Il governo alla fine fa marcia indietro sul resort di lusso in Sardegna. Ma Tavolara è ancora a rischio

Alla fine il governo Meloni ha fatto marcia indietro sul mega resort di lusso previsto a Cala Finanza, davanti all'isola di Tavolara, nel Comune di Loiri Porto San Paolo. Oggi il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri ha ritirato l'autorizzazione unica Zes che era stata rilasciata a Tavolara Bay, società controllata dal colosso immobiliare brasiliano JHSF Participações. Una decisione obbligata, non solo dall'enorme mobilitazione dei cittadini sardi, che ha finito per superare i confini dell'isola, ma anche dalla revoca della delibera 58 varata dal Comune che costituiva uno dei presupposti dell'autorizzazione. L'isola però, non è fuori pericolo.
Perché alla fine il governo ha ritirato il via libera al mega resort di Cala Finanza
La vicenda del maxi resort esclusivo nell'area protetta di Cala Finanza è diventato un caso politico di rilevanza nazionale. Come vi avevamo raccontato nelle scorse settimane, il governo Meloni aveva fatto ricorso alle procedure della Zes Unica per dare via libera al progetto edilizio, ignorando i vincoli paesaggistici e di tutela ambientale, l'opposizione della Regione e i pareri contrari del ministero della Cultura.
Nei giorni scorsi le proteste dei cittadini si sono gonfiate sempre di più fino a quando, ieri, centinaia di manifestanti e attivisti si sono dati appuntamento nei parcheggi di Cala Finanza per un sit-in contro il progetto della società italo brasiliana, al grido di "A foras!" (dal dialetto sardo, "fuori di qui").
Il governo è stato costretto ad arrendersi. Lo stop è arrivato dal Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha revocato l'autorizzazione unica Zes che consentiva di derogare i paletti regionali. "Su Cala Finanza abbiamo avuto ragione. La Sardegna ha avuto ragione. Il Governo ha provato a decidere al posto nostro ma ha dovuto arrendersi all'evidenza e fare un passo indietro, revocando l'Autorizzazione Zes", ha commentato la Presidente, Alessandra Todde. "Fin dal primo giorno abbiamo difeso la nostra posizione in ogni sede istituzionale", spiega. "Lo abbiamo fatto perché sapevamo che erano in gioco principi fondamentali: il rispetto del nostro territorio, del Piano Paesaggistico Regionale e delle competenze che lo Statuto speciale attribuisce alla Sardegna. Non è mai stata una battaglia contro gli investimenti o contro lo sviluppo: vogliamo progetti seri, sostenibili, capaci di creare lavoro e opportunità per i sardi. Le regole valgono per tutti e le procedure straordinarie non possono diventare scorciatoie: per questo continueremo a farle rispettare".
Si è accodato il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai. "I fatti, ancora una volta, parlano più degli slogan. La struttura di missione Zes della presidenza del Consiglio dei ministri ha revocato l'autorizzazione unica relativa al progetto di Cala Finanza. Questo dimostra quanto fosse abnorme quel provvedimento", ha dichiarato. Provvedimento, "ottenuto con tutti i pareri negativi delle strutture tecniche e con il solo atto di indirizzo, che non corrispondeva a una variante urbanistica, del Consiglio comunale che aveva messo dei paletti rigidi. Oggi venuti meno". In queste settimane, "abbiamo assistito a polemiche, accuse, ricostruzioni fantasiose e strumentalizzazioni di ogni genere. Noi abbiamo scelto un'altra strada: quella degli atti, del rispetto delle istituzioni e della tutela del nostro territorio. Avevamo detto che il parere del comune era subordinato a precise condizioni. Quando quelle condizioni non sono state rispettate, il Consiglio comunale ha revocato la propria deliberazione".
Tavolara è fuori pericolo?
Dunque, possiamo dire che la questione è chiusa? Non proprio. Sono due infatti, i provvedimenti finiti al centro delle contestazioni degli attivisti. Il primo, emanato il 25 novembre del 2025 e poi revocato dal Comune, con il quale era stata riclassificata l'area di Cala Finanza allentando i limiti urbanistici e di edificabilità della zona. Il secondo è la delibera 58, varata lo scorso dicembre e attualmente ancora in vigore, che modifica la destinazione d'uso di un'area di Porto San Paolo da sottozona D2.4 "insediamenti produttivi" a sottozona F4.19 "insediamenti turistici in programma".
Il provvedimento non interessa nello specifico il tratto di Cala Finanza ma questo non significa che il progetto di Tavolara Bay, inizialmente molto più ampio nelle sue intenzioni, tra villette, campi da golf, ristoranti esclusivi e strutture ricettive, sia stato definitivamente messo al palo. "Il pericolo non è scampato. Il progetto, che è stato per adesso accantonato, potrebbe rientrare dalla finestra", mi spiega Gianluigi Bacchetta, direttore del Centro Conservazione Biodiversità dell'Università di Cagliari che lavora con l'Area Marina Protetta di Tavolara e Capo Coda Cavallo.
Dipende da diversi fattori. In primis, come andrà a finire il ricorso al Tar che la Regione Sardegna ha presentato e per cui si attende comunque una deliberazione". La data è fissata al prossimo 8 luglio. "In secundis – prosegue il professore – anche in virtù della rivisitazione del Piano Paesaggistico regionale (PPR) che è in fase di revisione. In teoria, la Regione è intenzionata a stringere le maglie non ad allargarle. Quindi in futuro i rischi dovrebbero essere minori".
Si attende quindi, un piano più restrittivo. "Ciò non toglie che comunque tutte quelle aree costiere sono soggette a attività urbanistiche-speculative da tanto tempo e rimangono in ogni caso a rischio", sottolinea Bacchetta. "Questo progetto di cui si è discusso tanto in questi giorni è solo l'ultimo di una serie di progetti che, o sono stati realizzati, o sono stati comunque presentati in contesti che dal punto di vista naturalistico si evidenziano per un'eccezionalità che in poche altre aree del nostro paese risultano presenti". "Di fatto ci troviamo all'interno dei confini di un'area marina protetta, Tavolara Capo Coda Cavallo, che viene ritenuta unanimemente come quella di maggior pregio in tutta l'isola ma anche quella paradossalmente più minacciata da un turismo balneare vacanziero che negli ultimi decenni ha visto un aumento esponenziale di licenze edilizie, realizzazione di ville, resort, porticcioli", denuncia.
"Anche il turismo nautico privato è aumentato in maniera consistente, incidendo su habitat non solo costieri, ma anche marini. La flora, la fauna e gli ecosistemi di quei territori sono di grandissimo pregio. Noi come Università degli Studi di Cagliari, con il Centro conservazione Biodiversità e insieme all'Area marina protetta, da quasi un decennio, lavoriamo proprio per il censimento, il monitoraggio e lo sviluppo di politiche di conservazione all'interno di quei territori", conclude. Insomma per la Sardegna quella di Cala Finanza è una prima vittoria ma la battaglia continua. Come si apprende dai social, il presidio permanente organizzato da attivisti e associazioni, tra cui Atzione Surra, resterà attivo. Almeno fino al verdetto del Tar.