra al momento è una valutazione in linea di principio, entreremo nei dettagli tecnici quando la riforma arriverà ai passaggi successivi. Se devo dire qualcosa su questo sistema, personalmente lo trovo un po' fuori dal tempo. Mi ha ricordato l'equo canone di cinquant'anni fa in Italia, quando si pretendeva di stabilire con criteri arzigogolati quale fosse il canone da applicare a una casa. L'unico risultato fu che iniziarono gli affitti in nero, iniziarono a sparire immobili dati in affitto, la gente cercò in tutti i modi di aggirare questi sistemi.

Al di là della distinzione tra zone e dei criteri di merito, riteniamo che si debba andare nella direzione degli incentivi e delle garanzie per i proprietari.

Un'ultima domanda di ‘principio'. La Commissione parla del caro casa come di un problema sociale, ma anche economico: se lavoratori e studenti non possono permettersi di vivere nelle grandi città, ne risente tutto il sistema. È d'accordo con questa impostazione? Il rincaro delle abitazioni è effettivamente un problema? 

Noi non neghiamo che ci siano problemi di accesso all'abitazione in alcune aree. Però pensiamo che, per attenuare i problemi e migliorare la situazione – tenendo a mente che nessuno ha la bacchetta magica – si debba agire in diverse direzioni. Peraltro, anche i documenti della Commissione europea ammettono che il problema abitativo non nasce dagli affitti brevi.

Quali potrebbero essere gli interventi più efficaci, per lei?

Innanzitutto in Italia va garantito un sistema di edilizia economica e popolare adeguato. La prima cosa da fare, prima ancora di costruire nuove case popolari, è far funzionare quelle che ci sono. Per fortuna questo governo l'ha inserito nel Piano casa, speriamo si faccia veramente. Ce ne sono almeno 50-60mila non utilizzate perché bisognose di ristrutturazione. Quindi, il minimo è recuperare quelle. Poi se ne servono altre bisogna farne (soprattutto attraverso il recupero dell'esistente, invece di sprecare nuovo territorio).

Per le fasce sociali intermedie si possono poi dare risposte attraverso sistemi pubblico-privati e il recupero di immobili esistenti. Nel Piano casa ci sono delle iniziative, anche se imperfette. E poi bisogna poi sfruttare una potenzialità che abbiamo in Italia.

Ovvero?

A differenza della Germania, con cui si fa spesso il paragone, abbiamo molti piccoli proprietari. Quindi l'affitto è in mano quasi esclusivamente a famiglie, mentre in Germania, per esempio, è in mano a grandi società. Qui, possono funzionare delle misure come una forte detassazione dell'affitto di lunga durata (magari concentrandola su quello a canone concordato). Allo stesso tempo bisogna dare fiducia ai proprietari attraverso un miglioramento della normativa sugli sfratti.

Quello degli sfratti è un tema delicato, anche sul piano politico: quando li si rende più semplici, non si rischia di mettere a rischio le famiglie in condizioni più fragili?

L'obiettivo non è cacciare qualcuno, ma l'opposto: spingere a dare più case in affitto, quindi potenzialmente dare possibilità a più inquilini. Ad esempio, fare sì che i proprietari non pretendano più mille garanzie. Quando si richiedono garanzie da padre, madre, banca, fideiussioni e così via, molti non riescono a prendere casa.

Mettendo in atto questa e le altre misure che ho citato, si può allargare il mercato dell'affitto. Così ci sono più case disponibili e si abbassano anche i canoni. Nessuna misura è miracolosa, ma insieme possono aiutare a dare risposta a delle esigenze che ci sono.

Un ultimo punto da non sottovalutare è quello delle infrastrutture e dei trasporti. Non voglio fare la solita polemica sugli studenti che vogliono abitare nel centro di Bologna o di Milano, ma migliorando i trasporti si consente di utilizzare i dintorni delle nostre città in maniera più razionale. Non costringere le persone a farsi due ore di spostamento su un carro bestiame, quando possono farlo in una bella metropolitana e leggersi un libro.

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