Quando il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa utilizzò l'infelice appellativo di ‘bamboccioni', per riferirsi a una generazione di giovani a suo avviso troppo pigra per lasciare la casa familiare e iniziare a contare solamente sulle proprie forze, era il 2007.  Negli ultimi 13 anni i giovani italiani non hanno vissuto in condizioni più semplici. Senza un sostegno, senza la possibilità di entrare nel mondo del lavoro, se non con ‘lavoretti' spesso discontinui e sottopagati, i ragazzi si trovano sempre di più incastrati in una spirale di depressione, in una mancanza di prospettive di miglioramento che spesso porta all'inattività.

Non a caso nel nostro Paese i neet, cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione, stando ai dati dell'Unicef, nella fascia di età 15-29 anni sono pari a 2.116.000, e rappresentano il 23,4% dei giovani della stessa età presenti sul territorio. Nel confronto con l'Europa, che presenta una media del 12,9%, l'Italia continua a essere in fondo alla graduatoria, seguita da Grecia (19,5%), Bulgaria (18,1%), Romania (17%) e Croazia (15,6%).

Di questo abbiamo discusso con l'ex presidente della Camera e deputata dem Laura Boldrini, che durante l'ultimo seminario del Pd che si è svolto nell’Abbazia di Contigliano, vicino Rieti, ha lanciato una proposta: dare una risposta concreta ai giovani, e cioè con un contributo abitativo, con il quale possano riuscire a pagare un affitto. "Dobbiamo partire da una considerazione: ci sono troppi giovani scoraggiati, molti ragazzi in cerca di un'occupazione desistono, oppure vanno all'estero, ma non per una libera scelta di vita – ha spiegato Boldrini, contattata da Fanpage.it – È una vera e propria emorragia, si parla di decine di migliaia di ragazzi qualificati, che vanno via dall'Italia pur di lavorare. Non dobbiamo dimenticarci poi che il tasso di disoccupazione giovanile è quasi il doppio di quello della fascia degli adulti (Secondo gli ultimi dati forniti dall'Istat il tasso di disoccupazione degli under-35 è doppio rispetto a quello della fascia 35-49 anni e più che triplo rispetto a quello degli over 50 ndr)". 

"Non si può affrontare con serenità e in modo costruttivo la vita se si hanno solo dei lavoretti – ha aggiunto – se si è costretti a vivere in casa con i propri genitori fino a quasi quarant'anni. O se si è costretti a condividere con altri inquilini gli spazi ristretti di un appartamento. La penuria di case e i canoni elevatissimi degli affitti nelle grandi città, le lunghe liste d'attesa per le case popolari, si aggiungono agli stipendi bassi e a un mercato del lavoro stagnante. Tutto ciò va a detrimento dell'entusiasmo di una persona. C'è un momento per tutto, e un giovane a 35 anni ha bisogno di autonomia, di andare a vivere da solo, con il proprio compagno o con la propria compagna. Ma non può rendersi indipendente perché non può staccarsi dalla famiglia. I giovani sono stati per troppo tempo trascurati dalla politica. È tempo di passare all'azione". 

La proposta di Boldrini prende spunto dalle misure già sperimentate da Lazio e Toscana. La Regione guidata da Zingaretti ha stanziato un fondo di 20 milioni di euro per rispondere all'emergenza abitativa, per sostenere anche le famiglie (circa 30mila) che non riescono a pagare regolarmente l'affitto, con un contributo che può arrivare anche a 3100 euro l'anno. In questo caso tra i paletti per accedere al fondo c'è un reddito Isee non superiore a 14mila euro, con un'incidenza dell'affitto su tale reddito superiore al 24%. La Regione Toscana ha pensato invece a un fondo ad hoc per favorire l'indipendenza abitativa dei giovani tra i 18 e i 34 anni, con un reddito individuale ai fini dell'IRPEF fino a 35mila euro lordi: il contributo, che va da 1800 a un massimo di 4200 euro, viene erogato per un triennio, in quote semestrali anticipatamente.

"In Toscana e Lazio queste misure sono andate a regime e hanno funzionato. Quello che ho suggerito è un contributo per gli affitti dei giovani fino ai 34 anni, che consenta loro di essere autonomi il prima possibile. Potrebbe essere un contributo dai 150 ai 350 euro mensili, di durata triennale, subordinato ad alcuni parametri, come il reddito o la presenza o meno di altri figli nel nucleo familiare d'origine. Perché non se ne può più di sentire la parola ‘bamboccioni', è un termine molto ingiusto. È chiaro che i ragazzi non ce la possono fare ad andare avanti e trovare un posto nella società, senza un aiuto. E noi dobbiamo una volta per tutte occuparci di questa precarietà che toglie a intere generazioni la voglia di vivere. Questa misura di sostegno all'affitto dovrebbe essere solo il primo step, si dovrebbe naturalmente accompagnare alla strutturazione di un piano occupazionale serio". 

Come si trovano le risorse? "I soldi potrebbero derivare dall'Imu sulla prima casa, per chi di case ne ha più di una. Come ha denunciato anche l'ultimo Rapporto Oxfam, secondo cui in questo momento appena il 20% della popolazione detiene il 70% della ricchezza nazionale, le diseguaglianze sono aumentate. L'idea di ridistribuire la ricchezza è un'idea di giustizia sociale".

Una delle critiche che è stata mossa alla proposta di Boldrini è che una misura ‘assistenzialistica' non aiuterebbe i giovani a uscire dall'emarginazione: "Io sono dell'idea che solo se le persone ricevono sostegno riescono a uscire da un vicolo cieco, trovando poi la propria strada. Se una persona è in difficoltà va aiutata, o si rischia di perderla irrimediabilmente. Per esempio io ero a favore del reddito di cittadinanza, inteso come misura di contrasto alla povertà. Ero scettica piuttosto sull'incidenza che potesse avere sul tasso di occupazione e i dati mi hanno dato ragione: se il lavoro non c'è i navigator non possono crearlo dal nulla. Noi abbiamo il dovere morale, sociale e politico di non sprecare ‘la meglio gioventù'. Quello italiano è un approccio suicida: senza aiuti ai giovani non riusciremo a frenare la decrescita demografica, perché le diseguaglianze sono dannose non soltanto eticamente, ma anche economicamente". 

"Io vorrei che il Pd diventasse il partito dei giovani e per i giovani. E il modo migliore per rimettere al centro i giovani è avviare politiche mirate. Penso a un contributo affitto, accompagnato da una bella campagna di comunicazione. Al momento l'età media degli iscritti al partito è molto alta. Questo sarebbe gesto concreto che spingerebbe tante persone ad avvicinarsi al Partito Democratico". Del resto l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, dopo il ‘conclave' di Rieti, in un'intervista ha sollevato la questione della distanza del partito dagli elettori: "Questo incontro sarebbe importante se il Pd cambiasse alcuni punti del programma ma deve soprattutto cambiare il modo con cui si avvicina alla gente. Prima avevamo tante linee di trasmissione ma questo meccanismo oggi si è rotto".

"Prodi ha ragione. – ha detto Boldrini – L'obiettivo deve essere inserire questa proposta tra i punti dell'agenda di governo. Se il Partito democratico vuole rimuovere la barriera che si è creata con gli elettori può ripartire da questa battaglia, occupandosi di una categoria dimenticata dagli altri partiti".