Vaccari (Pd): “I numeri del gioco d’azzardo esplodono, ma il Governo non fa nulla per ridurre i danni”

Il deputato del Pd Stefano Vaccari ha pubblicato il libro "Non è un Gioco è Azzardo", curato da Marco Ciarafoni, che raccoglie anni di lavoro contro le ludopatie, prima come amministratore locale e poi in parlamento. Il libro raccoglie anche i contributi di attori e realtà che hanno condiviso l'impegno di Vaccari sul tema, dalla campagna "Mettiamoci in Gioco" alla Consulta Nazionale Antiusura.
Onorevole Vaccari, nella sua prefazione al libro, il Cardinale Matteo Zuppi scrive: "L'azzardo patologico non è soltanto un problema economico e sanitario, è una ferita che tocca la dignità della persona umana". Mi sembra la stessa conclusione che lei ha tratto dalla sua esperienza come sindaco.
Esattamente. Quando ho cominciato come sindaco alla fine degli anni '90, la legalizzazione del gioco era in fase di transizione. Spesso e volentieri mi capitava di ricevere persone che mi venivano a raccontare una loro condizione di difficoltà, che provavano a camuffare o a nascondere, ma che poi alla fine si rivelava una dipendenza per i gratta e vinci, per le slot, le scommesse o cose simili. Allora mi dovevo preoccupare di sentire i nostri servizi sociali che al tempo non erano così strutturati, però cominciavano a fare i conti con questo tipo di dipendenza. Da qui ho iniziato a occuparmi del tema, che poi ho incrociato in Commissione Antimafia da un altro punto di vista.
Nella legislatura 2013-2018 l'Antimafia si occupò a lungo del dossier della gestione delle scommesse clandestine da parte della criminalità organizzata, ma anche delle infiltrazioni nel mondo del gioco legale. Oggi qual è la situazione?
Diciamo che la situazione è migliorata nella capacità di forze dell'ordine e magistratura di colpire l'illegalità: oggi c'è una conoscenza e una stratificazione di indagini, che consentono di essere molto più efficaci. Però la ‘Ndrangheta – che detiene gran parte della gestione del gioco illegale e si è infiltrata nel gioco legale – continua a fare affari, ora soprattutto nell'online. E attraverso gli strumenti che la rete fornisce, ha sempre di più la possibilità di riciclare milioni di euro. Cifre non esattamente quantificabili, anche perché spesso le piattaforme illegali hanno i server collocati a Malta, dove non c'è la possibilità per la magistratura italiana di poter fare le rogatorie ed essere ascoltati.
C'è poi tutto un settore che è regolare, ma che avrebbe forse necessità di una regolamentazione maggiore?
Nella diciassettesima legislatura avevamo messo in campo una proposta di riforma del gioco, che è arrivata a un metro dal traguardo, ma a cui poi non è stato dato seguito. Questo Governo ha ripreso in mano il tema con la delega fiscale, ma secondo noi in modo sbagliato perché ha cominciato dall'online, invece di provare a tenere insieme tutto il sistema. E perché lo ha fatto senza dare più strumenti per colpire l'illegalità, che si annida anche dentro società formalmente legali. Tante indagini ci hanno insegnato che esponenti malavitosi si sono inseriti con fior di capitali dentro società assolutamente legali, assumendone il controllo. E da lì dentro gestiscono le attività in modo irregolare, ad esempio con le macchinette che non sono collegate all'Agenzia dei Monopoli etc etc
C'è una piena consapevolezza della necessità di trattare la ludopatia alla pari di ogni altra grave dipendenza?
Secondo noi nel Governo non c'è questo livello di consapevolezza, anzi hanno dato la stura a una moltiplicazione ulteriore dell'offerta di gioco online, 180 percento in più, dopo la riforma. Non c'è nessuna strategia per provare a ridurre il danno riducendo l'offerta, come si è fatto sul fumo. Bisognerebbe provare a farlo anche sul gioco, non per colpire le imprese sane, ma per evitare che siano sempre di più condizionate dalla concorrenza sleale di quelle che sane non sono. Invece l'esecutivo ha cancellato l'Osservatorio Nazionale che da nove anni conduceva – con le Regioni, i Comuni, il Terzo settore – progetti importanti sulla prevenzione e il supporto ai servizi di cura. Hanno ridotto i soldi e lo hanno messo dentro un calderone insieme a tutte le dipendenze, inserendo peraltro dentro il coordinamento anche dei soggetti che sono in conflitto di interessi, perché gestiscono delle concessioni pubbliche sul gioco.
Quanto pesa il fatto che con le concessioni e le entrate fiscali, il gioco garantisca introiti miliardari allo Stato?
Pesa, anche se in realtà a fronte di un aumento esponenziale del giocato, fino ai 165 miliardi nel 2025, il gettito per lo Stato da quattro o cinque anni è rimasto lo stesso, poco più di 11 miliardi. In questo calcolo, però, non vengono considerati i costi sociali e sanitari del milione e mezzo di famiglie toccate dalla dipendenza. Si tratta in gran parte di soggetti fragili, che cercano fortuna con questi espedienti. Noi abbiamo chiesto ad alcune concessionarie di fare degli studi su questo impatto, così da avere una fotografia più chiara, che oggi non esiste.
Anche il dibattito sul divieto di pubblicità è sempre molto acceso
Di recente abbiamo letto il nuovo contratto Rai, dove è scomparso l'obbligo di non considerare legittimi gli spot degli operatori del gioco. Sta continuando questa strisciante e sotterranea elusione della legge. Il decreto Dignità dice che non si può fare pubblicità, ma le società di calcio la fanno, con degli artifici lessicali. Per non parlare della Lazio che decide di mettere sulla maglia un operatore illegale nel nostro Paese, che non è di scommesse ma di acquisto di probabilità che si verifichi un evento (Polymarket, ndr).
Si abbassa l'età a cui avviene il primo contatto con forme di gioco d'azzardo. Anche per questo lei ha presentato una proposta di legge per regolamentare l'accesso dei più giovani alle piattaforme digitali
Sì, perché anche i numeri dell'ultima relazione sulla dipendenza presentata dal Governo dicono che sempre più minori accedono alle piattaforme di gioco attraverso i cellulari: sono il 38 percento degli under 18 nel 2025. L'altro dato molto preoccupante è che i servizi di neuropsichiatria infantile ad esempio dell'Emilia Romagna – la mia regione – hanno avuto un aumento esponenziale degli accessi di minori, sotto i 18 anni. Molte delle cause di questi accessi derivano dalla dipendenza dal cellulare e da quello che ci sta dentro. Ed è per questa ragione che secondo me bisognerebbe provare a chiedere alle piattaforme di limitare l'accesso ai minori di 16 anni e consentire di avere degli ambienti protetti per chi è tra i quattordici e i sedici anni. Soprattutto bisognerebbe cambiare gli algoritmi, che oggi condizionano le modalità di consumo, i comportamenti di vita, etc etc
Quali sono i punti principali di una riforma del settore del gioco che dovrebbe mettere in campo un eventuale futuro Governo di centrosinistra?
Sicuramente il primo è la riduzione dell'offerta, anziché moltiplicare le occasioni sia di gioco fisico sia online. Attraverso questa riduzione dell'offerta, dobbiamo costruire una politica conseguente di prevenzione dei comportamenti distorsivi e patologici e di cura per chi è già dentro questa condizione di dipendenza.
E poi?
Garantire l'accesso ai dati e alle statistiche, che avevamo ottenuto grazie a un emendamento alla delega fiscale, ma oggi viene negato da una circolare del maggio 2025 del direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per non meglio chiarite ragioni di privacy. Solo a seguito delle nostre interrogazioni, siamo riusciti ad avere i dati divisi per tipologie di gioco del 2024 e del 2025. La trasparenza dei dati è fondamentale per capire il fenomeno: stiamo parlando di una media in Italia di 3.340 euro spesi a persona nel 2025. Ovviamente è una media del pollo, abbiamo dei picchi in alcuni Comuni di nove o diecimila euro a persona. Conoscere i dati può permettere anche alla magistratura e alle forze dell'ordine di individuare le zone con flussi di gioco anomali e in quei territori si può indagare per capire come le organizzazioni criminali sfruttino i conti gioco, le tabaccherie eccetera eccetera.
In conclusione, secondo lei quale sarebbe l'approccio giusto da applicare?
Qualsiasi riforma deve mettere al centro le persone e non il gettito fiscale, attraverso anche il confronto con gli enti locali. Tanti di questi – di ogni colore politico – hanno già fatto scelte importanti per limitare gli orari, aumentare le distanze dai punti sensibili, fare politiche di prevenzione e controlli più puntuali. Sono scelte diverse da quelle del Governo, che molto probabilmente non porterà nemmeno a termine la riforma sul gioco fisico, perché non c'è accordo dentro la maggioranza.