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Sondaggi politici, Meloni regge al 41% ma indebolita: gli scenari nel governo un mese dopo il referendum

A un mese dal referendum sulla giustizia, Meloni regge ma indebolita. Per il centrosinistra si è aperta un’opportunità ma i leader faticano a coglierla. Lo dice il sondaggio condotto da Demox, che evidenzia la tenuta della fiducia nei confronti di Meloni (al 41,4%) ma il progressivo logoramento del suo governo.
A cura di Giulia Casula
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È passato un mese dal referendum sulla giustizia. La coalizione guidata da Giorgia Meloni regge ma decisamente indebolita. Prima la sconfitta, poi ciò che ne è seguito – dimissioni, scandali politici, crisi energetica, rapporto con Trump – hanno incrinato la leadership della premier. Per la prima volta negli ultimi quattro anni, da quando si è insediato il governo, Meloni vede volgere al termine la sua luna di miele con gli elettori. Per il centrosinistra si è aperta un'opportunità ma i leader delle opposizioni faticano a coglierla. È quello che emerge dal sondaggio condotto da Demox, che evidenzia la tenuta della fiducia nei confronti di Meloni (al 41,4%) ma il progressivo logoramento del suo governo.

Per il 57,1% degli elettori Meloni non deve dimettersi

Il primo elemento posto in rilievo è il quesito sulle dimissioni di Meloni. La risposta è abbastanza netta. Per il 57,1% degli elettori intervistati la premier non dovrebbe lasciare il suo incarico a Palazzo Chigi. La maggioranza dunque, opta per una continuità di mandato. Dall'altra parte la quota di coloro che vorrebbero le dimissioni è consistente (il 38,2% contro un 4,7% di indecisi) ma minoritaria, e dunque insufficiente a creare un qualche tipo di pressione. A un mese dal voto, il referendum non ha prodotto il ribaltamento che alcuni potevano aver ipotizzato.

Meloni mantiene il primato della fiducia con il 41,1%

Anche sul piano della fiducia, Meloni mantiene il suo primato. È la leader di cui ci si fida di più, al 41,4%, e la prima scelta come guida nel Paese nel caso di un post-Meloni I, con il 34,8% delle preferenze. I due avversari del campo largo, Giuseppe Conte e Elly Schlein si fermano molto prima: rispettivamente al 18,2% e 16,3%.

Ci sono però due aspetti che vale la pena segnalare. Il primo è il consolidamento politico di Roberto Vannacci, a cui viene riconosciuta una fiducia del 7,1%, come possibile capo politico dopo Meloni. Da quando è uscito dalla Lega e ha lanciato il suo movimento, Futuro Nazionale, l'ex generale si è imposto come leader di un'area identitaria visibile e autonoma.

Il secondo aspetto riguarda gli elettori distanti dall'intera classe politica, sia di centrodestra anche di centrosinistra. La quota di coloro che non si riconoscono in nessuna delle forze che compongono lo spettro politico italiano è rilevante: l'8,9%.

Per il 39,1% degli intervistati Meloni resta al governo ma è indebolita

Il sondaggio delinea un quadro di ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi e quanto emerge, per ora, è in linea con la realtà. Il 39,1% crede che Meloni resterà ma meno forte; il 31,1% invece, è convinto che la leader di FdI manterrà la sua forza; l'11,3% pensa che ci sarà una crisi di governo mentre l'8,4% ipotizza le elezioni anticipate. Il restante 10,1% non sa.

Sommando le prime due percentuali, possiamo dire che le ipotesi di prosecuzione del governo raggiungono in buon 70,2% rispetto a scenari più instabili (crisi o voto anticipato). "Il sistema immagina un premier logorata più che travolta, con un governo meno saldo ma non terminato. Non un crollo ma una fase di usura", sottolineano i sondaggisti.

Il campo largo c'è ma non è decisivo

Sul fronte delle opposizioni per il momento il campo largo arranca. Uno schieramento c'è ma non è ancora ben consolidato (per il 61% degli elettori). "Conte e Schlein – si legge – presidiano una fascia rilevante ma restano strategicamente sdoppiati". Il risultato è che anziché parlare di un'unica alternativa, si parla di più alternative "disperse e prive di baricentro competitivo unico".

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