Via libera all’euro digitale, Tridico (M5s): “Dal 2029 potremo usarlo per pagare online e in negozio”

Il blocco politico sulla riforma dell'euro digitale andava avanti da anni, al Parlamento europeo. Questa settimana, però, l'impasse si è risolta. La commissione Economia del Parlamento ha approvato il testo, e ora manca solo la votazione dell'assemblea plenaria per passare alla fase successiva. Fanpage.it ha chiesto a Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 stelle e relatore del provvedimento, quali sono i prossimi passaggi. L'ex presidente dell'Inps ha anche risposto ad alcune delle critiche più comuni che sono state mosse alla riforma, spiegando quali vantaggi porterà.
Quali sono le prossime tappe per l'euro digitale?
Ci sarà una votazione a Strasburgo, durante la plenaria in programma tra il 6 e il 9 luglio. Sarà il voto definitivo del Parlamento europeo, che ormai è poco più di una formalità, perché la commissione Economia si è espressa a grandissima maggioranza a favore. A quel punto partirà il trilogo con il Consiglio europeo e la Commissione europea.
Il trilogo dovrebbe concludersi in autunno: così avremo il regolamento definitivo. La questione passerà alla Banca centrale europea, che avvierà un progetto pilota nel 2027. A conclusione del progetto pilota, l'euro digitale arriverà nelle nostre tasche, realisticamente, dal 1° gennaio del 2029. Lo si potrà usare per pagamenti digitali e anche in esercizi commerciali, con una propria carta o con applicazioni.
Ci sono ancora ostacoli politici che possono rallentare queste tempistiche?
Non ne vedo. Sia la Commissione europea, sia il Consiglio europeo, si erano già espressi favorevolmente. L'ostacolo principale era rappresentato dal Parlamento, dove c'era una situazione di stallo che andava avanti da anni.
Lei è stato al centro di questo stallo, in quanto unico relatore italiano del provvedimento. Ci sono stati momenti in cui sembrava che la riforma dovesse naufragare?
È stato un percorso complicato, in cui abbiamo visto l'opposizione più moderata del centrodestra e quella più radicale della destra. Il 10 febbraio ho presentato due risoluzioni per chiedere in seduta plenaria se i parlamentari fossero d'accordo con questo progetto. E lì c'è stata per la prima volta un grande sostegno all'euro digitale. La commissione parlamentare non ha più potuto ignorarlo, e ha iniziato a lavorare attivamente sul tema. Il 23 giugno, l'approvazione è arrivata con una maggioranza molto ampia.
Che tipo di opposizione c'è stata?
Il Partito popolare europeo (PPE, di cui fa parte anche Forza Italia, ndr) non vedeva di buon occhio questo progetto per via del fatto che fosse pubblico, gestito dalla Banca centrale europea. Aspettavano che arrivasse un provider privato europeo a gestirlo, come Visa o Mastercard negli Stati Uniti.
Ma sappiamo che non è possibile: in Europa non ci sono banche grandi quanto quelle americane che possano supportare un'infrastruttura unica da Stoccolma a Palermo.
Un'opposizione ancora più miope è arrivata dalla destra euroscettica: ‘non vogliamo l'euro, figurarsi l'euro digitale'. Io ricordo che qualche mese fa alcuni giudici della Corte penale internazionale erano stati sottoposti a sanzione da parte degli americani per motivi prevalentemente politici; lo stesso era successo alla nostra cittadina italiana incensurata, Francesca Albanese, perché aveva idee diverse rispetto al genocidio in Palestina. Queste persone sono state tagliate fuori dai circuiti di pagamento Visa e Mastercard. Non avere un proprio circuito significa perdere sovranità tecnologica e monetaria.
Senza contare che ci sono vantaggi enormi per gli esercenti, com commissioni a zero oppure molto più basse di quelle attuali. E per i cittadini, che possono sfruttare il proprio ‘conto corrente' di euro digitale, un portafogli offerto dalla Banca centrale europea, e pagare anche con una propria carta senza commissioni nascoste.
Ha parlato di conto corrente: è stato necessario fare dei compromessi per accontentare le banche, che lamentavano la concorrenza dell'euro digitale?
Sì, ci sono dei compromessi nel regolamento che sono serviti per convincere la maggioranza. Ad esempio, c'è un limite all'importo di euro digitali che si potranno detenere in giacenza nel proprio portafogli: dovrebbe essere di 3mila euro. Questa è la cifra indicata finora dalla Banca centrale europea, che più avanti stilerà un apposito rapporto tecnico.
C'è chi teme (ed è una critica arrivata anche dalle destre) che l'euro digitale sostituirà il contante, rendendo la vita più complicata per anziani o persone meno informate. È così?
L'euro digitale non sostituisce affatto il contante, anzi, lo rafforza. Sostituisce semmai, o meglio si mette in concorrenza, con altri tipi di pagamenti digitali.
Oggi sono Visa e Mastercard che stanno sostituendo il contante. Nel 2025, il 51% delle transazioni in Europa è stato elettronico. Questo significa che i dati, e soprattutto i soldi delle commissioni, finiscono oltreoceano perché la maggior parte dei cittadini europei preferisce pagare digitalmente, e le infrastrutture che oggi offrono la possibilità di farlo non sono europee.
Un'altra obiezione che arriva dai critici dell'euro digitale – anche qui, specialmente a destra – è che permetterà di tracciare tutti i pagamenti e ‘sorvegliare' i cittadini. È un rischio?
Innanzitutto, io mi sento molto più sicuro quando a gestire dati sensibili è un'istituzione pubblica piuttosto che un'istituzione privata. Oggi avremmo lo stesso presunto problema – monitoraggio e tracciamento – con i pagamenti Visa e Mastercard. Effettuiamo molti pagamenti anche con Google Wallet o Apple Pay, su cui non abbiamo una nostra sovranità né un controllo diretto. Anzi, i nostri dati portano profitti a questi soggetti.
Io da presidente dell'Inps ero, come tutti i vertici delle istituzioni pubbliche, assolutamente rispettoso del Gdpr, il regolamento europeo sulla privacy, che è uno dei più avanzati al mondo. Qui stiamo parlando della Banca centrale europea, quindi una istituzione pubblica che è assolutamente tenuta a rispettarlo. Mi chiedo se le istituzioni private offrano le stesse garanzie.