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Sentenza storica sulla cittadinanza per una famiglia siriana a Trento: “Riconosciuti figli nati all’estero”

La rifrma della cittadinanza, varata un anno fa, ha cambiato le regole per i figli minori dei cittadini naturalizzati. Il caso di una famiglia siriana rifugiata a Trento e una sentenza del tribunale civile potrebbero però cambiare le carte in tavola. Il tribunale: “Riforma allo scopo di limitare l’acquisto della cittadinanza da parte di discendenti”.
A cura di Giorgia Olivieri
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Sei fratelli con due nazionalità diverse. È lo stato giuridico di una famiglia di origini siriane, rifugiata in Italia, che ha visto negato il riconoscimento della cittadinanza italiana a quattro dei figli minorenni poiché nati nel Paese del Medio Oriente. La motivazione è legata alla riforma della cittadinanza, approvata lo scorso maggio in via definitiva, che ha riscritto le regole per il riconoscimento della nazionalità italiana per i minori nati all'estero e figli di cittadini naturalizzati. Una recente sentenza del tribunale di Trento, però, potrebbe far scuola e mettere le basi per riscrivere il diritto.

La vicenda della famiglia rifugiata a Trento dalla Siria

La storia della famiglia interessata dalla sentenza del tribunale civile di Trento inizia nel 2018, quando, attraverso i corridoi umanitari, due genitori e i loro quattro figli, tutti nati in Siria, arrivano in Italia. Qui ottengono lo status di rifugiati e si stabiliscono nel capoluogo trentino. Nel 2023, trascorsi i cinque anni necessari ai rifugiati per ottenere la cittadinanza, il padre avvia le procedure per vedersi riconosciuta la nazionalità italiana.

Nello stesso anno nascono altri due figli della coppia, due gemelli. Dopo due anni di attesa, il giuramento viene fissato per il 5 giugno 2025, ma il 20 maggio dello stesso anno la Camera converte in legge il decreto Cittadinanza, che cambia anche come un genitore naturalizzato può trasmettere la cittadinanza ai propri figli. Il Comune di Trento, quindi, riconosce la cittadinanza solo ai gemelli nati in Italia e non ai loro quattro fratelli, nati, invece, in Siria.

La famiglia, con il supporto dello studio legale Antartide di Roma, decide di presentare ricorso contro la decisione del Comune ma, nel frattempo, il padre muore a causa di una malattia. Il 6 maggio scorso è arrivata la sentenza del tribunale di Trento che ha riconosciuto la cittadinanza italiana a tutti i figli della coppia.

Cosa prevede la riforma della cittadinanza

La riforma della cittadinanza, approvata in via definita nel maggio dello scorso anno e fortemente voluta dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, puntava a limitare il fenomeno dei discendenti italiani residenti all'estero che richiedono la cittadinanza italiana in virtù di un legame di sangue con degli antenati italiani, anche lontani. Il decreto Cittadinanza prende in analisi un fenomeno crescente: in soli dieci anni, tra il 2014 e il 2024, gli italiani residenti all'estero sono aumentati del 40% anche a causa delle numerose richieste di riconoscimento della cittadinanza basato sullo ius sanguinis.

La riforma, quindi, riconosce la nazionalità italiana fino al secondo grado di discendenza per i soggetti maggiorenni e fino al terzo grado per i minorenni. E, in entrambi i casi, solo per quegli antenati senza doppia cittadinanza. Inoltre, il testo promosso da Forza Italia stabilisce che chi possiede un'altra cittadinanza può ottenere lo status di italiano se il genitore naturalizzato ha vissuto in Italia per almeno due anni dopo l'ottenimento della nazionalità, ma prima della nascita del figlio.

La modifica dello scorso maggio mette in contrasto due articoli della stessa legge. Uno, l'articolo 14, da sempre regola come funziona il passaggio della cittadinanza italiana da un genitore naturalizzato al figlio minorenne. L'altro, il 3-bis modificato lo scorso anno, afferma che il genitore naturalizzato non può trasmettere automaticamente la cittadinanza al figlio se questo è nato all’estero prima che il padre o la madre diventassero cittadini italiani.

La sentenza del tribunale: "Status riconosciuto anche a figli nati all'estero"

La sentenza pronunciata dal tribunale di Trento, che estende la cittadinanza italiana a tutti i figli della famiglia, si regge su due considerazioni: da una parte l'avvio della domanda avvenuto prima dell'entrata in vigore della nuova normativa; dall'altra la consapevolezza che la riforma approvata dalla Camera nasce con un'intenzione diversa da quella di modificare le normative che regolano la trasmissione della cittadinanza per gli italiani naturalizzati.

Il foro civile trentino, infatti, scrive nella decisione che la riforma è "noto e pacifico che è stata introdotta dal legislatore con il preciso scopo di limitare l’acquisto della cittadinanza iure sanguinis in relazione al noto fenomeno delle numerose e insormontabili richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di discendenti". Il giudice, quindi, riconosce l'intento della riforma di operare sullo ius sanguinis e non sui casi di trasmissione in seguito alla naturalizzazione di un genitore.

Cosa può fare ora il ministero dell'Interno

La sentenza di Trento apre ora nuovi possibili scenari per il ministero dell'Interno, che potrebbe scegliere di impugnare la sentenza oppure di seguire l'orientamento indicato dal tribunale civile. Nulla esclude, inoltre, la possibilità che la leggi torni in parlamento per essere nuovamente discussa e modificata.

Nel caso in cui il Viminale scegliesse di fare appello, avrebbe trenta giorni di tempo per muoversi in questa direzione. Nel frattempo, la decisione del giudice di Trento può rappresentare un precedente per altri procedimenti in corso nel resto del Paese e orientare le decisioni di altri Comuni d'Italia.

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