Taglio del canone Rai, di quanto può essere ridotta la tassa con la riforma e quando può scattare

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A cura di Luca Pons
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Il centrodestra ha approvato, nella riforma Rai ancora in lavorazione, una clausola che aprirebbe alla possibilità di tagliare il canone. Questa, almeno, è l’interpretazione che ne ha dato la Lega. Per come è scritta la norma al momento, però, la riduzione sarebbe al massimo del 5%, quindi da 90 a 85,50 euro. Ecco cosa dice la norma e come potrebbe concretizzarsi.

Si torna a parlare di taglio del canone Rai, la riforma introdotta dal governo Meloni nel 2024 e poi subito ritirata dopo un anno: ora, con la riforma della Rai in lavorazione in Parlamento, si è aperta una nuova strada che potrebbe portare alla riduzione. Per il momento, è solo una modifica formale che fissa dei paletti in caso di taglio del canone. Ma la Lega, il partito che punta di più sulla tassa Rai a fini elettorali, ha subito colto la palla al balzo invitando a ridurre presto l'importo.

Quanto costa il canone Rai oggi

Oggi il canone Rai costa 90 euro all'anno, diviso in dieci rate mensili da 9 euro che si pagano, da gennaio a ottobre, insieme alla bolletta della luce. Chi non ha un televisore in casa può chiedere l'esenzione, mentre per tutti gli altri l'imposta è obbligatoria.

Nel 2024 il governo abbassò l'importo a 70 euro, su spinta della Lega, ma negli anni successivi il Carroccio non è mai riuscito a riconfermare la misura (nonostante ci abbia provato più e più volte). Oggi, quindi, l'importo è ancora di 90 euro all'anno.

Cosa dice la riforma introdotta al Senato e a che punto è

Nell'ambito della riforma Rai, che è in lavorazione al Parlamento da quasi due anni, è spuntato anche il tema del canone. In questo momento, della riforma si sta occupando la commissione Comunicazioni del Senato. Di recente i due relatori (Roberto Rosso e Claudio Fazzone, entrambi senatori di Forza Italia) cioè i parlamentari che seguono da vicino l'iter del testo e si assicurano che proceda, hanno proposto delle modifiche importanti e una di queste riguarda proprio la tassa annuale.

Nel nuovo testo, approvato ieri dalla commissione, si legge tra l'altro all'articolo 6 che "l'ammontare del canone di abbonamento (…) non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche".

Può sembrare un emendamento che va in direzione opposta: non prevede un taglio del canone, ma fissa delle condizioni da rispettare nel caso in cui lo si voglia attuare. E stabilisce che tutte le riduzioni devono essere compensate con altre risorse nazionali. Di fatto, però, mettere nero su bianco quali sono le procedure da seguire per abbassare il canone significa ‘aprire' al taglio, sul piano politico. O almeno, così ha interpretato la norma la Lega di Matteo Salvini.

La Lega esulta: "Obiettivo condiviso dalla maggioranza". Ma FI frena

La Lega ha prima espresso "grande soddisfazione" per l'approvazione dell'emendamento che "apre alla possibilità di ridurre il canone Rai", dicendo che è "un risultato politico importante per il centrodestra e una vittoria della Lega", a dimostrazione che l'obiettivo è "ora condiviso dalla maggioranza". Poi si è rivolta direttamente al Consiglio di amministrazione della televisione pubblica, dicendo: "Ora tocca al Cda RAI prendere atto della volontà del Parlamento e presentare un piano di valorizzazione dell'azienda investendo sulle risorse interne e sui prodotti editoriali interni della RAI permettendo così il taglio del canone".

In realtà, sono intervenuti a calmare le acque i relatori del provvedimento. Rosso ha subito specificato: "Non è un taglio del canone Rai, ma stabilizza le risorse della Rai, così come chiede l'Europa". Ovvero, "obblighiamo qualsiasi governo che prenderà le sue decisioni ogni anno sul canone a dire: lo puoi abbassare, ma devi trovare dei fondi". Il forzista ha anche aggiunto che non gli "risulta" che il governo "abbia intenzione di abbassare il canone".

Dal M5s, la senatrice Barbara Floridia (già presidente della commissione di Vigilanza Rai), ha sminuito: "Per non andare contro l'Ue hanno provveduto con una norma a dire: ‘Vabbè, se lo tagliamo di qua, i soldi li prendiamo di là'. È una clausola precauzionale". La proposta pentastellata, ha sottolineato, era ben diversa: "Tagliare il canone, nel senso che le risorse per la Rai vanno messe in concessione, così nessuno può cambiarle, e prenderle dalla fiscalità generale, in modo che sia una tassa progressiva".

Cosa può succedere

Dunque, quali prospettive ci sono per il taglio del canone? Al momento sembra che, sul piano politico, solo la Lega sia disposta a puntarci. Da qui alla prossima legge di bilancio, il Carroccio potrebbe insistere perché una riduzione venga inserita. Il problema per i leghisti è che la riforma Rai è ancora in lavorazione, non approvata ufficialmente. Quindi, per il momento, si parla solo di ipotesi.

Peraltro, il testo attuale afferma che la riduzione del canone "non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente". Quindi anche se tutta la procedura parlamentare si chiudesse in tempi rapidi, e il governo arrivasse a varare un taglio del canone Rai prima delle prossime elezioni, con la riforma per come è scritta al momento si potrebbe al massimo scendere da 90 euro a 85,50 euro all'anno. Non proprio un salto eclatante da rivendicare in campagna elettorale.

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