Tasse più alte sui fringe benefit per le auto aziendali: chi deve pagare fino al 50% in più
Da quest'anno scattano tasse più alte sulle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, se hanno un'anzianità superiore a cinque anni. Lo ha stabilito l'articolo 2 del decreto Omnibus, discusso a luglio e pubblicato in Gazzetta ufficiale ad agosto. I fringe benefit vengono tassati come parte del reddito, oltre una certa soglia (fissata a mille euro, o 2mila euro per chi ha figli a carico), quindi è necessario calcolare quanto valgono i benefici non monetari, come appunto l'auto aziendale.
Negli ultimi anni è stato introdotto un sistema di calcolo che avvantaggia le auto elettriche e ibride, ma dal 2026 scattano anche due incrementi: uno del 50% per tutte le vetture che hanno oltre cinque anni di anzianità, a prescindere da come sono alimentate; e un altro del 5% per ciascun optional o accessorio che non è incluso nelle tabelle dell'ACI (Automobile club d'Italia). Ecco i dettagli e chi deve pagare più imposte.
Chi dovrà più pagare più tasse sull'auto aziendale
L'aumento delle imposte riguarda innanzitutto le auto concesse in uso promiscuo. Si parla, cioè, delle macchine che i dipendenti possono usare anche nella propria vita privata, e non esclusivamente per attività di lavoro.
Il criterio principale riguarda l'anzianità del veicolo. Se ha meno di cinque anni, il suo valore è quello standard calcolato dall'ACI. Se invece ha più di cinque anni, scatta l'aumento del 50%. Ad esempio, una vettura che prima era valutata 4mila euro passerà a valerne 6mila.
Si parla dell'anzianità dal momento dell'immatricolazione, quindi anche passare la stessa auto tra più dipendenti non ‘resetta' il conto degli anni: dopo il 31 dicembre del quinto anno dopo l'immatricolazione, si paga di più. Ad esempio, per tutte le auto immatricolate nel 2020, la soglia di anzianità è scattata dopo il 31 dicembre 2025.
In più, è previsto un ulteriore incremento del valore. Sale del 5% per ogni accessorio o optional che non è previsto nel modello base. Infatti, le tabelle ACI sono fatte in modo da calcolare quanto vale una vettura normalmente, ma se vi vengono aggiunti ulteriori servizi e personalizzazioni si paga di più. Attenzione: fanno eccezione gli optional acquistati direttamente dal lavoratore, che li paga di tasca propria (spesso tramite trattenute in busta paga). Questi, come aveva già specificato l'Agenzia delle Entrate lo scorso anno, non vanno ad aggiungersi al valore dell'auto per il calcolo del fringe benefit.
Da quando scattano gli aumenti
Dato che la nuova normativa è inserita nel decreto Omnibus, che è entrato ufficialmente in vigore ad agosto, e che il testo non prevede ulteriori slittamenti, le norme sono in vigore da subito. Questo però non significa che bisogna applicare l'aumento già in questa dichiarazione dei redditi, ma che l'anno di imposta 2026 è il primo in cui si seguono le nuove regole.
Concretamente, quindi, l'Irpef da versare quest'anno (relativa al 2025) rimane identica. Dall'anno prossimo, invece, bisognerà calcolare diversamente il valore delle auto aziendali in uso promiscuo. E chi ha una macchina che ha superato i cinque anni di anzianità (saranno tutte quelle immatricolate nel 2021 e anni precedenti) si troverà a dover pagare più tasse.