Partito_Democratico

Nonostante ci siano ancora tanti nodi da sciogliere, cominciano a trapelare le prime indiscrezioni sulla modalitàcon cui si terranno le primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra. O meglio, in attesa di capire con quale legge elettorale si andrà a votare, per il momento si tratta di "indicare" il leader che guiderà la coalizione (?) alle elezioni politiche della primavera del 2013. Le prime indiscrezioni dunque, sembrano chiarire alcuni aspetti di grande rilevanza. Innanzitutto si parla di primarie aperte a tutti (senza albi o limitazioni ai soli iscritti) ma a doppio turno: una soluzione di compromesso che dovrebbe convincere tutti i contendenti e garantire una certa "trasparenza" nell'esito della consultazione. Una consultazione che dovrebbe avere luogo il 25 novembre, con l'eventuale ballottaggio fissato per il 2 dicembre. Quanto ai duellanti, al novero dei quattro "sicuri" (si veda anche la scheda di Esposito su L'Espresso), si è aggiunto anche il nome di Laura Puppato, consigliere regionale veneta del Partito Democratico (e che dunque necessiterà di una deroga che le verrà probabilmente concessa nella prossima assemblea nazionale del partito).

A partire con i favori del pronostico dovrebbe essere il segretario Pierluigi Bersani, anche se mai come stavolta la sua corsa alla candidatura si annuncia incerta e piena di ostacoli. Con lui l'estabilishment del partito e anche buona parte dei dirigenti territoriali. Un fronte eterogeneo che comprende non solo dirigenti e politici di lungo corso, i vari D'Alema, Fioroni, Letta, Franceschini, Bindi, il cui peso politico resta enorme (anche se sarebbe interessante valutarne la "consistenza elettorale"), ma anche "giovanio promesse" di casa democratica, come i "giovani turchi" Orfini, Fassina e Orlando (le cui posizioni non sempre coincidono con quelle del vertice, specie nella valutazione sull'operato del Governo).

Ovviamente il "nemico pubblico numero uno" è Matteo Renzi, che poche ore fa a Verona ha lanciato la sua campagna elettorale con la prima tappa del suo tour in camper. Dalla sua parte pochissimi esponenti di spicco del PD, ma sparsi a macchia d'olio tanti gruppi territoriali (solo in parte grazie al meccanismo delle correnti, che su base locale garantisce visibilità e "posti" alle minoranze) e soprattutto tantissimi elettori sfiduciati dagli ultimi anni di gestione della macchina democratica. In tal senso i sondaggi sembrano proiettare il Sindaco di Firenze ad una spanna dal segretario in carica: un risultato che avrebbe conseguenze anche sugli "accordi già presi" in chiave elettorale, con la ridefinizione dei patti con Sel e con la chiusura definitiva di ogni discorso di allargamento a sinistra.

La posizione di Nichi Vendola è invece un po' più complessa. Il Governatore della Puglia solo qualche mese fa sembrava addirittura poter impensierire Bersani nel caso di primarie aperte, ma per una serie di fattori, al momento la sua candidatura sembra essere semplicemente di bandiera. E' chiaro che l'assenza dal Parlamento, la difficoltà della riorganizzazione dell'alternativa di sinistra (con annessi problemi interni), la marginalità nel processo di costruzione delle alleanze in chiave elettorale e l'emergere dello spauracchio Renzi, hanno nei fatti costretto Vendola ad assistere da spettatore al duello tutto interno al PD (e con il doppio turno non è escluso il suo endorsement successivo a Bersani).

Marginali invece le candidature di Tabacci (con l'incognita del ritorno di Rutelli), della Puppato (che rappresenterebbe l'area cattolica, "orfana" di una candidatura di spessore come poteva essere quella della Bindi) e quella, ancora tutta da confermare, di Stefano Boeri.