Rinnovo contratto Statali, arriva la firma: aumenti fino a 221 euro e arretrati in busta paga

L'aria era già positiva e, infatti, oggi è arrivata la firma dell'ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dei circa 200mila dipendenti statali delle funzioni centrali della Pubblica amministrazione. La novità più significativa riguarda l'aumento medio degli stipendi, pari a 162 euro al mese per 13 mensilità, che può arrivare fino a 221 euro per le elevate professionalità. Accanto a questo incremento delle retribuzioni, l'intesa introduce nuove figure professionali e norme legate al mondo del digitale. Inoltre, l'accordo per il triennio 2025-2027 consentirà ai lavoratori di ridurre la pausa obbligatoria fino a 30 minuti e alle amministrazioni di aumentare il valore dei buoni pasto, laddove le risorse di bilancio lo consentano. Ora la pre-intesa dovrà affrontare un iter di approvazione che coinvolge il governo, le amministrazioni e la Corte dei Conti.
Quanto aumentano gli stipendi degli statali e quanto valgono gli arretrati
L'ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 per i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici è stata sottoscritta, dopo mesi di contrattazione, dall'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) e le organizzazioni sindacali del comparto: Cisl, Cigl, Uil, Confsal, Flp, Confintesa e Cgs, non ha invece firmato la Usb. Si tratta del primo contratto del pubblico impiego sottoscritto durante il periodo di vigenza.
L'accordo siglato prevede una struttura retributiva divisa in tre scatti progressivi, a partire dal primo gennaio di ciascun anno del triennio, per 13 mensilità l'anno. Ecco come cambieranno in base all'inquadramento professionale:
- Per i lavoratori collocati nell'area elevate professionalità, dal primo gennaio 2025 gli aumenti saranno di 78,10 euro al mese, dal 2026 arriveranno a 156,20 euro al mese, per toccare la cifra di 221 euro in più al mese a partire dal gennaio del prossimo anno.
- Chi è inquadrato come funzionario riceverà, partendo dal primo gennaio 2025, 57,20 euro in più al mese, che saliranno a 114,40 euro mensili dal gennaio di quest'anno, fino ad arrivare a 161,80 euro extra ogni mese nel 2027.
- Coloro che svolgono il ruolo di assistente, dal primo gennaio 2025, potranno contare su 47,10 euro in più al mese, che aumenteranno fino a 94,20 euro mensili per il 2026, per poi diventare 133,20 euro nel 2027.
- Gli operatori, invece, riceveranno 44,70 euro in più al mese dal gennaio 2025, che diventeranno 89,50 euro dallo scorso gennaio per arrivare a quota 126,60 euro aggiuntivi al mese nel 2027.
Gli incrementi previsti a partire dal primo gennaio 2025 verranno versati come arretrati. Sempre in tema economico, la pre-intesa stabilisce che nei periodi di ferie ai dipendenti sarà corrisposta la normale retribuzione, comprese tutte le indennità. Inoltre, è inserita nel testo la soppressione del regime differenziato delle ferie per i neoassunti, con il riconoscimento dal primo gennaio 2027 del trattamento pieno per tutti i dipendenti.
Buoni pasto più pesanti e pause più leggere
Nell'accordo siglato da Aran e dalle associazioni di categoria vengono accolte anche altre richieste presentate dall'una e dall'altra parte. In particolare, è stata approvata l'istanza dei sindacati di eliminare il tetto all'importo dei buoni pasto. Il decreto legge 95/2012 sulla spending review, emanato nel 2012 dal governo Monti, aveva fissato il limite massimo del valore dei buoni pasto per i dipendenti della Pubblica amministrazione a 7 euro per il singolo ticket. La pre-intesa, invece, abbatte questo limite consentendo alle singole aziende di stabilire il valore del buono pasto in base alle risorse previste nei rispettivi bilanci a partire da un minimo di proprio 7 euro.
Tra le proposte avanzate dall'Aran e accolte, invece, c'è la riduzione della durata della pausa per i lavoratori, se questi lo richiedono. Come si legge nel testo, "qualora la prestazione di lavoro giornaliera ecceda le 6 ore il personale, purché non in turno, ha diritto a beneficiare di una pausa di almeno trenta minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche", ma ora "a richiesta del lavoratore, la durata della pausa è ridotta a 10 minuti compatibilmente con le esigenze organizzative e di servizio". Rimane invariata a 30 minuti minimo la durata della pausa pranzo, come stabilito nel Ccnl firmato nel 2018.
Una pubblica amministrazione più smart con regole sull'Ai e con il "patentino delle competenze"
Al centro del pre-accordo c'è poi il tema dell'innovazione digitale, che viene affrontato sia attraverso la formazione che grazie alla regolamentazione. Nel testo viene infatti introdotto il "patentino delle competenze", uno strumento che accerta l'avvenuto conseguimento di attività di formazione e la crescita professionale del dipendente.
Accanto a questo, le amministrazioni "assicurano adeguati percorsi formativi sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, al fine di garantirne un uso consapevole, responsabile e coerente con i principi di imparzialità e buon andamento". Lo scopo è quello di consentire l'uso dell'Ai ma evitando "effetti distorsivi o penalizzanti nei confronti dei lavoratori".
Tra le novità riguardanti il settore tech, c'è anche l'introduzione della figura del social media e digital manager e l'adeguamento agli obblighi sulla trasparenza salariale introdotti dal 7 giugno attraverso il decreto legislativo 96/2026.
Soddisfazione delle parti: "Notizia straordinaria"
L'ipotesi di rinnovo è accolta con soddisfazione dai sindacati e dal governo. Per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, l’accordo "torna a tutelare i salari delle lavoratrici e dei lavoratori", prevedendo aumenti retributivi superiori all’inflazione e, per la prima volta, "un meccanismo di verifica successivo a salvaguardia del potere d’acquisto".
Soddisfatta anche la Cisl: la segretaria generale Daniela Fumarola ha definito l’intesa "un risultato significativo" per oltre 200 mila dipendenti, sottolineando come il rinnovo sia stato firmato "durante il periodo di vigenza", evento senza precedenti nel pubblico impiego.
Sulla stessa linea il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che ha parlato di "una notizia straordinaria", evidenziando che "è la prima volta nella storia repubblicana che si firmano i contratti di rinnovo dei pubblici impiegati nella tornata di riferimento".