Morte Fakir, cosa dicono le linee guida sui fermi di Polizia: “No posizione prona e compressione del torace”

La Procura di Bologna sta indagando per risalire a eventuali responsabilità sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta mentre era stato immobilizzato a terra ieri 19 luglio in via Svevo da due poliziotti. Al vaglio degli inquirenti c'è anche un video girato da un residente che riprende l'accaduto: si vede la vittima a pancia in giù immobilizzata dagli agenti sopra di lui e con una terza persona, molto probabilmente un residente, che gli blocca le caviglie. La vittima ha gridato "Basta, aiuto", poi si è sentito male. Gli inquirenti hanno iscritto sei persone nel registro delle annotazioni preliminari della Procura di Bologna: si tratta di quattro operatori dell'ambulanza e i due poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio. L'ipotesi di reato è l'omicidio colposo. A breve verrà eseguita anche l'autopsia, ma cosa potrà svelare l'esame autoptico?
A Fanpage.it il medico legale Sabino Pelosi, che si è già occupato di casi simili, ha precisato: "La morte avviene per una molteplicità di fattori coesistenti. C'è sicuramente lo stress dell'arresto, che produce molta adrenalina. Fondamentale sarà anche l'esame tossicologico per capire se c'è stata una assunzione pregressa di alcol o sostanze stupefacenti da parte della vittima. O se assumeva dei farmaci. Insomma, indispensabile è capire il profilo della vittima. Questo perché più fattori possono essere determinanti per provocare una crisi respiratoria acuta".
Molto probabilmente la causa della morte è un arresto respiratorio. "Queste morti arrivano per una concomitanza di fattori, ciò non toglie che ci siano delle specifiche linee guida per quanto riguarda le forze dell'ordine che vietano di fare determinate manovre in determinati contesti durante l'arresto. Ci sono determinate posizioni che favoriscono la crisi respiratoria: per esempio se immobilizzo il torace limito la capacità respiratoria dell'arrestato". Ora non resta che attendere la conferma da parte dell'autopsia sull'insufficienza respiratoria acuta e intanto si fanno tutti gli accertamenti del caso. Ma cosa prevedono le linee guida per l'arresto o fermo da parte di forze dell'ordine nei confronti di persone non collaborative?
Leggendo le "linee guida per la gestione delle persone non collaborative" pubblicate lo scorso maggio dal Ministero dell'Interno, dal Dipartimento della pubblica sicurezza segreteria del dipartimento Ufficio V – Relazioni sindacali della Polizia di Stato, si legge che gli agenti devono operare tenendo conto di "tre sezioni": ovvero la gestione operativa del soggetto non collaborativo; l'uso di strumenti di dotazione; la tutela sanitaria di un soggetto che potrebbe essere in uno stato di alterazione psico/fisica causato anche da abusi di sostanze stupefacenti o di alcolici. Nel caso di Bologna sicuramente la vittima era in uno stato di alterazione tanto che quando i poliziotti hanno chiesto aiuto al 118 avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica.
Le linee guida, si legge, prevedono che il poliziotto "modello" deve "valutare la necessità dell'uso della forza sulle effettive esigenze in gioco". Ma anche, "evitare l'arresto quando potrebbe dare luogo a gravi danni alla persona dell'arrestato (si consideri il soggetto psichiatrico che richiede specifiche cure sanitarie); usare la forza solo in funzione difensiva; limitare il controllo fisico del soggetto al momento dell'arresto, per breve durata e soltanto in funzione del rapido ammanettamento". Ma che manovre sono vietate?
Nel capitolo della "tutela sanitaria del soggetto non collaborativo" si legge che "non va prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace, per i rischi che possono provocarsi al sistema cardiaco e agli organi respiratori: il fermato, una volta messo in sicurezza, laddove fosse necessario, nell'attesa dell'intervento di personale sanitario, dovrà essere posto in posizione di decubito laterale".
Non resta ora che capire se i due poliziotti hanno violato qualche linea guida. Si procede così con le indagini sugli agenti e anche nei confronti dei quattro operatori del 118 presenti sul luogo che non sono intervenuti, mettendosi da parte per far procedere i poliziotti con il fermo.