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Sondaggi politici, cresce FdI mentre Vannacci tocca il 4%: Lega e Forza Italia di nuovo appaiati

Fratelli dItalia torna a crescere, mentre i suoi alleati restano distanti. Complice il calo degli azzurri, FI e Lega sono nuovamente appaiati. Spicca, ancora una volta, Futuro Nazionale, con un solido 4%. In calo invece Pd, M5s e Avs. Ecco il sondaggio di Noto per Porta a Porta.
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Fratelli dItalia torna a crescere, al 29,5%, mentre i suoi alleati restano distanti: Forza Italia e Lega sono nuovamente appaiati, complice il calo dei consensi registrato dagli azzurri. Nell'area di centrodestra ma fuori dalla coalizione di governo spicca, ancora una volta, Futuro Nazionale, che mantiene un solido 4%. In calo invece, i tre principali partiti di centrosinistra: Pd, M5s e Alleanza Verdi-Sinistra. Vediamo nel dettaglio che cos'è emerso da sondaggio di Noto per Porta a Porta.

Il quadro delle coalizioni

Partiamo dal dato aggregato delle coalizioni. L'immagine che emerge è quella di un Paese diviso in due blocchi. Da una parte il centrodestra, stabile con il 46% dei consensi; dall'altra, a una distanza impercettibile, si posiziona il campo largo, che si attesta al 45,5%, registrando una crescita di mezzo punto percentuale (+0,5%). Una differenza di appena lo 0,5% che evidenzia una competizione serratissima e che ad oggi rende difficile prevedere quale sarà la coalizione vincente alle prossime elezioni. Se si andasse al voto ora infatti, l'esito sarebbe un vero e proprio testa a testa. Molto dipenderà anche dalle alleanze con i partiti rimasti fuori dagli schieramenti – Futuro Nazionale e Azione soprattutto – decisivi per la riuscita alle urne.

Le intenzioni di voto

All'interno della coalizione di governo, Fratelli d'Italia mantiene la sua leadership. Il partito guidato dalla premier segna un 29,5%, in crescita di mezzo punto percentuale (+0,5%). FdI continua a staccare nettamente il Pd, con otto punti di distanza, e torna a sfiorare la soglia psicologica del 30%, assorbendo da solo quasi due terzi dell'intero bacino elettorale della propria coalizione.

Quanto agli alleati di governo, la Lega si mantiene stabile al 7%; al contrario, Forza Italia registra la flessione più marcata. Perde infatti un intero punto percentuale (-1%), scendendo anch'essa al 7% e trovandosi così costretta a un ex aequo con il partner leghista. A completare il blocco troviamo Noi Moderati, fermo all'1,5%.

A questi voti si aggiungono quelli che il sondaggio indica come "Altri di centrodestra", riconducibili probabilmente a formazioni ulteriori o a liste civiche, pari all'1%.

Va sottolineato poi il peso specifico di Futuro Nazionale, che occupa la classifica con un ragguardevole 4%. A oltre tre mesi dalla sua nascita, questo dato certifica  il consolidamento di uno spazio politico autonomo attorno alla figura dell'ex generale, capace di attrarre voti ed elettori (tra cui probabilmente qualche deluso del centrodestra).

Sul fronte opposto, il blocco progressista mostra una dinamica peculiare. Tutte e tre le principali forze politiche che lo compongono registrano un calo: il Pd, prima forza dell'opposizione, scende al 21,5% (-0,5%) seguito dal Movimento 5 Stelle che si contrae al 13% (-0,5%); infine Avs, cala al 5,5% (-0,5%). Seguono Casa Riformista – Italia Viva, ferma al 2,5%, e +Europa, con l'1% (entrambe stabili).

Complessivamente però il campo largo cresce grazie a uno slancio, di circa il 2% (indicato nel sondaggio come "Altri del campo largo"). Un raggruppamento in cui probabilmente confluiscono forze civiche, locali o piccole formazioni di centrosinistra che sono riusciti a bilanciare l'erosione di consensi dai tre principali partiti progressisti, spingendo in alto la coalizione nel suo complesso.

Tra le forze centriste rimaste fuori dalle dinamiche di coalizione troviamo: Azione, che con il 2% si colloca al di sotto della soglia di sbarramento (al 3%) e il Partito Liberaldemocratico, che esordisce all'1%.

L'ultimo dato è quello relativo alla partecipazione. La stima dell'affluenza si attesta al 60%, mantenendosi del tutto invariata rispetto al mese precedente. Resta un 40% di astensionisti: una quota silenziosa di aventi diritto disinteressata a partecipare, o delusa dalle forze politiche in campo, che potrebbe giocare un ruolo chiave alle future tornate elettorali nazionali.

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