"Rinviato a giudizio. "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino". Articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l'Italia, sempre": così Matteo Salvini ha commentato la notizia di essere stato rinviato a giudizio per il caso Open Arms. Caso in cui è accusato di sequestro di persona e rifiuto d'atti d'ufficio per aver bloccato in mare per ben sei giorni ben 147 migranti: delle persone alla ricerca di un futuro migliore, costretti a prolungare le proprie sofferenze restando giorni e giorni in mezzo al mare in pieno agosto, tenuti sotto scacco dalla retorica dei porti chiusi dell'ex ministro dell'Interno. Uomini e donne, anziani e bambini, in fuga da guerre, violenze e discriminazioni. Da cosa avrebbe difeso il Paese Salvini, precisamente?

Il leader leghista, parlando del caso Open Arms, ha più volte ribadito che la difesa dei confini fosse un suo preciso dovere in qualità di ministro dell'Interno. Ma ci si difende dalle armi o dagli attacchi, non dai profughi che scappano da morte e disperazione in cerca di un'esistenza migliore. L'accoglienza non è un reato. Violare le norme internazionali rifiutandosi di salvare vite umane in mare o negare ai naufraghi un porto sicuro di sbarco, invece, lo è. E a dirlo ci sono la Convenzione di Montego Bay, quella di Amburgo, quella di Ginevra sui rifugiati. Tanto l'Onu quanto la stessa normativa italiana. Spetterà poi al giudice stabilire se ci sia effettivamente stato sequestro di persona o rifiuto di atti di ufficio, chiaramente. Ma non diciamo che Salvini va a processo per aver difeso i confini del Paese, perché non è vero.

Come non è vero che Salvini va a processo "anche a nome vostro", ergendosi a padre di 60 milioni di italiani. Perché non tutti i cittadini erano d'accordo con quello che faceva il governo gialloverde nell'estate del 2019. Non tutti i cittadini volevano che migranti, richiedenti asilo e rifugiati venissero lasciati in mare aperto mentre c'era chi faceva politica sulla loro pelle. Non tutti hanno chiesto i decreti sicurezza.

Per cui no, Salvini non andrà a processo per aver difeso i confini. E non ci andrà nemmeno a nome di tutti gli italiani. Ci andrà perché così è stato deciso prima in Senato e poi dal giudice per l'udienza preliminare di Palermo. E ci andrà perché secondo la procura nell'agosto del 2019 sono stati commessi dei reati contro 147 migranti, che avrebbero dovuto sbarcare e sono stati invece trattenuti nel mezzo del Mediterraneo, davanti alle coste di un Paese che avrebbe dovuto offrire loro un porto sicuro, ma non lo ha fatto.