La scuola prima, non ultima”: con queste parole il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ribadisce la linea del governo. La riapertura del 26 aprile deve iniziare proprio dalla scuola. Tradotto, nel decreto ci sarà il ritorno della didattica in presenza al 100%, per gli istituti di ogni ordine e grado, in zona gialla e arancione. Ad oggi sono rientrati a scuola 6 milioni e 850mila studenti, su un totale di 8,5 milione, quindi circa l’80%. Dal 26 aprile si potrebbero aggiungere 1,5 milioni di studenti. Un passo più lungo della gamba, secondo le associazioni di presidi e insegnanti, ma anche secondo i sindacati, che ritengono impossibile abolire del tutto la didattica a distanza. Stessa posizione espressa dalle Regioni. Ieri l’incontro tra il ministero e i sindacati si è concluso senza passi in avanti sul nodo riapertura.

I sindacati ribadiscono le loro richieste sul rientro in classe, ponendo al governo un’altra questione: secondo le sigle sindacali deve essere completata la campagna vaccinale del personale scolastico, al momento interrotta per andare avanti con le fasce d'età più anziane. Oggi si terrà una riunione del Comitato tecnico scientifico e un incontro tra governo e Regioni a cui parteciperanno anche le aziende del trasporto pubblico, in vista del decreto atteso per domani o giovedì. Non si esclude la possibilità che il governo riveda, almeno in minima parte, la linea sulla riapertura delle scuole, magari consentendo qualche deroga sulla didattica a distanza. Che, comunque, resta applicata al 50% per le scuole superiori in zona rossa.

La protesta delle Regioni e la questione trasporti

Il problema principale resta quello dei trasporti, con la capienza dei mezzi pubblici ridotta al 50%. Le Regioni sostengono che servirebbero più autobus: secondo il presidente del Veneto, Luca Zaia, ne sarebbero necessari “mille in più” solamente per la sua Regione. Altri territori sottolineano l’impossibilità di ripartire al 100% con la didattica in presenza. A Trento, per esempio, il ritorno completo in classe ci sarà solo per la prima e la quinta superiore. Il Piemonte dice no alla riapertura, così come la Toscana, che lamenta non solo la questione dei trasporti, ma anche le dimensioni delle aule, ritenute troppo piccole per ospitare tutti gli alunni rispettando il distanziamento. In Puglia il presidente Michele Emiliano annuncia che fino a metà maggio lascerà scegliere alle famiglie tra didattica in presenza e a distanza: la Puglia, comunque, per il momento è in zona rossa e quindi non è detto che venga subito coinvolta nelle riaperture.

Le nuove regole per la scuola: ipotesi test salivari

Una delle poche certezze del rientro a scuola riguarda gli ingressi scaglionati. Ma non basta. Servirebbe un aumento della capienza dei mezzi, ipotesi che al momento sembra difficile da percorrere. Più facile che ci sia qualche deroga sulla didattica a distanza per le superiori, come chiesto dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga: “Magari troveremo una soluzione modulando le percentuali delle presenze in aula”. Intanto si fa largo l’ipotesi dei test salivari ogni settimana per gli studenti, come proposto dal membro del Cts Sergio Abrignani, che invita tutte le Regioni a seguire il modello di Lazio e Bolzano. Ipotesi non facilmente percorribile, restando la responsabilità e l’organizzazione in capo alle Regioni.