Proiettili di gomma e lacrimogeni italiani durante le proteste in Albania, Avs porta il caso in Parlamento

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Per reprimere le proteste contro il governo di Edi Rama le forze dell’ordine albanesi avrebbero usato proiettili di gomma e lacrimogeni prodotti da aziende italiane, come Fiocchi e Simad. Avs ha annunciato un’interrogazione a Giorgia Meloni per chiedere quali autorizzazioni ha dato l’esecutivo per la fornitura di munizioni alle autorità di Tirana, e di valutarne lo stop.

I giovani albanesi si mobilitano da mesi; chiedono più fondi per la scuola e l’università, un sostegno economico, opportunità per il futuro. Ma il governo di Edi Rama ha risposto con la forza; a margine degli scontri, gli attivisti hanno recuperato i bossoli di proiettili di gomma e lacrimogeni usati dalla polizia, li hanno fotografati e diffuso tutto il materiale via social. Sarebbero prodotti di fattura italiana, riconducibili a due aziende storiche: Fiocchi e Simad.

Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo Meloni quali autorizzazioni siano state rilasciate per la fornitura di munizioni antisommossa alle autorità albanesi e di valutarne lo stop, “al fine di vietare ogni vendita di armamenti a forze di polizia impiegate nella repressione violenta del legittimo dissenso”.

Cosa sta succedendo in Albania e perché gli studenti protestano

13 ottobre, Tirana. La folla si accalca davanti al Ministero dell’Istruzione, preme contro le transenne. Secondo la ricostruzione ufficiale, alcuni manifestanti lanciano uova e pietre contro l’edificio. La polizia carica il corteo, usa idranti e gas lacrimogeni contro gli studenti; il sit-in degenera in guerriglia urbana.

In pochi giorni le proteste si allargano ad altre città, aderiscono anche insegnanti, lavoratori e altri cittadini. Alle rivendicazioni originarie del movimento degli studenti, che riguardano soprattutto l’istruzione, si aggiungono slogan e parole d'ordine contro la corruzione: la mobilitazione acquisisce rapidamente una connotazione antigovernativa. Le piazze chiedono le dimissioni di Rama, al potere dal 2013.

Le accuse di violenze della polizia: oltre 180 presunti abusi denunciati

Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute albanese, solo tra il 13 e il 21 ottobre si contano ben 320 persone ferite: 192 agenti di polizia, 92 manifestanti e 36 “passanti” (di cui sei giornalisti).

Il centro per i diritti civili Res Publica ha consegnato alla procura speciale albanese SPAK un dossier di 29 pagine che mette in fila oltre 180 episodi di abusi della polizia che si sarebbero verificati tra il 13 e il 21 ottobre: un uso eccessivo e smodato della forza, arresti arbitrari, trattamenti degradanti. Tra gli episodi segnalati ci sono anche violenze contro persone già immobilizzate e il caso di uno studente che sarebbe stato legato alle cancellate del ministero dell'Istruzione.

Inoltre, il dossier denuncia l'impiego di proiettili di gomma contro la parte alta del corpo, con fotografie e video che mostrano ferite agli occhi, alla bocca e al collo. Il 24 ottobre un manifestante di 28 anni è stato ferito gravemente a un occhio; il giovane ha raccontato di essere stato colpito mentre si stava allontanando dall'epicentro della protesta. La Procura di Tirana ha aperto un'indagine per chiarire le circostanze del ferimento e verificare eventuali responsabilità degli agenti. Anche la Commissione europea è intervenuta, condannando le violenze durante le manifestazioni e ricordando che la risposta delle autorità deve rispettare la legge ed essere proporzionata.

I proiettili e i lacrimogeni italiani, cosa denuncia Avs e cosa chiede al governo

Nelle fotografie scattate durante e dopo le proteste, scrive Grimaldi nell'interrogazione, "compaiono prodotti di aziende italiane: bossoli con il marchio Fiocchi e un lacrimogeno SMD004 di Simad, storiche aziende manifatturiere italiane specializzate nel settore della difesa, della sicurezza e delle munizioni". Il deputato specifica che su una delle cartucce è riportata la scadenza di luglio 2023; dunque, “va verificato l’eventuale impiego nelle proteste albanesi”.

“Sono molto preoccupato per quello che vediamo sui social e che ogni giorno ci raccontano amici e conoscenti, avvocati e attivisti” ha dichiarato Detjon Begaj, il capogruppo della lista Coalizione Civica nel Consiglio comunale di Bologna e attivista della diaspora albanese. “Queste sono le foto dei segni che lasciano i proiettili italiani sul nostro popolo e questo non può che farci male”, ha detto in riferimento agli scatti che i giovani manifestanti hanno diffuso via social.

Con un’interrogazione diretta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri della Difesa, degli Esteri e dell'Interno Grimaldi chiede

  • quali autorizzazioni siano state rilasciate dal 2019 per esportare munizioni antisommossa destinate alle autorità albanesi, anche attraverso intermediari o Paesi terzi. Vuole conoscere le tipologie di prodotti venduti, le quantità, i destinatari finali e i controlli effettuati sul loro utilizzo.
  • se il governo non ritenga necessario riesaminare le autorizzazioni e sospendere le consegne, nei casi previsti dalla legge, e intervenire per impedire la vendita di armamenti a forze di polizia impiegate nella repressione violenta delle proteste.
  • Se informazioni, consulenze o attività di formazione sulla gestione delle proteste siano state condivise con le autorità di Tirana, dato che il  il ministro dell'Interno albanese Ervin Demo e Rama hanno parlato di contatti e collaborazione con Italia e Francia sulla sicurezza pubblica e sulle misure per contrastare la violenza durante le manifestazioni.

La presenza di prodotti riconducibili ai due marchi è al centro della richiesta di chiarimenti al governo. Restano da accertare la provenienza delle singole munizioni, la datazione delle immagini e le modalità con cui questi materiali sarebbero arrivati alle autorità albanesi.

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