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Vannacci non ha deciso se entrerà in politica, intanto nasce un movimento ispirato alle sue idee

È nato un movimento ispirato alle idee del generale Vannacci, che prende il nome dal suo libro “Il mondo al contrario”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Su un suo eventuale ingresso in politica il generale Vannacci, autore del libro "Il mondo al contrario" al centro delle polemiche da giorni, non ha ancora deciso. "Non mi faccio spingere da nessuno, se deciderò diversamente sarò il primo a dirlo", ha detto in un'intervista al Messaggero, rispondendo a una domanda sui suoi progetti, dopo i "corteggiamenti" ricevuti da destra e centrodestra. "Sento da giorni illazioni su una mia discesa in campo politico – ha detto -. Ma io sono un soldato e resto tale".

Intanto è nato a Lamezia Terme un movimento che ha preso lo stesso nome del libro in cui il generale ha esposto le sue tesi omofobe e razziste: il generale è intervenuto con una telefonata all'iniziativa organizzata nella città calabrese sul tema ‘Una Sovrana Patria del Mediterraneo' organizzata da Cantiere Laboratorio-Gioventù Controcorrente in cui è stata appunto annunciata la nascita del movimento "Il mondo al contrario". "Porgo un saluto a questo incontro che si occupa del tema della libertà di pensiero. Un tema di grande attualità. Sarei lieto di venire a Lamezia per presentare il libro da voi", ha detto il generale in collegamento.

All'appuntamento c'era il tenente colonnello dell’Esercito in pensione Fabio Filomeni, che in passato ha collaborato con il militare, che ha spiegato le ragioni alla base della creazione del movimento, nato per contrastare "la dittatura ideologica del pensiero dominante".

"Si propone – ha dichiarato Filomeni – di aggregare tutti coloro che vogliono difendere la libertà di pensiero. Un Movimento culturale e non politico. Vannacci non fa parte dell’iniziativa. Non c’entra nulla con questa iniziativa fatta da appartenenti quasi tutti civili e non sovversivi come è stato detto".

Filomeni ha preso le difese di Vannacci, in particolare in merito alla questione dell'uranio impoverito: "Con il generale Vannacci siamo legati a doppio filo – ha detto – per le tante missioni in varie parti dell’Africa dove abbiamo operato fianco a fianco. Mi occupavo della sicurezza nei luoghi di lavoro e Vannacci veniva investito dallo status di ‘datore di lavoro’ ruolo su cui ricadevano le responsabilità. Sapeva che in Iraq vi era l’impiego dell’uranio impoverito. Del caso si sono occupate quattro commissioni parlamentari per le morti dei nostri militari. L’ultima delle quali mise in difficoltà i vertici delle forze armate. Vannacci non poteva omettere l’esplosione da 300 fino a mille tonnellate di uranio impoverito. Mancava la tutela e Vannacci lo ha messo nero su bianco, ha ritenuto di dover fare un esposto alla procura per vedere se c’erano elementi di natura penale. Per risposta è stato mandando all’Istituto geografico militare per lui mi sembra non sia un impiego adatto. Abbiamo avuto morti e 7mila ammalati di leucemia".

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