Ormai conosciamo il giochino.
Il governo fa una conferenza stampa e annuncia roboante una nuova misura economica: via le accise sulla benzina, via il bollo sull’auto e sulle moto. Ma anche giù il canone Rai, via le tasse sugli straordinari e un bell’incentivo per chi assume i giovani. E ogni volta giù applausi al governo che taglia le tasse e che “mette i soldi” per cambiare le cose.
Già. Peccato che dietro a ognuna di queste misure e a ognuno di questi annunci vada cercata la data di scadenza, come per lo yogurt in frigorifero. Che il taglio del bollo dell’auto è finanziato per il solo 2027, coi soldi residui del PNRR, e poi vedremo. Che le accise sulle benzina vengono tagliate sì, per un mese o due, e poi vedremo.
E poi si vede, per l’appunto. Perché se torni indietro e vai a vedere, buona parte delle misure che il governo ha annunciato e rivendicato sono già scadute da un bel po’ e non sono mai state rinnovate: dal taglio del canone Rai, alla dote famiglia sport, dal bonus Natale a quello nuovi nati. Tutte misure che durano – o sono durate – un anno o due, e poi basta.
Pagella Politica ha messo in fila le misure spot e i bonus temporanei di questo governo e ne ha contate trenta in quattro anni. Ma di fatto sono sempre gli stessi soldi che girano, come i carrarmati di Mussolini alla vigilia della seconda guerra mondiale: tolti da una parte e messi dall’altra per dare l'illusione di avere un esercito fortissimo. O di aver fatto tantissimo.
Il governo, perlomeno, sul fronte del bollo, annuncia l’intenzione di renderlo strutturale in legge di bilancio. E magari, forse, finalmente, sarà la volta buona in cui davvero “poi vedremo” una misura temporanea che diventa strutturale. Ma fino a ora, la politica economica di questo governo è stata questa roba qua: una serie impressionante di prove gratuite e di assaggi con lo stuzzicadenti sopra, come nelle corsie del supermercato. Buone a farsi la bocca per qualche mese e per ingraziarsi di volta in volta un pezzettino di elettorato. Del tutto inefficaci per rilanciare l’economia. Che per crescere ha bisogno di misure strutturali, di soldi veri, di piani di lungo periodo. Non di “poi vedremo”
E infatti, guarda un po’, non cresce.