La procura di Genova non si fida dei conti, in rosso, della Lega Nord e chiede perciò al tribunale di sequestrare i quasi 49 milioni di cui nel luglio scorso aveva ordinato la confisca diretta per i rimborsi elettorali relativi al periodo 2008-2010 con rendiconti irregolari presentati in Parlamento per ottenere fondi pubblici indebitamente. La richiesta arriva per il timore che quella cifra non venga mai versata, motivo per cui chiedono il sequestro cautelativo e il blocco dei conti bancari prima della sentenza della Cassazione sul processo che ha visto la condanna di Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito.

I giudici del tribunale di Genova si esprimeranno a breve sulla richiesta della procura, ma la situazione per la Lega è già complicata: nel 2016 il partito guidato da Matteo Salvini ha chiuso con un bilancio in rosso per un milione di euro. La confisca potrebbe comunque non essere immediatamente esecutiva, trattandosi di una sentenza in primo grado, ma se anche dovesse essere ritardata prima o poi colpirà comunque la Lega. La procura di Genova ha chiesto comunque di anticipare il sequestro e nel caso in cui non ci siano soldi sui conti potrebbe bloccare i patrimoni immobiliari.

Secondo quanto scrive Repubblica, nei depositi bancari del Carroccio ci sarebbero non più di 350mila euro. A queste condizioni sarebbero a rischio non solo i finanziamenti per la prossima campagna elettorale, ma anche i raduni come quello tradizionale di Pontida. Dal sequestro dei conti correnti verrebbe comunque esclusa la somma destinata agli stipendi dei 24 dipendenti rimasti.

Il procuratore capo Francesco Cozzi, riportano ancora alcuni giornali, avrebbe detto che l’ipotesi che la Lega vada in bancarotta è stata “ventilata il giorno stesso della sentenza” e non sembra quindi essere un’ipotesi così remota.  Nello stesso giorno il segretario federale Matteo Salvini aveva ironizzato sulla condanna: “Soldi non ce ne sono, al massimo possiamo pagare 49 euro”.