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Scuola, la Lega torna ad attaccare la ‘propaganda islamista’ e chiede di vietare il velo per le bambine

Oggi il deputato della Lega Rossano Sasso ha presentato alla Camera una risoluzione con cui impegna il governo “a intraprendere azioni” contro la presunta propaganda islamista nelle scuole. Si tratta di un vecchio cavallo di battaglia per il partito, che è tornato pure a chiedere il divieto del velo per le bambine “a cui viene evidentemente imposto”, sostiene la vicesegretaria e europarlamentare Silvia Sardone.
A cura di Giulia Casula
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È un chiodo fisso in via Bellerio, cuore pulsante della Lega, dove a turno i più agguerriti del partito sono soliti agitare il grande spauracchio "dell'islamizzazione". Oggi è stata la volta del deputato Rossano Sasso, che ha presentato alla Camera una risoluzione con cui impegna il Governo "a intraprendere azioni" contro la presunta propaganda islamista. A supportarlo, l'europarlamentare e vicesegretaria del partito, Silvia Sardone, che si è spinta a chiedere il divieto del velo per le bambine "a cui viene evidentemente imposto".

La risoluzione del Carroccio arriva proprio nel giorno in cui il leader di Forza Italia, Antonio Tajani prova timidamente a spingere sullo ius scholae e sulla riforma della legge sulla cittadinanza. Modifiche di cui però, i suoi alleati non vogliono sentire parlare e l'ennesima proposta restrittiva arrivata oggi dalla Lega ne è la dimostrazione (oltre che un ulteriore segnale delle divergenze tra i due partner).

Nella testo depositato in Parlamento si chiede che le iniziative proposte dalle scuole – visite, incontri e progetti – sull’Islam vengano sottoposti all'autorizzazione preliminare delle famiglie affinché "non diventino occasione per propagandare ideologie in contrasto con il nostro ordinamento e per assicurare che tutte le attività proposte nelle scuole del Paese rispondano a criteri di oggettività e trasparenza, nonché che venga acquisita preliminarmente l'autorizzazione delle famiglie".

A difesa della sua tesi, che ciclicamente viene riproposta tra le fila leghiste, Sasso cita una serie di esempi, dai crocifissi ‘tolti' dalle classi alle recite di Natale ‘annullate', fino alle visite di Imam a scuola dedicate alla lettura del Corano. Insomma tutti casi che dovrebbero scatenare indignazione secondo la Lega, che in più occasioni li ha adoperati per portare avanti la sua crociata contro l'Islam. "Siamo preoccupati di fronte al tentativo di islamizzazione delle nostre scuole e per la prima volta c’è una previsione normativa che vuole porre un argine a una deriva che ha poco di pedagogico", ha spiegato il deputato.

Cosa dice la risoluzione contro la ‘propaganda islamista'

La risoluzione sottolinea che "se è vero che lo spazio scolastico deve restare autonomo, è altresì indubbio che in esso debbano essere rappresentate tutte le opinioni presenti nel dibattito pubblico, nel pieno rispetto del principio del contraddittorio, senza cadere in eccessi demagogici di alcun tipo e che, laddove si organizzino attività rivolte agli studenti di scuola primaria e secondaria di primo grado si presti ancora più attenzione ai temi trattati e sia indispensabile acquisire preventivamente l'autorizzazione delle famiglie; diventa infatti urgente inserire disposizioni in materia di consenso informato preventivo delle famiglie in relazione ad attività scolastiche riguardanti temi sensibili quali possono essere la religione o la sessualità, con particolare riferimento al Patto educativo di corresponsabilità tra scuola, famiglia e studenti, alle attività extracurricolari e alle attività relative all'ampliamento dell'offerta formativa previste dal Piano triennale dell'offerta formativa; intento comune deve essere quello di rafforzare l'alleanza scuola-famiglia, affinché, nel rispetto del primato educativo della famiglia, della libertà di insegnamento dei docenti e dell'autonomia riconosciuta alle istituzioni scolastiche, tutte le componenti abbiano un ruolo strategico e siano parte attiva del processo formativo ed educativo; in mancanza di strumenti che agevolino l'assunzione di responsabilità e l'impegno di tutti i protagonisti della scuola – ciascuno secondo i propri ruoli e le proprie competenze – a condividere i contenuti e a rispettare i principi del patto educativo, a parere degli scriventi, la scuola resta al centro di un corposo tentativo di strumentalizzazione da parte di alcuni gruppi di pressione che vorrebbero superare il dibattito sociale, politico e istituzionale per indottrinare gli studenti con principi non riconosciuti dal nostro Stato, parlandone nelle aule e ottenendo così maggiore risonanza".

Il testo quindi, "impegna il Governo a intraprendere azioni affinché iniziative proposte in tal senso dalle scuole non diventino occasione per propagandare ideologie in contrasto con il nostro ordinamento e per assicurare che tutte le attività proposte nelle scuole del Paese rispondano a criteri di oggettività e trasparenza, nonché che venga acquisita preliminarmente l'autorizzazione delle famiglie".

Un vecchio cavallo di battaglia

Ora la risoluzione dovrà essere incardinata in commissione, a cui seguiranno delle audizioni "per garantire una presa di coscienza e per dare a tutti la possibilità di dimostrare che non stiamo gridando al vento un pericolo inesistente", ha ribadito "Noi temiamo che a causa di alcuni precetti ci siano delle incompatibilità con il nostro ordinamento, non solo con i nostri usi e costumi", ha rimarcato. Sasso però, ci ha tenuto a ribadire di non volere lanciare allarmi. "Senza essere accusati di islamofobia, noi vogliamo che la scuola sia un luogo dove bambini di tutte le religioni possano convivere pacificamente senza il predominio di uno sull'altro", ha concluso.

Gli fa eco Sardone: "Per non urtare i musulmani ci stiamo annullando". L'europarlamentare ritiene che informare i genitori su ciò che succede a scuola e ottenerne il consenso potrà "sicuramente funzionare", perché "le scuole non possono essere utilizzate come luogo di propaganda politica ma per formare gli italiani di domani". Per la vicesegretaria la presunta islamizzazione della società non è un fenomeno che avviene da un giorno all’altro "ma se non mettiamo dei paletti sarà un epilogo certo". Un ‘assalto ideologico' che stando al numero di appelli lanciati dalla Lega negli anni si sarebbe già dovuto verificare, ma di cui ad oggi ancora non si vede traccia.

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