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Lo so, il titolo di questa puntata della newsletter è sul complottista andante. Un’anomalia, come sa bene chi segue l’Evening Review, ma del tutto giustificata, considerando i tempi strani in cui viviamo. Il riferimento è a una sorta di manifesto politico-ideologico pubblicato su X dall’account ufficiale di Palantir, l’azienda (tra gli altri) di Peter Thiel e Alex Karp, che negli anni è diventata un attore fondamentale nei settori della difesa, della finanza e non solo. Parliamo di un business multimiliardario (il fatturato è di oltre 4,5 miliardi di dollari) e in continua espansione, frutto di collaborazioni con governi, agenzie di intelligence e aziende private. Un colosso tra le Big Tech, insomma, di cui si parla con sempre maggiore preoccupazione. Ma ci torneremo.

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Partiamo, intanto, del manifesto pubblicato su X il 18 aprile. Come ci racconta Valerio Renzi, giornalista e autore della newsletter “S’è destra”, si tratta nient’altro che “del riassunto di quanto espresso dal Ceo dell’azienda Alex Karp, nel libro The Technological Republic, scritto a quattro mani con Nicholas Zamiska, dirigente di primo piano dell’azienda”. Di che stiamo parlando? "Di un libro", spiega Renzi, "che contiene una radicale rivisitazione della dottrina per molto tempo sostenuta dalla destra della Silicon Valley, che ha profuso ogni sforzo possibile per liberarsi dei vincoli dello Stato e della democrazia, professando la libertà individuale assoluta e il superamento della forma Stato come lo conosciamo, in favore di Stati-corporazioni o di micro Stati indipendenti. Una revisione ideologica di cui il principale protagonista è stato Peter Thiel, fondatore e nome più potente di Palantir che oggi, al pari di Karp, è impegnato nel sostenere l’apparato militare americano nel conquistare una supremazia assoluta grazie all’apporto delle imprese della Silicon Valley".

Il manifesto parte appunto dal “debito morale” che la Silicon Valley avrebbe nei confronti degli Usa e che comporterebbe “l’obbligo categorico” di impegnarsi per la difesa della nazione. È una vera chiamata alle armi, diciamo. Per Karp è imperativo che l’Occidente prevalga, un obiettivo che può essere raggiunto solo con l'hard power costruito grazie ai software delle aziende tecnologiche, che ovviamente sfruttano l’intelligenza artificiale. Il punto 5 ve lo lascio integrale:

La domanda non è se verranno costruite armi basate sull'I.A.; la domanda è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la difesa e la sicurezza nazionale. Loro procederanno.

Meno chiacchiere e più azione, dice Karp in soldoni. Chiedendo, paradossalmente tra un profluvio di retorica, un nuovo e massiccio riarmo (armi migliori, leva obbligatoria) che dovrebbe riguardare anche Giappone e Germania, nella considerazione che “l’era atomica sta finendo” e che ci stiamo incamminando verso “una nuova era di deterrenza costruita sull’AI”.

Il ruolo dei tecnocapitalisti della sorveglianza globale sarà decisivo, scrive Karp: “La Silicon Valley deve avere un ruolo nell'affrontare i crimini violenti. Molti politici negli Stati Uniti si sono essenzialmente limitati a scrollare le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando ogni serio sforzo per affrontare il problema o assumersi rischi con i propri elettori o finanziatori per trovare soluzioni ed esperimenti in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane”. Nel nuovo mutato contesto, non bisogna aver paura di dire che “alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Ci dicono che tutte le culture sono uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e di fatto sottoculture… Hanno prodotto meraviglie. Altre si sono dimostrate mediocri e, peggio ancora, regressive e dannose”.

In tal senso, al punto 4, il CEO di Palantir insiste sulla necessità che le "società libere e democratiche" prevalgano sulle altre. Il punto di vista è quello occidentale e capitalista e, altrettanto chiaramente, sembra non contemplare alcuna ipotesi di coesistenza tra culture e stili di vita differenti. La logica del conflitto e della contrapposizione domina l'intero manifesto, che in effetti non avrebbe senso di esistere se non proponesse una lettura del mondo divisa tra un "noi" e un "loro". Un dualismo tra civiltà e barbarie, tra libertà e oppressione, che si scontrerà sul campo del progresso tecnologico. È una versione riveduta e corretta delle teorie schmittiane sulla sovranità e sullo stato di eccezione, che si fonda per di più sull'idea che le élite tecnologiche possano piegare i processi e le regole democratiche "per il bene" del popolo.

Sorveglianza e controllo, commistione pubblico-privato nella sfera della difesa con la compromissione del “monopolio della forza”, invasione dello spazio politico da parte dei detentori del capitale (non un’anomalia, ahinoi), gaslighting all’opinione pubblica, sindrome dell’accerchiamento e lotta senza quartiere al progressismo globalista: la visione di Palantir non può che preoccupare, considerando che parliamo di un’azienda dal potere pressoché sconfinato nel campo dell’analisi e dell’utilizzo dei Big Data. Un gruppo che, del resto, ha già aiutato l’ICE a rastrellare irregolari nelle strade delle città statunitensi e asserisce di aver contribuito a sventare “innumerevoli attacchi terroristici”, proprio attraverso software che hanno reso interoperabili i dati già in possesso delle agenzie governative. In effetti, che un privato, con incarichi di enorme rilevanza nel pubblico e accesso a database sconfinati, indichi nemici e chiami a una nuova guerra di civiltà non è cosa da sottovalutare.

Particolarmente interessante ho trovato questa analisi di Arnaud Betrand su X, di cui vi lascio il passaggio centrale:

Ci troviamo di fronte alla più influente azienda di software per la difesa al mondo, il cui codice è profondamente radicato in tutti i meccanismi degli stati occidentali (agenzie di intelligence, forze armate, forze di polizia, sistemi di welfare, controlli alle frontiere) che si rivela apertamente come un progetto ideologico. In pratica, stanno dicendo: "I nostri strumenti non sono pensati per servire la vostra politica estera. Sono pensati per imporre la nostra".

Perché, cosa preoccupante, è proprio quello che possono fare. Il software di Palantir si basa essenzialmente sul dire agli stati: "Queste sono le vostre minacce, queste sono le persone e i gruppi da tenere d'occhio, questi sono gli schemi che contano, questi sono gli obiettivi che richiedono un intervento".

La matrice ideologica del manifesto è chiara, ma il ragionamento è meno banale di quanto si pensi. E decisamente più prospettico. Sempre Valerio Renzi ci spiega:

Karp, Thiel e soci non hanno smesso di odiare lo stato sociale e ogni forma di welfare, interpretata come prodromo di socialismo, ma hanno deciso di usare la forza dello stato, o meglio la schiacciante forza militare degli Stati Uniti d’America, per imporre la propria visione del mondo, preservare lo status quo e garantirsi il monopolio di interi settori di mercato.

Particolare non insignificante: questi stessi ricchissimi uomini che pretendono di cancellare ogni sussidio sociale, hanno oggi un accesso pressoché illimitato ai fondi federali per sviluppare AI, software per la Difesa e per gli armamenti. Dopo i test nelle guerre in corso sono poi pronti per essere messi sul mercato a disposizione degli alleati degli USA, come è accaduta con i software di Palantir messi alla prova durante il genocidio a Gaza o quelli forniti all’ICE per fare la caccia ai migranti.

The Atlantic traccia una fotografia inquietante di quello che ci attende: “Il potenziale punto d'arrivo della tecnologia di Palantir è un sistema governativo onnipotente che fonde i registri fiscali dei cittadini, i dati biometrici e altre informazioni personali: lo strumento definitivo di sorveglianza statale. Non sorprende che Palantir sia stata paragonata al Grande Fratello di George Orwell o a Skynet dei film di Terminator”.

Un futuro che non piace a tutti, soprattutto in Europa. Non è un caso che, dopo la pubblicazione del libro, Steve Rose su The Guardian definiva Karp il “Ceo di cui avere più paura al mondo”. L’autore britannico si soffermava sulla nascita di Palantir e sull’evoluzione del pensiero di Karp:

La missione fondativa di Palantir era «difendere l'Occidente» – un obiettivo dichiaratamente nebuloso e flessibile, ma anche fuori moda in un'epoca in cui la Silicon Valley dei primi anni 2000 puntava tutto nel dare alla tecnologia un volto amichevole per il consumatore. Mentre colossi del calibro di Google, Apple, Facebook e Microsoft evitavano di collaborare con i militari, Palantir – che non è mai stata un'azienda rivolta ai consumatori – ha abbracciato questa prospettiva, sostenendo che la Silicon Valley dovrebbe aiutare gli Stati Uniti a mantenere il proprio vantaggio contro le minacce provenienti da paesi come Cina, Iran e, più recentemente, Russia. Il nome della società deriva dalla mitologia del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien: un palantír è una «pietra veggente» – qualcosa di simile a una sfera di cristallo – in altre parole, un dispositivo di sorveglianza. Karp ha parlato della missione di Palantir in termini di «salvare la Contea», e i dipendenti venivano talvolta chiamati «hobbit»."

[…] Nel libro The Technological Republic, scritto insieme a Nicholas W. Zamiska e pubblicato a febbraio, Karp sembra molto preoccupato del predominio degli Stati Uniti, sia in ambito tecnologico che militare, inclusa la sconfitta di rivali come la Cina nella corsa all'intelligenza artificiale. Si è scagliato contro le politiche identitarie, dichiarando che Palantir è «completamente anti-woke». Egli ritiene che l'Occidente sia troppo incline all'autoflagellazione riguardo alla propria superiorità e che «tutto ciò che avete imparato a scuola o all'università su come funziona il mondo sia intellettualmente errato».

Non dovremmo fare l’errore di pensare che si tratti soltanto di un futuro distopico, né sottovalutare le trasformazioni in corso nella Silicon Valley. Nella visione dell’ultradestra statunitense la “superiorità dell’Occidente” ha a che fare non tanto con le idee, i valori o la cultura in senso lato, quanto piuttosto con la capacità di “organizzare la forza” e trarre beneficio dall’uso della violenza. È l’idea del predominio, per il tramite della potenza militare, che nel nuovo mondo è collegata allo sfruttamento per scopi militari e securitari dell’intelligenza artificiale. Era, del resto, piuttosto atteso che l’amministrazione Trump potesse garantire alle industrie tecnologiche maggiori margini di manovra, con investimenti in particolare nelle applicazioni in ambito militare dell’AI. Parliamo della strategia “Make America First in AI”, che puntava a mantenere il vantaggio competitivo statunitense in particolare nei confronti della Cina e che si traduceva in un allentamento di vincoli e controlli (ricordate l’ordine esecutivo di Biden sull’Ai Safety?).

Palantir, l'ultradestra trumpiana, i fondi con interessi nelle aziende che lavorano in difesa e giustizia, i big della Silicon Valley e i portatori di interessi che hanno sostenuto Trump hanno interessi e obiettivi molto simili, che determineranno lo sviluppo futuro di sistemi basati sull'intelligenza artificiale, in un contesto regolatorio molto debole. Ne scrive in modo molto preoccupato Charlie Warzel su The Athlantic:

Ci sono così tante preoccupazioni morali, legali ed etiche. C'è così tanto che non sappiamo su come questi modelli funzionino effettivamente, sulle decisioni che prendono. Se abbiano allucinazioni, se possano fallire a ritmi diversi e più preoccupanti rispetto agli esseri umani, se gli esseri umani siano presenti nella catena di comando durante queste decisioni, se esistano tutele adeguate, se le ideologie di queste aziende e dei loro leader corrispondano effettivamente alle ideologie dei militari, e se quel conflitto sia qualcosa su cui dovremmo tutti avere una conversazione reale. È un momento così caotico e spaventoso, e la Silicon Valley ne è totalmente coinvolta.

Attenzione a non sottovalutare il manifesto politico-ideologico di Palantir e le ambizioni della coppia Thiel-Karp, perché sono la spia di un processo molto più pericoloso. E che è già in atto.

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