Sanità, scattano nuove tariffe per visite ed esami dal 21 settembre: di quanto aumentano i rimborsi

Dal prossimo 21 settembre entreranno in vigore le nuove tariffe nazionali per i rimborsi delle prestazioni garantite dalle strutture sanitarie per conto del Sistema sanitario nazionale.
Con l'intesa raggiunta ieri in Conferenza Stato-Regioni, infatti, il cosiddetto decreto ministeriale tariffe introduce la revisione tariffaria prevista dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per la specialistica ambulatoriale e l'assistenza protesica entro il termine del mese di settembre 2026 fissato dalle recenti sentenze del giudice amministrativo, così da sostituire il precedente decreto del 2024 (che era stato annullato dalle sentenze del Tar del Lazio a seguito dei ricorsi presentati dalle strutture private accreditate, che ritenevano gli importi indicati inadeguati)
La data del 21 settembre è individuata su proposta della Conferenza delle Regioni al fine di gestire in modo certo la transizione dal vecchio al nuovo regime. L'aggiornamento riguarda 448 prestazioni di tipo specialistico e 222 codici identificativi del nomenclatore dell'assistenza protesica su misura, con particolare attenzione agli ausili per le persone con disabilità.
Quanto aumentano visite ed esami: la tabella delle tariffe per prestazione
Per effetto del nuovo decreto, l'impatto complessivo sulle finanze statali sarà di 210,7 milioni di euro all'anno, di cui 183,1 per la specialistica ambulatoriale e 27,6 per la protesica. Per il 2026 l'impegno finanziario per lo Stato è stimato in circa 70 milioni.
Le risorse arrivano dall'ultima manovra, che ha destinato 100 milioni di euro per l’anno in corso e 183 milioni per il 2027. Il decreto approvato dalla Conferenza Stato Regioni prevede ad esempio un aumento medio di 26 euro sul rimborso di una prima visita specialistica, ma la cifra può salire per altre branche Come scrive il Sole 24 Ore, gli aumenti medi si aggirano intorno al 5,8% in più, e riguardano altre prestazioni specialistiche, secondo una tabella preparata dal Corriere della Sera:
- ecocolordoppler (aumento del 5,4)
- medicina nucleare (aumento del 4,5)
- diagnostica vascolare (aumento del 52,5%)
- elettromiografia (aumento del 13,3%)
- altra diagnostica strumentale (aumento del 3,8%)
- biopsia (aumento del 16,8%)
- prelievo (aumento del 12,8%)
- riabilitazione (aumento del 9%)
- dialisi (aumento del 3,6%)
- prima visita (aumento del 4,4%)
Proteste delle strutture private accreditate con il Ssn contro le nuove tariffe
Secondo Uap-Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata il testo del nuovo decreto Tariffe "non risolve le gravi criticità del provvedimento del 25 novembre 2024, annullato con efficacia differita dal Tar Lazio per le carenze riscontrate nell'istruttoria e nella metodologia di determinazione delle tariffe".
Il punto è che "il nuovo schema sarebbe stato definito senza un effettivo confronto preventivo con le organizzazioni rappresentative delle strutture che ogni giorno erogano prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale".
"Non è sufficiente comunicare che sono state aumentate alcune tariffe – afferma Mariastella Giorlandino, presidente di Uap – Occorre dimostrare che ciascun importo consenta realmente di coprire il costo industriale della prestazione, tenendo cioè conto del personale, dei reagenti, dei dispositivi, delle tecnologie, delle manutenzioni, dell'energia e degli obblighi organizzativi e regolatori".
Il confronto tra il tariffario del 2024 e quello allegato alla nuova bozza "restituisce un dato particolarmente significativo: su 2.040 codici della specialistica ambulatoriale esaminati, 1.591 tariffe restano invariate, mentre gli aumenti interessano 448 codici. L'aumento medio complessivo indicato dal ministero non prova che le singole prestazioni siano oggi adeguatamente remunerate. Un dato medio può infatti dipendere da incrementi concentrati su alcune categorie, mentre molte altre tariffe restano invariate o vengono aumentate in misura inferiore alla crescita effettiva dei costi".
"Il caso del laboratorio è emblematico – sottolinea il comunicato – Il ministero assume un rapporto medio tra costi e ricavi pari al 99,7 per cento come indice di sostanziale adeguatezza del tariffario. Ma quel valore descrive soltanto il risultato complessivo dell'aggregato: prestazioni fortemente sotto-remunerate possono essere compensate, nella media, da altre più favorevolmente valorizzate. Per questo il 99,7 per cento non dimostra che ogni singolo esame sia economicamente sostenibile. Un tariffario insufficiente danneggia anche la sanità pubblica, perché valorizza le prestazioni a importi che possono risultare inferiori ai costi sostenuti, aggravando gli squilibri di bilancio e riducendo le risorse disponibili per personale, tecnologie e organizzazione dei servizi. Analoghe perplessità riguardano la diagnostica per immagini, le visite specialistiche, la riabilitazione e tutte le attività nelle quali il costo del personale rappresenta la componente prevalente".