“L’11 settembre ero in una delle Torri Gemelle: ho visto le persone cadere, non dimentico il rumore dei corpi”
"Le immagini che mi vengono in mente di quel giorno sono tante, quella di un cielo di un blu limpidissimo e della mia maglietta rossa che poi è diventata bianca, delle persone disperate ricoperte di polvere perché mentre le Torri crollavano ci siamo ridotti così".
Martina Gasperotti, igienista dentale di Reggio Emilia, inizia così a ricordare l'11 settembre 2001, quando un gruppo di terroristi legato ad al-Qaeda dirottò quattro aerei civili per lanciarli contro obiettivi simbolo degli Stati Uniti. Due furono fatti schiantare contro le torri Nord e Sud del World Trade Center, nel quartiere Lower Manhattan di New York.
Gasperotti, all'epoca 28enne, si trovava all'interno della Torre Nord quando ci fu l'impatto del primo aereo. E, suo malgrado, è diventata testimone di uno degli eventi più traumatici della storia dell'Occidente. Delle quasi 3mila vittime degli attentati, oltre 400 erano di origini italiane, morti sul lavoro e tanti intervenuti per salvare e aiutare i superstiti.
"Ero a New York per frequentare un corso, volevo imparare bene l'inglese. Mi ero iscritta a un'università, la Pace University, che si trova vicino alle Torri Gemelle. Ero in anticipo sull'inizio dell'orario delle lezioni, sapevo dell'esistenza di questo ristorante panoramico ed ero andata lì per dare un'occhiata", racconta ancora Gasperotti.
"Ero dentro a una delle Torri, quindi quello che è successo all'esterno l'ho visto solo nelle immagini, ho scoperto dopo che si trattava di un attacco. Quello che ho sentito è stato come un terremoto, tremava tutto, in un primo momento però non mi sono resa conto. Ho visto e capito pochi minuti dopo", aggiunge.
Gasperotti non era mai stata prima a New York, "per me era tutto nuovo, tutto diverso, i rumori, gli odori. Anche per questo non mi sono minimamente allarmata all'inizio, ho visto le persone correre, ma mai potevo pensare a una cosa del genere".
"Io sono uscita con calma, senza prendere l'ascensore, e questo è stato veramente un bene. Poi ho guardato in alto, perché tutti guardavano verso l'alto, ma non mi sono resa conto di ciò che era già successo, il primo aereo era già arrivato. Poi ho visto le persone cadere, il rumore che facevano è una cosa che non si dimentica".
Quando le chiediamo come ha fatto a superare un momento come questo, Gasperotti risponde: "Per anni mi sono sentita molto persa perché il ricordo ti tiene lì, c'è il desiderio di non dimenticare. È una cosa che ti fa vivere sempre in quel momento, non so se riesco a spiegarmi. Poi però il tempo, come in tutte le cose, mi ha aiutata tantissimo".
"La mia professione, che amo molto, la persone della mia vita, mi hanno fatto andare avanti. Tutto questo mi ha dato la spinta per lasciarmi questa cosa alle spalle", prosegue.
Gasperotti ci racconta ancora di essere tornata a New York per la commemorazione del primo anno e poi per il decennale, ma non sa se ci tornerebbe ancora, "al momento non è nei miei programmi".
Chiudiamo la nostra telefonata con una domanda: ‘Lei si sente una sopravvissuta?‘. "Non mi sento tanto una sopravvissuta, quanto una persona fortunata. Secondo me, sopravvive chi con la sua forza si tira fuori da una situazione complicata, io mi sono salvata per pura fortuna".
