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9 Novembre 2022
11:48

Sempre più italiani (soprattutto giovani) se ne vanno all’estero: i dati del Rapporto Migrantes

Il nuovo rapporto della fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo certifica la “fuga” dei giovani dal nostro Paese: ci sono 5,8 milioni di italiani all’estero, e più di uno su 3 ha meno di 35 anni.
A cura di Luca Pons
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Un rifiuto "anagrafico, territoriale e di genere" è ciò che spinge sempre più giovani italiani a lasciare il Paese. A dirlo è l'ultimo Rapporto italiani nel mondo, della Fondazione migrante della Conferenza episcopale italiana. La mobilità italiana, dal 2006 al 2022, è cresciuta dell'87% e oggi gli italiani residenti all'estero sono oltre 5,8 milioni (erano 3,1 milioni nel 2006): è il 9,8% del totale dei residenti in Italia.

"L'Italia ristagna nelle sue fragilità, e ha definitivamente messo da parte la possibilità per un individuo di migliorare il proprio status durante il corso della propria vita accedendo a un lavoro certo, qualificato e abilitante", ovvero si è fermato l'ascensore sociale, afferma il rapporto.

Tra i 5,8 milioni di italiani che risiedono all'estero, il 48,2% sono donne. Il 14,5% è composto da minorenni, il 21,8% ha tra i 18 e i 34 anni e il 23,2% è nella fascia 35-49 anni. La popolazione under 35 quindi è il 36,3% del totale (circa 2 milioni di persone), mentre tra i cittadini italiani residenti in Italia, questa fascia d'età rappresenta il 29,3% della popolazione. Anche la popolazione under 50 è in proporzione più numerosa tra gli italiani all'estero: il 53,8%, contro il 47,2% degli italiani in Italia. Questo dato non tiene conto degli stranieri che risiedono in Italia, che sono quasi 5,2 milioni, rappresentano l'8,8% della popolazione del Paese e sono più numerosi nelle fasce giovani.

Un rifiuto ‘anagrafico', quello percepito dai giovani italiani, perché l'occupazione delle persone tra i 15 e i 29 anni in Italia è particolarmente bassa: 29,8% nel 2020, contro una media dell'Unione europea del 46,1%. La differenza è evidente anche considerando che la fascia d'età 45-54 anni ha un tasso di occupazione che sfiora il 73%.

Ma c'è un rifiuto ‘territoriale': i giovani che hanno un lavoro sono il 37,8% nel Nord, il 30,6% al Centro e solo il 20,1% al Sud. Infine, a questo si aggiunge il rifiuto ‘di genere': ai due estremi della scala, i giovani uomini del Nord hanno un tasso di occupazione al 42,2% (quasi nella media europea) mentre per le donne residenti nel Mezzogiorno lo stesso dato è al 14,7%.

Ecco, così, spiegato il motivo per cui la mobilità femminile verso l'estero, sempre dal 2006 al 2022, è quasi raddoppiata: +94,8%. Il rapporto di Migrantes la mette così: "L'Italia continua a mantenere i giovani confinati per anni in "riserve di qualità e competenza" a cui poter attingere, ma il momento non arriva mai".

Nell'ultimo anno, l'Italia ha perso lo 0,5% della sua popolazione residente: sono oltre 274mila persone. E non ci sono neanche grandi differenze tra le Regioni in questo, dato che tutte perdono residenti. Il fenomeno ha radici profonde. Dei residenti all'estero, circa uno su 5 (il 19,7%) è iscritto da meno di 5 anni all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero), ma la metà lo è da oltre 15 anni: il 50,3%.

Il rapporto Migrantes associa la crescita delle partenze "alla profonda crisi vissuta nel 2008-2009 dal nostro Paese". Ma anche una crisi più recente, quella legata alla pandemia da Covid-19, ha reso i giovani "una delle categorie più colpite dalle ricadute sociali ed economiche", ricorda il documento. Così, l'Italia si trova "demograficamente in caduta libera".

Un commento ai dati del rapporto arriva anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "A partire sono principalmente i giovani – e tra essi giovani con alto livello di formazione – per motivi di studio e di lavoro. Spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione". In molti casi, sottolinea Mattarella, "chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio".

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