Perché la gip di Milano ha scarcerato Youssef Siher: “La disobbedienza civile non è violenza”
È di questa mattina, mercoledì 28 ottobre, la decisione della gip di Milano, Tiziana Landoni, di non convalidare il fermo di Youssef Siher e di farlo tornare in libertà. Stando a quanto emerge dalle carte – che Fanpage.it ha avuto modo di visionare – secondo la gip Landoni, in primis, nei confronti di Siher "non è ravvisabile il presupposto del pericolo di fuga che deve giustificare l'applicazione della misura precautelare disposta dal Pubblico Ministero".
Siher – ricercatore, 30 anni, cittadino italiano con origini marocchine – dalla notte di sabato scorso, 24 ottobre, si trovava detenuto nel carcere milanese di San Vittore.
In qualità di amministratore del canale Telegram ‘Movimento 17 ottobre', aperto dopo la due giorni di saccheggi e devastazioni a Milano, è stato accusato di istigazione a delinquere, con l'aggravante della finalità di terrorismo e dell'uso del mezzo informatico anche in concorso con la moglie, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, prevista dall'articolo 420-bis del nuovo decreto-legge, e associazione con finalità di terrorismo.
La Procura di Milano aveva chiesto il carcere per l'indagato. Fanpage.it spiega punto per punto perché la gip di Milano, Tiziana Landoni, non ha convalidato il fermo.
Il presunto pericolo di fuga
La Procura, nella richiesta di convalida del fermo, aveva messo in luce l'atteggiamento non collaborativo assunto da Siher nel corso della perquisizione e dell'ispezione a suo carico, ossia di essersi rifiutato di indicare alle forze dell'ordine le credenziali di accesso al proprio cellulare. Su questo punto la gip Landoni ritiene che tale comportamento, "tra l'altro neppure inusuale", rappresenti un dato di per sé neutro e non possa essere legato alla volontà di darsi alla fuga.
La Procura aveva evidenziato anche i presunti contatti di Siher con diversi movimenti – "Pro Pal, Fronte della Gioventù Comunista". Su questo la gip scrive che "non sono indicativi dell'esistenza di un concreto pericolo di fuga dell'indagato", non essendo stati, tra l'altro, documentati abituali spostamenti di Siher all'estero.
L'istigazione a delinquere
Sull'accusa di istigazione a delinquere, portata avanti dalla Procura, la gip invece specifica che il reato in questione deve essere relativo solo a un pericolo concreto e non presunto. La condotta deve minacciare effettivamente l'ordine pubblico, nel diffondere per esempio pubblicamente (con parole, scritti o atti) propositi di reato.
L'istigazione a delinquere deve inoltre riferirsi a reati specifici e riconoscibili. L'azione deve, ancora, possedere una reale efficacia persuasiva, capace di suggestionare la volontà altrui e spingere alla commissione di nuovi reati o, quantomeno, di attenuare l'avversione verso l'autore delle condotte criminose.
Tuttavia, specifica la gip, le condotte assunte da Siher – in base alle ricostruzioni investigative – non sono riconducibili al delitto di istigazione a delinquere.
In particolare i contenuti pubblicati da Siher sulla chat Telegram "Movimento 17 ottobre", la gip ha sottolineato che il ricercatore avrebbe espresso "modalità di protesta" contro le "attuali politiche governative", oltre ad "evocare azioni di ‘disobbedienza civile'", ma che non "si traducono nell'adozione di comportamenti violenti o più in generale criminosi, bensì nella mera programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero possibile di persone".
Il post "Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove"
Per quanto riguarda invece il post scritto e pubblicato da Siher "lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove" e "Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame", la gip scrive che il proposito esternato dall'indagato con il post pare essere, piuttosto, espressione della ferma volontà di avviare una stabile forma di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che, secondo il suo pensiero, non trovano risposta nelle attuali politiche governative.
Si tratta, senz'altro, di affermazioni di critica rivolta allo Stato, all'attuale Governo e ai media, connotate da toni aspri ed espressioni volgari. Vi è, inoltre, una ferma presa di posizione dinnanzi a politiche non condivise e ritenute dannose per il futuro dell'Italia, che sfocia in una generica "dichiarazione di guerra" ad un "presente infame" (e non nei confronti delle istituzioni dello Stato), non accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato, tali da indurre gli utenti a commettere atti di tal genere.
La "Guida pratica per la difesa in piazza"
Quanto alla "guida pratica per la difesa in piazza" pubblicata da Siher, si sottolinea che nelle quattro pagine condivise all'interno del gruppo Telegram non vi sono riferimenti a commettere atti di violenza o altre azioni che possano rappresentare reato.
In definitiva, nei post pubblicati dall'indagato all'interno del gruppo Telegram non risultano essere stati esternati propositi di reato. "Non sono, pertanto, ravvisabili, allo stato, gravi indizi di colpevolezza a carico di Siher", aggiunge la gip.
Le conclusioni della gip
Il comportamento di Siher, sempre in base alla ricostruzione investigativa, si può dunque ricondurre secondo la gip sostanzialmente all'intenzione di dare vita ad una mobilitazione collettiva di protesta contro le politiche dell'attuale Governo, in grado di coinvolgere anche persone non appartenenti a realtà politiche o associazioni. Il tutto tramite la creazione di un gruppo Telegram accessibile a qualunque utente.
Una mobilitazione collettiva che sarebbe stata attuata tramite l'organizzazione di manifestazioni settimanali (la prima programmata per il 24 ottobre) in diverse città italiane e il gruppo Telegram sarebbe stato utilizzato per condividere materiali e promuovere il confronto tra gli utenti. Gli aspetti pratico-logistici delle manifestazioni, invece, sarebbero stati definiti autonomamente in ogni singola città, di persona o mediante gruppi Signal da cancellare subito dopo la mobilitazione.
Nei post e nei comunicati pubblicati l'indagato non prospetta mai l'attuazione di azioni violente o l'adozione di altri comportamenti integranti reato, né risulta essersi ispirato alle gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026, neppure menzionate quale modello delle forme di protesta da lui proposte.
Sehir si è, di fatto, limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, "consapevole", di protesta contro le attuali politiche governative, capace di coinvolgere il maggior numero di persone, con l'obiettivo di favorire, come da lui espressamente dichiarato, il formarsi di una coscienza collettiva.
La cancellazione di gruppi Signal creati temporaneamente in occasione delle manifestazioni è, senz'altro, volta ad ostacolare l'identificazione dei partecipanti da parte delle Forze dell'Ordine, probabilmente a fronte di programmate manifestazioni non autorizzate o ancora per prevenire interventi volti ad impedire, in generale, il dispiegarsi di proteste comunque pacifiche.