La riforma dello Ius Culturae trova largo consenso tra i cittadini italiani. A mostrarlo sono i dati raccolti dall'Istituto di ricerca Demos e diffusi su La Repubblica. Il progetto di riforma del diritto alla cittadinanza trova sostegno soprattuto tra gli elettori di sinistra, ma presenta un consenso piuttosto trasversale: due terzi degli italiani infatti si esprimono positivamente nel merito.

Nel dettaglio, gli elettori più favorevoli alla riforma sono quelli del Partito Democratico (93%), di Italia Viva (82%) e di Forza Italia (81%). Una larga maggioranza si trova anche tra gli elettori del Movimento Cinque Stelle con un 71% di favorevoli. Prevalgono i contrari tra gli elettori di Lega e Fratelli d'Italia: solo il 46% dei primi è favorevole e il dato scende per i secondi al 36%.

Ius Culturae, i più favorevoli sono giovani e anziani

L'Istituto Demos ha anche calcolato i dati in funzione dell'età degli intervistati e ciò che emerge è un consenso pronunciato tra due categorie agli antipodi: i giovani e gli anziani. Il 71% di entrambe le categorie infatti di è detto favorevole alla riforma dello Ius Culturae. La percentuale più bassa di consensi si registra nella fascia della mezza età: tra i 45 e i 54 anni solo il 59% è favorevole. Più omogenee le fasce di elettori tra i 30-34 anni e quelli tra i 55 e i 64, a favore rispettivamente il 68% e il 64% di loro.

Sondaggi, in tutta Italia prevalgono i favorevoli allo Ius Culturae

L'area geografica in cui si vive non sembra influenzare particolarmente i giudizi degli italiani in merito alla riforma, con l'eccezione del nord-est, dove si registra la percentuale più bassa nella Penisola. In quest'area il 58% degli intervistati è favorevole, mentre nelle altre aree di ricerca il consenso oscilla tra 67% e il 69%, con il Nord ovest dove si registra il massimo e il Centro sud e Centro nord dove invece si registra il minimo.

"Sono favorevoli oltre i due terzi tra i cittadini e 7 su 10 fra i più giovani e gli anziani. Ci sarebbero, dunque, le premesse per approvare la riforma – ha commentato il sociologo Ilvo Diamanti – ma non è detto che ciò avvenga davvero. Basta pensare alla sorte dello Ius soli, una riforma che disponeva, a sua volta, di un consenso maggioritario fra gli elettori, ma venne ritirato dal Pd prima che fosse discusso alla Camera per timore di venire penalizzato alle elezioni politiche (allora) prossime. Senza grande fortuna come si è visto. Al contrario: il PD pagò doppiamente perché apparve un partito in fuga dalle proprie responsabilità. Un rischio che si si ripropone anche oggi". La legge sullo Ius Culturae era stata proposta dall'attuale ministro per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, ma il governo aveva sostenuto non fosse una priorità.