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"Ho perso. E io sono diverso: ho perso e quindi vado via, ma senza rimorsi. L'esperienza del mio governo finisce qui". La vittoria del fronte del No al referendum costituzionale ha sancito la fine dell'esperienza di governo di Matteo Renzi, che ha annunciato di essere intenzionato a rassegnare le dimissioni e rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ha posto fine così, con una conferenza stampa annunciata per mezzanotte poche ore prima della chiusura ufficiale delle urne, con una tempistica che lasciava intendere che qualche sconvolgimento stava per fare capolino sulla scena politica. La schiacciante vittoria del fronte del No apre dunque a uno scenario di incertezza, non tanto per le prevedibili e annunciate dimissioni di Matteo Renzi, ma per la mancanza di alternative politiche pragmatiche per il futuro. Nel giro di pochi minuti, il segretario del Carroccio Matteo Salvini e i parlamentari del Movimento 5 Stelle si sono subito proposti come serie alternative di governo, chiedendo a Mattarella di indire nuove elezioni nazionali il prima possibile e dichiarandosi pronti a prendere il testimone di Renzi e le redini dell'Italia.

Serie alternative di governo, che però non hanno un altrettanto serio e pragmatico programma di governo. Intendiamoci: tante sono le proposte di Renzi che nel corso di questi mille giorni ho contestato e non ho condiviso, così come tanti sono stati gli atteggiamenti politici del presidente del Consiglio che ho criticato perché pregni di arroganza e presunzione deleterie. Ma se devo giudicare il programma di governo proposto e portato avanti fino a oggi dal Partito Democratico e quello inesistente e basato su meri slogan populisti di Lega Nord e Movimento 5 Stelle, non posso non solo quasi rimpiangere l'esecutivo Renzi, ma soprattutto non posso non ammettere che le previsioni per il futuro del Paese non sono affatto rosee in caso di nuove elezioni.

Andare a elezioni anticipate significa uscire da una campagna elettorale lunga mesi per fiondarsi direttamente in un altro aspro e inconcludente dibattito nazionale. Andare a elezioni anticipate significa trovarsi di fronte a uno scenario che vedrà contrapposti fronti che da un lato si candidano come serie alternative di governo e dall'altro non hanno di pari passo un serio programma di governo, tanto che annunciano di volerlo costruire nel corso delle settimane con l'aiuto di attivisti e cittadini, nel caso dei Cinque Stelle. Negli ultimi mesi di campagna elettorale, ma anche nel corso degli ultimi 3 anni, sia la Lega Nord di Matteo Salvini sia il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo sono andanti avanti a slogan populisti che difficilmente al lato pratico della sfida governativa potrebbero mai essere portati a compimento.

Sull'immigrazione Salvini propone una ruspa che rispedisce tutti a casa, ignorando l'esistenza di norme e trattati europei che regolamentano l'accoglienza. E poi, ancora: tagli di tasse che non vanno di pari passo con tagli di spesa pubblica, rendendo pressoché impossibile la messa in atto di numerosissime sparate elettorali. Stesso ragionamento si può applicare al Movimento 5 Stelle, che da anni avanza proposte, come il reddito di cittadinanza, che sono prive di adeguata copertura finanziaria o che sostiene un'aberrazione della natura come la libertà di cura per gli individui che decidono di non vaccinarsi per convinzioni personali fondate sul nulla scientifico, contribuendo in un certo qual modo alla diffusione di allarmismi infondati estremamente deleteri. Non è politica questa, ma ruffianeria inconcludente e pericolosa.

Gli ultimi sondaggi danno il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle testa a testa, con il 30% circa dei consensi, mentre la Lega è di molto sotto con i 12,4%, sfiorando il 29% in coalizione con gli altri partiti di centrodestra come Forza Italia e Fratelli d'Italia. In caso di elezioni anticipate, ora come ora, non si può prevedere nulla e tutto potrebbe accadere, soprattutto se Matteo Renzi dovesse decidere di abbandonare anche la segretaria del Pd e chiudere definitivamente la sua carriera politica.

Quel che però è certo, nonostante lo scenario incerto, è che rispetto all'inconcludenza dei programmi politici di Lega e Movimento 5 Stelle, la politica di governo di Matteo Renzi, per quanto anch'essa molto spesso tendente all'attrazione di mero consenso elettorale in stile prima Repubblica, non è certo paragonabile alle populiste proposte senza né arte né parte presentate nel corso dell'ultimo triennio da Salvini e la compagine dei 5 Stelle, che sembrano vivere in un mondo politico irreale, inesistente, dove non esistono né regole né norme, dove non è necessario tenere conto né degli equilibri geopolitici né di quelli di bilancio, dove sembra essere sensato pensare che se qualcosa non va bene si possa cambiare in quattro e quattr'otto senza rendere conto a nessuno. La politica però è altro, lo slogan va bene solo per la campagna elettorale, ma molto spesso non può trovare terreno nel mondo reale fatto di fredde norme da rispettare e fondi finanziari scarsi. Renzi a casa, benissimo. Elezioni anticipate. Benissimo. E poi, che facciamo, improvvisiamo?