Tutti i dossier economici che contano davvero per la Lega all’interno del governo Draghi, oggi passano per le mani della stessa persona, il potente sottosegretario all’Economia Claudio Durigon. C’è da seguire la partita sul Recovery Plan? Se ne occupa Durigon. Vanno decise le nomine pubbliche? Si parla con Durigon. Bisogna difendere la bandiera di Quota 100? In prima fila c’è quello che è considerato il padre di questa misura: tanto per cambiare, Claudio Durigon.

Ma non basta, perché l'ex pezzo grosso del sindacato Ugl ha un altro ruolo fondamentale all’interno della Lega. Fa il commissario del partito nel Lazio. In questa veste, si trova al fronte della guerra fredda che da mesi è in corso all’interno del centrodestra tra il Carroccio e Fratelli d’Italia. Mentre la Meloni cerca di mangiare consensi a Salvini, il sottosegretario ha il compito di resistere all’assalto, in una delle regioni dove lo scontro è più forte. Così Durigon tratta per il candidato sindaco a Roma e intanto sogna di correre in prima persona per la poltrona di governatore del Lazio.

Eppure, anche se sembra incredibile, quello che ora è forse l’uomo più vicino a Matteo Salvini, fino al 2017 nella Lega era uno sconosciuto. Racconta un ex deputato e dirigente leghista: “Mi ricordo che ce l’ha presentato Salvini, dicendo che era una sorta di nuova leva che doveva aprire il partito al Sud. La sua scalata non si spiega con meriti acquisiti sul campo”.

Cosa succede, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, quando la figura di Durigon si fa largo all’improvviso tra i vertici del Carroccio? In quel momento, Salvini ha due priorità. Da un lato, vuole espandere il partito al Centrosud per dare corpo al suo progetto di Lega nazionale e non più solo nordista in vista delle elezioni politiche del 2018. Dall’altro lato, deve risolvere un problema di cassa non da poco. In quel periodo, infatti, la procura di Genova congela tutti i fondi del partito, nell’ambito dell’inchiesta sui 49 milioni di fondi pubblici oggetto di una presunta truffa allo Stato.

Come Mr Wolf di Pulp Fiction, Durigon ha una soluzione per entrambi i problemi. Quella soluzione si chiama Unione Generale del Lavoro (Ugl), il sindacato di destra di cui in quel momento è vicesegretario. L’Ugl ha uomini, mezzi e sedi nel Centro e Sud Italia, da poter mettere a disposizione del Capitano. In poco tempo il sindacato smette, di fatto, di fare il sindacato e diventa una costola del partito. E in pochi mesi, quel personaggio semi-sconosciuto all’interno della Lega, diventa prima deputato e poi sottosegretario al Lavoro.

Come nasce il patto tra Lega e Ugl

La marcia di avvicinamento dell’Ugl al Carroccio comincia con il crollo del regno di Renata Polverini e del suo delfino e successore alla guida del sindacato, Giovanni Centrella. Nel 2014 Centrella è travolto, insieme a molti altri dirigenti, dall’inchiesta sulle spese pazze con i fondi della confederazione ed è costretto a dimettersi. Al suo posto viene eletto Francesco Paolo Capone, bancario, una lunga carriera all’interno dell’Ugl. Vicesegretario di Capone diventa Claudio Durigon, che arriva da Latina – la provincia laziale dove la destra è storicamente più radicata – ed è stato capo segreteria dell'assessorato al Lavoro della Regione durante la presidenza Polverini.

Dopo i primi anni, Capone e Durigon entrano in rotta di collisione con la precedente dirigenza e trascinano l’ex Cisnal (la cui traiettoria si è sviluppata all’ombra prima del Msi e poi di Alleanza Nazionale) nell’orbita della Lega. Un percorso non privo di contrasti interni e incidenti, con l’elezione di Capone che viene più volte annullata dai tribunali per irregolarità, ma puntualmente riconfermata dalle procedure interne al sindacato. L’unione con il Carroccio è suggellata all’inizio 2018, in piena campagna per le elezioni politiche.

A febbraio, Salvini è ospite d’onore al congresso dell’Ugl che conferma Capone segretario. Poche settimane prima, il 3 gennaio, in conferenza stampa, il leader leghista aveva annunciato “un accordo di reciproca e proficua collaborazione” con l’organizzazione sindacale. L’intesa dovrebbe riguardare la costruzione di un programma condiviso sui temi del lavoro e della previdenza. In realtà diventa molto di più, tanto che oggi i confini tra l’attività del sindacato e quella del partito appaiono per molti versi indistinguibili.

Matteo Salvini al congresso Ugl del 2018
in foto: Matteo Salvini al congresso Ugl del 2018

Tutti gli uomini dell’Ugl

Quello che l’Ugl ha fornito alla Lega sono innanzitutto gli uomini, in aree dove il partito cercava di radicarsi. Ai comizi di Salvini a Roma, i tesserati del sindacato aiutano sempre a riempire le piazze o la platee degli auditorium.  Non solo, con il passare dei mesi la classe dirigente dell’Ugl e quella della Lega si sono fuse, fino a diventare quasi una cosa sola. Oltre a Durigon, oggi al governo c’è un altro ex ugiellino in quota Lega, il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso.

Alla Camera siede anche Francesco Zicchieri, coordinatore della Lega per il Sud Italia. Dall’Ugl, Zicchieri non ha ottenuto ruoli di vertice, ma soldi. Da giugno a dicembre 2017 il futuro deputato leghista ha collaborato con la confederazione, non è chiaro in che veste, con un compenso di 4786 euro. L’anno dopo, nei tre mesi prima dell’elezione a Montecitorio, ha ricevuto 5712 euro dal Caf che fa capo al sindacato. Il nome di Zicchieri compare anche, da non indagato, nelle carte dell’inchiesta della Dda di Roma sui rapporti tra clan rom e politica nella provincia di Latina.

Matteo Salvini, Claudio Durigon e Francesco Zicchieri
in foto: Matteo Salvini, Claudio Durigon e Francesco Zicchieri

A livello nazionale e locale, i legami tra il gruppo dirigente e quello leghista sono decine. Come esempio citiamo Paolo Mattei, segretario dell’Agroalimentare del sindacato e coordinatore leghista nella provincia di Rieti. Per conto dell’Ugl, Mattei siede anche nel Civ dell’Inps, con relativa indennità da 14mila e 500 euro l’anno più rimborsi. Ed è pure a capo di UGCons, l’associazione dei consumatori varata da Capone nel 2017, con una cospicua erogazione di 30mila euro dalle casse sindacali. Ancora c’è Luca Malcotti, ex assessore della giunta Polverini, ora vicesegretario Ugl e nel 2019 vice-coordinatore della Lega nella provincia romana. Armando Valiani, segretario regionale Ugl Lazio e capo del partito di Salvini a Latina. Ezio Favetta, segretario Ugl trasporti e già responsabile organizzazione della Lega a Roma.

La Bestia di Salvini nella tana dell’Ugl

Il rapporto tra Lega e Ugl, però, non passa solo dai nomi in comune. All’indomani delle elezioni politiche del 2018 La“Bestia” – il temibile team social di Matteo Salvini, cuore della propaganda del partito – trova ospitalità negli uffici del sindacato. La squadra guidata da Luca Morisi, infatti, trasferisce i propri computer a Roma, al primo piano della sede dell’Ugl, in via delle Botteghe Oscure. Uno spazio messo a disposizione, senza che apparentemente sia stato stipulato un accordo di subaffitto, né ci siano state deliberazioni degli organismi confederali in questo senso. D’altra parte il contratto firmato dalla proprietà del palazzo con il sindacato, che Fanpage ha potuto visionare, vietava esplicitamente di subaffittare o cedere a terzi gli uffici.

Gli uomini dello staff della "Bestia" di Salvini
in foto: Gli uomini dello staff della "Bestia" di Salvini

La Bestia ha continuato a organizzare le campagne web del Capitano in quelle stanze di un’organizzazione privata, anche nei mesi in cui Salvini ha ricoperto il ruolo di ministro dell’Interno e Morisi e i suoi uomini sono stati stipendiati dal Viminale. Alla fine del 2020, infine, dopo due anni di coabitazione ufficiosa, la Lega ha deciso di stabilire ufficialmente la propria sede romana in via delle Botteghe Oscure, mentre l’Ugl si è trasferita in un altro edificio in via Nomentana.

Il contratto di affitto siglato dall’Ugl per il primo piano di via delle Botteghe Oscure, dove dal 2018 ha avuto sede la Bestia di Salvini
in foto: Il contratto di affitto siglato dall’Ugl per il primo piano di via delle Botteghe Oscure, dove dal 2018 ha avuto sede la Bestia di Salvini

Il patto Ugl-Lega

Giancarlo Favoccia è stato un personaggio di primo piano all’interno dell’Ugl e uno degli uomini più vicini a Durigon negli anni della sua ascesa al potere. Nel 2014, Favoccia è stato eletto vicesegretario di Capone, assieme a Durigon. Quando però ha cominciato a chiedere conto della gestione delle risorse interne, il rapporto con gli altri vertici si è deteriorato, fino a quando nel 2019 è stato prima sospeso e poi espulso dal sindacato. Il motivo? Con le sue denunce avrebbe leso l’immagine dell’Ugl. Spiega l’ex vicesegretario: “Le decisioni sulle spese in teoria dovrebbero passare dalla segreteria, in realtà l’Ugl è gestito da Capone e Durigon come fosse un sultanato”. Favoccia sottolinea la coincidenza temporale per cui “più il sindacato stringeva il rapporto con la Lega, più le nostre spese esplodevano”.

Claudio Durigon e Giancarlo Favoccia, all’epoca vicesegretari Ugl
in foto: Claudio Durigon e Giancarlo Favoccia, all’epoca vicesegretari Ugl

Per illustrare la commistione di attività e funzioni tra l’Ugl e il Carroccio, Favoccia per esempio ricostruisce le vicende di uno storico dipendente della confederazione che Capone avrebbe assegnato al servizio di Durigon durante la campagna elettorale del 2018, come autista e factotum. Un ruolo che questa persona – pur continuando a essere stipendiata con i soldi dei lavoratori – avrebbe mantenuto anche dopo, quando Durigon aveva ormai abbandonato la sua posizione di vicesegretario Ugl ed era entrato in parlamento e al governo. A inizio 2019, peraltro, questo dipendente ugiellino è stato nominato in un ruolo di vertice nei quadri leghisti della provincia di Roma.

Altro punto contestato da Favoccia è la decisione da parte di Capone di licenziare in tronco, tra fine 2017 a inizio 2018, buona parte dell’ufficio stampa dell’Ugl, composto soprattutto da giovani donne, per affidare la comunicazione all’agenzia Ital Communications di Attilio Lombardi. Secondo Favoccia, l’Ital Communications con i soldi ricevuti dall’Ugl (l’entità del contratto non è pubblica, si parla di 120mila euro l’anno) si sarebbe occupata informalmente anche di curare la campagna elettorale di Durigon per le politiche e la sua comunicazione nei mesi a seguire.

Questa versione è confermata a Fanpage anche da un ex dipendente dell’agenzia. D’altra parte, anche quando Durigon approda prima alla Camera e poi al ministero del Lavoro, Lombardi si presenta e viene presentato ai giornalisti ed altri soggetti come tramite per arrivare al sottosegretario e parlamentare leghista. Nonostante le evidenze, una volta venuto a conoscenza dell’inchiesta di Fanpage, Lombardi si è catapultato nella nostra redazione, negando qualsiasi legame della sua agenzia con la politica. A smentire questa versione, sono decine di foto sui social che lo ritraggono assieme a Durigon in occasioni pubbliche. Ma anche il contratto di collaborazione con il ministero da 36mila euro l’anno che l’allora sottosegretario al Lavoro garantisce a Domenico Colotta, socio di Lombardi nella Ital Communications.

L’incarico di Colotta al ministero del Lavoro quando Durigon era sottosegretario
in foto: L’incarico di Colotta al ministero del Lavoro quando Durigon era sottosegretario

Tra Venezia e il Papeete

I rapporti del lobbista arrivano direttamente a Salvini. Nell’estate 2020, Lombardi è in vacanza insieme al segretario della Lega e a Durigon al Papeete, seduto al tavolo con lo stato maggiore leghista. E poi c’è un’altra circostanza, davvero particolare. A settembre dello scorso anno, Salvini si presenta in aliscafo con la fidanzata Francesca Verdini alla prima del film “Padrenostro”, proiettato durante il Festival di Venezia. Il protagonista della pellicola Pierfrancesco Favino dichiara alla stampa: “Non so chi l’ha invitato”. Fanpage è in grado di svelare l’arcano: nella produzione del film figura anche il nome di Attilio Lombardi. E non può essere un caso che, quella stessa sera, sulla passerella del festival sfili anche l’immancabile Durigon.

Salvini, Durigon e Attilio Lombardi a Milano Marittima, estate 2020
in foto: Salvini, Durigon e Attilio Lombardi a Milano Marittima, estate 2020

All’inizio del maggio del 2020 poi, mentre il Paese prova a uscire dal lockdown, Ital Communications decide di lanciare una nuova realtà editoriale, la Over Edizioni. Le poche pubblicazioni che la casa editrice ha all’attivo, sono quasi tutte firmate da esponenti della Lega. L’esordio è stato con un libro sui benefici di Quota 100, misura simbolo del Carroccio. Gli autori sono Claudio Durigon e il leghista Massimo Garavaglia, la prefazione è di Matteo Salvini. Di progetti editoriali, d’altra parte, si è occupata anche direttamente l’Ugl. Nel 2017 il sindacato ha lanciato il quotidiano online la Meta Serale. Il periodico è stato presentato in grande stile, con una serata di gala nella cornice del prestigioso palazzo Rospigliosi a Roma. Per condurre l’evento, l’Ugl ha ingaggiato la presentatrice tv Elisa Isoardi che, guarda caso, in quel periodo era fidanzata con una figura di primo piano della politica italiana: Matteo Salvini. Inutile dire, che anche quella sera il leader leghista è presente, seduto in prima fila.

Salvini e Isoardi con il segretario Ugl Capone
in foto: Salvini e Isoardi con il segretario Ugl Capone

Chi rappresenta l'Ugl?

Festival di Venezia, Papeete, serate di gala. Non proprio i posti dove uno s’immaginerebbe di trovare gli uomini di un sindacato. Ma d'altronde, mentre il rapporto con la Lega si faceva sempre più stretto, dell’attività sindacale dell’Ugl si è persa traccia. Negli ultimi tempi, la confederazione è tornata alla ribalta delle cronache soprattutto per  un contestato contrato firmato con le aziende di delivery. Un’intesa contrastata dalle altre parti sindacali e dallo stesso ministero del Lavoro. Mentre era in corso una trattativa per riconoscere il rapporto subordinato dei rider, infatti, l’Ugl ha siglato un accordo per conto suo con le società di distribuzione, che ha smentito le lotte dei ciclofattorini e ha sancito la natura a cottimo delle loro prestazioni.

L’Ugl ha firmato questo e altri accordi definiti “pirata”, sbandierando una forte rappresentanza all’interno del mondo dei lavoratori. La realtà però sembra essere diversa. Nel settore pubblico, dove i dati sono certificati dall’Agenzia Negoziale Pubbliche Amministrazioni (Aran), la sigla sindacale ha registrato un forte calo di aderenti negli ultimi anni. Complessivamente, però, il segretario Capone sostiene di contare ancora un numero consistente d’iscritti, pari a circa un milione e ottocentomila persone. Questo dato non è verificabile, perché i numeri della rappresentanza sindacale sono autocertificati dalle organizzazioni al ministero del lavoro, senza nessuna possibilità di controllo esterno.

Un centinaio di lavoratori aderenti all’Ugl però ha contestato questo dato e ha presentato denuncia penale contro il sindacato per truffa ai danni dello Stato. Secondo chi ha denunciato, la consistenza reale degli iscritti sarebbe di oltre venti volte inferiore a quanto dichiarato, tra i 65 e i 70mila. Questa stima è basata sulla cifra reale di quote versate dai lavoratori alla confederazione, Sul caso indaga la procura di Roma, che nel dicembre 2020 ha sequestrato i bilanci dell’Ugl.

La questione non è di poco conto. Sulla base dei numeri auto-dichiarati della rappresentatività, l’Ugl ha firmato contratti, si è seduta ai più alti tavoli istituzionali, ha ottenuto centinaia d’incarichi in organismi pubblici, molti dei quali retribuiti. Tra questi, c’è anche la poltrona nel Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps. Un ruolo di prestigio, retribuito con circa 14mila euro l’anno, che tra il 2016 e il 2018 è stato ricoperto da Claudio Durigon. Durigon nello stesso periodo – in qualità di vicesegretario Ugl con delega al tesseramento – aveva il compito di certificare un numero di iscritti al sindacato sufficiente a garantire la propria la poltrona.

L’atto nomina di Durigon nel Civ dell’Inps del 2016
in foto: L’atto nomina di Durigon nel Civ dell’Inps del 2016

I conti segreti del sindacato

Insomma, se da un lato l’attività sindacale dell'Ugl è poco chiara, non si può certo dire che sotto la segreteria Capone, sia mancato l’attivismo sul piano politico, relazionale e d’immagine. A coronare la nuova stagione nel gennaio 2020 sono arrivate le celebrazioni per il 70esimo compleanno, con tanto di costoso restyling del simbolo, presentato durante una festa allo spazio 900 di Roma. Intanto, però, la decisione dell’Ugl di trasformarsi in “braccio armato” del leghismo ha continuato a suscitare malumori tra gli iscritti.

Più volte diversi lavoratori hanno chiesto di conoscere i conti e le spese del sindacato, la cui cassa è stata gestita per anni in prima persona da Durigon, fino al momento del suo ingresso in politica. Il 10 dicembre 2019, si è tenuto il Consiglio Nazionale chiamato, dopo due anni di vuoto, ad approvare il bilancio della confederazione. Sedici consiglieri hanno chiesto di controllare i conti del sindacato che non sono pubblici, a differenza di quelli delle altre grandi sigle nazionali. I consiglieri volevano verificare l’utilizzo dei fondi, derivanti in larga parte dalle quote versate dai tesserati. Per tutta risposta, anziché mettere a disposizione le carte, durante la riunione del Consiglio Nazionale è stato espressamente vietato di fare foto o riprese video e audio.

Il divieto di fare foto e video durante il congresso Ugl del 2019
in foto: Il divieto di fare foto e video durante il congresso Ugl del 2019

Il bilancio è stato approvato con una procedura sbrigativa, senza che nessun numero fosse messo sul tavolo. L’unico intervento in dissenso è stato quello della consigliera Maria Rosaria Sellitti, che è tornata a chiedere chiarezza sui conti. Nei mesi successivi Sellitti ha continuato a insistere per poter visionare i rendiconti sulle entrate e le spese del sindaca. Alla fine, anche per lei è arrivata l’espulsione dall’Ugl.

Per altri ex amici del sindacato diventati ribelli, invece, Durigon ha cercato un’altra soluzione. Lo scopriamo  a una cena che siamo riusciti a filmare. A tavola, oltre a un ex membro del sindacato, c'è anche la compagna di Durigon, Alessia Botta, che da tempo segue il sottosegretario negli eventi pubblici. La fidanzata è a capo di due società che si occupano di formazione aziendale: la Eyes srl e la Magistra, dove ricopre il ruolo di responsabile dei rapporti istituzionali.  Queste società, solo negli ultimi tre anni hanno ricevuto commesse per oltre 200 mila euro da Fonditalia, il fondo dell'Ugl alimentato da soldi pubblici e dedicato alla formazione, in cui proprio Durigon è stato consigliere fino all'elezione in Parlamento.

Claudio Durigon con Alessia Botta
in foto: Claudio Durigon con Alessia Botta

L'incontro avviene a settembre 2020, pochi giorni prima delle elezioni regionali. Durigon si rivolge ad uno degli ex iscritti all’Ugl che hanno chiesto conto delle mosse del sindacato. All’uscita dal ristorante, l’esponente leghista cerca di placare così il sindacalista riottoso: “Noi anche in Puglia dobbiamo fare delle nomine. A noi che cazzo ce ne frega? Io ti posso pure buttare dentro qualche nomina”. In Puglia, in realtà, pochi giorni dopo vincerà il centrosinistra. Rimane però da chiedersi perché quello che è all’epoca era un semplice deputato potesse promettere nomine in enti pubblici, per risolvere questioni private. Ma la risposta forse l’abbiamo già data all’inizio del pezzo. In questo momento, nella Lega, tutto passa per le mani di Claudio Durigon,

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