Totò Cuffaro non percepirà più il vitalizio d’oro

A cura di D. F.
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La decsioni è arrivata dall’ARS della Sicilia: l’ex governatore percepiva la pensione malgrado una condanna per mafia.

Totò Cuffaro, condannato per mafia, è finito al centro di una discussione all'Ars della Sicilia, ovvero il "parlamento" della Regione, che ha trovato un escamotage perché l'uomo non percepisse più il vitalizio d'oro che gli spetta come ex governatore. Visto che per legge la pensione non può essergli tolta, malgrado il gravissimo reato per cui è stato condannato, al politico – detenuto nel carcere di Rebibbia – verrà sospeso il vitalizio per un reato assai minore: rivelazione d'ufficio, colpa assai meno grave nei confronti della pubblica amministrazione, che tuttavia consentirà alle casse della Regione Sicilia di non erogare mensilmente l'assegno di oltre 6mila euro.

Come rivela Repubblica la misura di sospensione del vitalizio può essere applicata – nelle Regioni – solo a coloro che devono rispondere di reati contro la pubblica amministrazione. Paradossalmente chi commette delitti peggiori – nel caso di Cuffaro legati alla mafia – viene salvato. "Così – scrive Repubblica – il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone, bersaglio di critiche bipartsan per il beneficio concesso a Cuffaro, per sottrarsi all'imbarazzo ha dovuto farsi inviare dalla Corte d'appello di Palermo l'intero dispositivo della sentenza confermata in Cassazione, scorrerla fino in fondo e scoprire che sì, c'era pure un articolo del codice penale, il 326, che poteva giustificare la revoca della pensione. Via, a partire dal prossimo mese, l'odioso privilegio a un carcerato". Nel frattempo il Movimento 5 Stelle ha colto la palla al balzo e presentato un'interpellanza parlamentare per apprendere se, tra deputati e senatori, vi siano soggetti condannati per reati gravi ma titolari ugualmente di un ricco vitalizio. I Cinque Stelle, inoltre, hanno chiesto al Governo se intende fare qualcosa per modificare la legge e punire non solo gli ex consiglieri regionali ma anche gli ex parlamentari. Totò Cuffaro, dal canto suo, ha scritto una lettera dalla sua cella, sostenendo che non è uno scandalo che un detenuto usufruisca di una pensione "per dare da mangiare e far studiare i propri figli".

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