video suggerito
video suggerito

Sanità, la classifica del Ministero della Salute: migliora il sistema, ma il divario tra le Regioni resta

Dove si vive continua a fare la differenza anche quando si parla di sanità. La nuova classifica dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del ministero della Salute, per il 2024, premia il Veneto, seguito da Emilia-Romagna e Toscana, e fotografa un sistema sanitario nel complesso, in miglioramento: le Regioni sotto la soglia minima passano da otto a tre.
A cura di Giulia Renda
Immagine

Quando si parla di sanità, il codice di avviamento postale può fare più differenza di quanto si pensi. Il diritto alle cure è lo stesso in tutta Italia, ma tempi di risposta, organizzazione dei servizi e assistenza sul territorio cambiano da una Regione all'altra. Questo è ciò che si evince dalla fotografia scattata dal monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del ministero della Salute relativo al 2024, dove il Veneto si conferma la Regione con le migliori performance nella sanità pubblica. Il Nuovo sistema di garanzia del ministero della Salute, che ogni anno valuta come le Regioni garantiscono ai cittadini i servizi sanitari essenziali, mostra dei dati che arrivano in un momento in cui la sanità è ancor di più al centro del confronto politico, in vista delle elezioni politiche del 2027, che vedranno tutti i programmi politici percorrere questo tema.

Il Veneto al primo posto, in coda alla classifica la Calabria: i dati del ministero sui Lea

La fotografia dei Lea racconta un Paese più o meno eterogeneo, ma anche un sistema che, nel complesso, migliora. Non a caso le Regioni che non raggiungono gli standard minimi sono passate da otto a tre nel giro di un anno. Subito dietro il Veneto ci sono Emilia-Romagna e Toscana, mentre in coda alla graduatoria restano Calabria, Molise e Sicilia.

Il punteggio finale nasce dalla somma dei risultati ottenuti in tre aree: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera. Tra gli aspetti presi in esame ci sono, ad esempio, le coperture vaccinali pediatriche, i tempi di intervento del sistema di emergenza, l'appropriatezza delle prescrizioni, la percentuale di parti cesarei e gli esiti delle cure per patologie come l'ictus. Secondo il ministero, la prevenzione registra un miglioramento quasi generalizzato su tutto il territorio nazionale. Cresce anche l'assistenza territoriale, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud, pur restando distante dai livelli del Nord. L'assistenza ospedaliera mostra invece una lieve flessione complessiva, mantenendo comunque standard adeguati.

La pagella del ministero della salute: i punteggi per regione

Il ministero della Salute attribuisce questi punteggi:

  • Veneto: 288 punti
  • Emilia-Romagna: 282
  • Toscana: 280
  • Piemonte: 272
  • Provincia autonoma di Trento: 271
  • Lombardia: 270
  • Umbria: 254
  • Liguria: 250
  • Friuli Venezia Giulia: 248
  • Puglia: 242
  • Marche: 237
  • Lazio: 237
  • Abruzzo: 229
  • Valle d'Aosta: 213
  • Sardegna: 212
  • Campania: 209
  • Provincia autonoma di Bolzano: 206
  • Basilicata: 205, Sicilia: 196
  • Molise: 192
  • Calabria: 189

Il monitoraggio dei Lea non misura la "sanità migliore" in senso assoluto, ma verifica se le Regioni riescono a garantire i livelli essenziali di assistenza previsti dal Servizio sanitario nazionale, la classifica, dunque, non va usata per stilare pagelle o alimentare rivalità, ma letta come una mappa dei problemi.

Il messaggio politico di questa classifica è chiaro: la sanità non si misura solo da come funziona un ospedale. Conta sempre di più quello che succede prima del ricovero e dopo le dimissioni, soprattutto per chi convive con una malattia cronica o ha bisogno di assistenza continua. È qui che si concentrano le sfide dei prossimi anni, dalle Case della Comunità all'assistenza domiciliare, fino all'integrazione socio-sanitaria.

Alla fine, i dati confermano che il diritto alla salute è pensato per essere un servizio nazionale, ma la vita e la cura del cittadino cambia molto a seconda della Regione in cui vive. A fare la differenza è soprattutto l'organizzazione dei servizi: dalla capacità di prevenire le malattie all'assistenza sul territorio, fino al collegamento tra medici di base, strutture territoriali e ospedali.

La vera sfida, però, è un'altra. I miglioramenti registrati dagli indicatori dovranno tradursi in un cambiamento concreto per i cittadini: meno liste d'attesa, cure più accessibili e una presa in carico più efficace, soprattutto per anziani e persone con patologie croniche. Perché i numeri possono raccontare un sistema in crescita, ma saranno i cittadini a dire se questa crescita si riflette davvero nella qualità dell'assistenza che ricevono ogni giorno. 

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views