Il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto Sblocca cantieri: 142 i voti favorevoli, 94 i contrari e 17 gli astenuti. Ora il testo passa alla Camera per l’approvazione definitiva che deve avvenire entro il 17 giugno, pena la decadenza del decreto. A votare a favore sono stati solamente i senatori di Lega e Movimento 5 Stelle, contrari Pd, Leu e Fi. Astenuti gli esponenti di Fratelli d’Italia. Il decreto Sblocca cantieri è stato al centro dello scontro politico nella maggioranza per un emendamento proposto dalla Lega con cui si sospendeva per due anni il codice degli appalti. Subito dopo l’appello del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rivolto ai leader dei due partiti, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il vertice di Palazzo Chigi sul tema si era concluso con un nulla di fatto, per le posizioni divergenti delle due forze di maggioranza. La situazione si è sbloccata solamente il giorno dopo, in seguito a una telefonata pacificatrice tra Di Maio e Salvini: si è deciso di optare per un compromesso, con un parziale stop al codice degli appalti.

Durante l’esame del Senato il testo è stato modificato con una riscrittura dell’articolo 1, riguardante le modifiche e le sospensioni di alcune norme del codice degli appalti. Nessuno stop completo, quindi. Altre novità introdotte riguardano le amministrazioni pubbliche, che non dovranno più selezionare i commissari di gara all’interno di un albo costituto dall’Autorità Anticorruzione. Ancora, è previsto il ritorno degli appalti integrati: le amministrazioni non dovranno più fare i progetti esecutivi prima di affidare i lavori alle ditte vincitrici dell’appalto, ma saranno queste ultime a occuparsi di tutto, dalla progettazione all’esecuzione.

L’approvazione del decreto Sblocca cantieri al Senato viene accolta positivamente da Matteo Salvini: “Siamo orgogliosi di offrire agli imprenditori e agli amministratori locali regole più semplici, efficaci e trasparenti. Restano incomprensibili le critiche di chi vorrebbe burocrazie e procedure più complicate perché lì più facilmente trovano spazio corruzione e illegalità”. Esulta anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: “Per il governo l'approvazione di questo decreto al Senato era un vero e proprio giro di boa. Il fatto che l'abbiamo passato con successo dimostra la nostra solidità politica su un esame importante”.

Dure critiche arrivano invece dal presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, secondo cui il decreto “è stato fatto segno di numerose e sostanziali modifiche e ad oggi si fa fatica ad orientarsi fra gli emendamenti e i subemendamenti approvati e modificati e a individuare un testo su cui potersi confrontare”. Ma secondo Cantone la certezza è che “il settore degli appalti ha assoluto bisogno di stabilità e certezza delle regole e non di continui cambiamenti”. Il presidente dell’Anac sottolinea che le modifiche apportate al testo “aumentano certamente il rischio di scelte arbitrarie, se non di fatti corruttivi”.