In Sardegna il governo vuole fare come Trump in Albania: Tavolara trasformata in un resort di lusso

La Sardegna come l'Albania. Quello che sta succedendo nell'isola con il progetto di lusso Tavolara Bay, promosso dall'omonima società riconducibile a un colosso dell'immobiliare brasiliano, nell'area protetta di Cala Finanza ricorda molto la storia del controverso resort esclusivo che la famiglia Trump vuole far costruire nell'isola albanese di Sazan, attualmente disabitata. Recentemente il governo Meloni, sfruttando le procedure semplificate della ZES Unica, ha scavalcato l'opposizione della Regione e persino aggirato il parere negativo del ministero della Cultura per autorizzare l'intervento edilizio nella costa sarda.
Cosa prevede il progetto Tavolara Bay a Cala Finanza
Il progetto alberghiero riguarda una delle porzioni costiere più pregiate della Gallura, ricompresa all'interno dell'area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, nel comune di Loiri Porto San Paolo, vicino Olbia. La zona, a nord est della Sardegna, naturalmente sottoposta a una serie di vincoli di tutela ambientale e classificata come bene paesaggistico di particolare valore, potrebbe presto trasformarsi in un maxi centro di lusso, composto da ville, impianti sportivi, ristoranti e campo da golf.
L'intervento autorizzato prevede la ristrutturazione edilizia dell'ex Villa Leone e la costruzione di strutture ricettive, per un totale di 10 ettari e con opere previste anche a distanze comprese tra 20 e 80 metri dalla battigia (in aperta violazione dei vincoli di edificabilità che fanno ricadere l'area nella fascia costiera tutelata dei 300 metri dal mare). Per questa prima parte è stato chiesto l'accesso alle procedure semplificate della ZES Unica del Mezzogiorno, che consente di derogare a leggi regionali, permessi e nulla osta vari, per avviare attività produttive o industriali.
Il colosso brasiliano che vuole trasformare la Sardegna in un mega resort di lusso
Il piano in realtà, è molto più ambizioso: un hotel a cinque stelle da 50 camere, 30 ville da 500 e da 200 metri quadri, ristoranti, servizi commerciali e turistici, un porto turistico, un campo da golf, spa e impianti sportivi. Tutto riservato a milionari e multimilionari che potranno così beneficiare, in modo assolutamente esclusivo, di una delle riserve marine più belle e, almeno sulla carta, più tutelate della Sardegna, con vista sulle isole di Tavolara e Molara.
Dietro tutto questo c'è la società Tavolara Bay S.r.l., appartenente al gruppo brasiliano JHSF Participações, che al suo interno ricomprende il rinomato catena alberghiera Fasano, noto brand dell'ospitalità di lusso. La holding assicura che il progetto sarà sostenibile, basato sull'utilizzo di bioedilizia, fonti di energia rinnovabile e salvaguardia della biodiversità e promette la creazione di oltre 2mila posti di lavoro.
Perché la Regione e il ministero della Cultura si sono opposti
Ma al di là delle dichiarazioni di intenti il punto è un altro. Come ha fatto la società ad ottenere il semaforo verde nonostante il contrasto con la normativa vigente in materia di tutela paesaggistica e nonostante gli innumerevoli no ricevuti dai diversi enti coinvolti? La Regione si è schierata in prima linea contro il progetto, opponendosi alla cementificazione di una zona coperta da molteplici tutele.
La Giunta guidata da Alessandra Todde, sentita da Fanpage.it, precisa che il sito è sottoposto a vincoli paesaggistici e ambientali storici e nazionali, rientra nella fascia costiera tutelata dei 300 metri dal mare, è interessato da aree boscate protette, è classificato dal Piano Paesaggistico Regionale come bene paesaggistico di particolare valore ed è vicino a siti della rete Natura 2000. Nei mesi passati tutte le amministrazioni regionali competenti – dalla Direzione generale Pianificazione territoriale e Vigilanza edilizia al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, fino alla Direzione generale Difesa Ambiente – hanno espresso pareri negativi definiti non superabili.
Anche la soprintendenza del ministero della Cultura ha detto di no, sostenendo che il progetto andrebbe a intaccare e compromettere i caratteri di un tratto costiero oggi incontaminato. L'unico parere favorevole è arrivato dal Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo, che però ha modificato la classificazione urbanistica del territorio rispetto a quanto inizialmente richiesto. La proposta infatti, avrebbe riclassificato l'area da H2 (ovvero zone protette dove l'edificabilità è minima) a F4, destinazione d'uso che consente di edificare senza grossi limiti.
Oltre ad essere incompatibile con i vincoli di conservazione integrale della costa e con le norme del Piano Paesaggistico Regionale, secondo la Giunta sarda mancano tutte le procedure necessarie, a partire dalla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), ritenute indispensabili. Non solo, alcune opere previste dal progetto risulterebbero già eseguite. Una serie di irregolarità che avevano spinto, già a febbraio 2026, Regione e MiC a chiedere di bloccare il rilascio dell'Autorizzazione Unica.
La forzatura del governo Meloni e il ricorso: scontro con la Giunta Todde
Ed è allora che il governo ha deciso di entrare a gamba tesa nell'iter per dare l'ok alla privatizzazione dell'isola. Ignorando completamente le istanze della Regione, nonché uno dei suoi stessi ministeri, il Cdm a inizio giugno ha respinto i pareri contrari e rilasciato, tramite la struttura di Missione ZES, l'autorizzazione necessaria per l'avvio del progetto.
La Regione ha già presentato ricordo al Tar che dovrebbe pronunciarsi il prossimo 8 luglio. Secondo la Giunta gli strumenti offerti dalla Zes per semplificare e accelerare le procedure burocratiche non possono essere piegati agli interessi di privati, ne tantomeno diventare una corsia preferenziale per consentire a grandi magnati di aggirare le regole e comprarsi pezzi di isola. Ed effettivamente l'intenzione sembra essere proprio questa. Come spiega a Fanpage.it, Francesca Ghirra, deputata di Avs che ha presentato un'interrogazione parlamentare sul caso, dall'estratto di una visura catastale pubblicata da una pagina locale emergerebbe l'acquisto da parte della holding di appezzamenti dell'isola di Tavolara (appartenente al Comune di Olbia).
All'allarme delle autorità interessate si aggiungono le preoccupazioni delle associazioni ambientaliste come il WWF. "Siamo di fronte a una pressione crescente su un tratto di costa che dovrebbe essere protetto e conservato e non piegato agli interessi della speculazione immobiliare".
La Sardegna come l'Albania: il modello Trump
Qui il parallelismo con quanto sta accadendo in Albania, dove Ivanka Trump e Jared Kushner vogliono comprare un'isola incontaminata per costruirci il loro resort extralusso, è naturale. Le proteste dei cittadini e delle organizzazioni ambientaliste albanesi, che hanno evidenziato una serie di criticità dal punto di vista paesaggistico e di tutela, non hanno in alcun modo bloccato l'investimento. Anche in questo caso, le mire della figlia e del genero del tycoon sono state avvallate grazie al completo benestare del premier (e grande amico di Giorgia Meloni) Edi Rama. "Non può essere questo il modello che vogliamo per la crescita dell'isola", commenta Ghirra. "Ma di quale ricchezza e sviluppo parliamo? Chi viene in Sardegna lo fa per vedere le caratteristiche territoriali e l'integrità che ha mantenuto, non per vedere giganteschi resort per ricchi uguali a quelli di altre parti del mondo".