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23 Maggio 2022
11:54

Strage di Capaci, Draghi: “Falcone un eroe”. Mattarella: “Dimostrò che la mafia non è imbattibile”

A trent’anni dalla strage di Capaci la politica ricorda Giovanni Falcone: “Insieme a Borsellino aveva dimostrato che la mafia non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla”, dice il Presidente Mattarella a Palermo. Per Draghi l’eroismo di Falcone “ha radicato i valori dell’antimafia nella società, nelle nuove generazioni, nelle istituzioni repubblicane”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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A trent'anni dalla strage di Capaci – in cui morirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della sua scorta – l'Italia si stringe per ricordare quel giorno sanguinoso e il suo significato nella lotta alla mafia, che il 23 maggio 1992 fece saltare quell'autostrada con una bomba. "A trent’anni dalla strage di Capaci, il governo ricorda con profonda commozione Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro – commenta il presidente del Consiglio, Mario Draghi – La loro memoria è forte, viva, universale". E continua: "Grazie al coraggio, alla professionalità, alla determinazione di Falcone, l’Italia è diventato un Paese più libero e più giusto. Falcone e i suoi colleghi del pool antimafia di Palermo non hanno soltanto inferto colpi decisivi alla mafia. Il loro eroismo ha radicato i valori dell’antimafia nella società, nelle nuove generazioni, nelle istituzioni repubblicane". Oggi "dobbiamo continuare a far rivivere il senso più profondo dell’eredità di Falcone, nella lotta senza quartiere alla criminalità organizzata e nella ricerca della verità. Lo dobbiamo ai loro cari e ai cari di tutte le vittime dello stragismo mafioso".

Alla cerimonia in corso al Foro Italico di Palermo interviene il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: "Sono trascorsi trent'anni da quel terribile 23 maggio allorché la storia della nostra Repubblica sembrò fermarsi come annientata dal dolore e dalla paura – ricorda il capo dello Stato – Il silenzio assordante dopo l'inaudito boato rappresenta in maniera efficace il disorientamento che provò il Paese di fronte a quell'agguato senza precedenti. Nel 1992 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono colpiti perché, con la loro professionalità e determinazione, avevano inferto colpi durissimi alla mafia, con prospettive di ulteriori seguiti di grande efficacia, attraverso una rigorosa strategia investigativa capace di portarne allo scoperto l'organizzazione". La mafia "li temeva per questo – sottolinea Mattarella – perché avevano dimostrato che essa non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto". E ancora, ricordando Falcone: "La fermezza del suo operato nasceva dalla radicata convinzione che non vi fossero alternative al rispetto della legge, a qualunque costo, anche a quello della vita. Con la consapevolezza che in gioco fosse la dignità delle funzioni rivestite e la propria dignità. Coltivava il coraggio contro la viltà, frutto della paura e della fragilità di fronte all'arroganza della mafia. Falcone non si abbandonò mai alla rassegnazione o all'indifferenza".

"A trent'anni dalla strage di Capaci il giudice Giovanni Falcone continua a guidare la lotta alla mafia – commenta la presidente del Senato, Elisabetta Casellati – Il suo coraggio rivive ogni giorno nel desiderio di riscatto della sua Sicilia e dell'intero Paese. L'intuito, la determinazione e il sacrificio di Falcone, ci indicano la strada per reprimere il fenomeno mafioso alimentando quella rivoluzione pacifica che parte dai più giovani, dalle scuole per arrivare al cuore di tutta la società nel segno della legalità". Per il presidente della Camera, Roberto Fico, questo giorno "ha cambiato la storia del nostro Paese, è un giorno che segna per l'Italia un cambio di passo e di rotta". È un giorno "di sofferenza collettiva e personale". E, arrivando a Palermo, sottolinea: "Bisogna insistere sempre per cercare la verità, dobbiamo arrivare a trovare tutta la verità, perché la verità significa giustizia, la giustizia significa consapevolezza di quello che siamo".

"La forza di Giovanni Falcone" è "un seme che germoglia nella resistenza di tanti giovani, cittadini, associazioni, imprenditori, giornalisti e uomini delle Istituzioni, che si ribellano ogni giorno alle mafie", commenta il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. "La strage di Capaci ha seminato sangue, morte disperazione ma ha lasciato un seme eccezionale soprattutto sulle giovani generazioni – dice il segretario della Lega, Matteo Salvini, all'inizio del suo intervento elettorale a Senago, in provincia di Milano – E la mafia va combattuta sempre, comunque e dovunque portando via anche le mutande a questi stronzi". Per la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, "Cosa Nostra ebbe vigliaccamente bisogno del tritolo per fermare un uomo forte e coraggioso. Uccisero la persona, ma non le sue idee e il suo ricordo. Giovanni vive ancora nella mente e nel cuore di chi crede in un'Italia più giusta e libera da ogni mafia".

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