“Girate con coltelli, mazze e bastoni”: nella chat nata dopo gli scontri a Milano, oltre 150 perquisizioni
In seguito ai disordini che hanno interessato Milano lo scorso 17 e 18 ottobre e che, tra l'altro, ha portato a danneggiamenti e saccheggi di esercizi commerciali, è stata svolta una vasta operazione della polizia. L'attività investigativa – che trae origine dagli accertamenti svolti dalla Digos della questura di Monza e della Brianza – ha portato a circa 150 perquisizioni personali e domiciliari in diverse province italiane con l'obiettivo di individuare armi e munizioni detenute illegalmente e altri oggetti potenzialmente utilizzabili per compiere azioni violente.
L'indagine ha preso avvio dall'individuazione di un messaggio pubblicato in una chat, nel quale un utente invitava gli altri partecipanti a non indossare subito i passamontagna, per evitare di essere identificati dalle forze dell'ordine. Nel pomeriggio dello scorso 22 ottobre, la Digos ha poi eseguito in provincia di Monza una perquisizione nei confronti del minorenne individuato come autore del messaggio. All'interno dell'abitazione sono stati rinvenuti un passamontagna e una maglietta del marchio Under Armour, ritenuta provento del saccheggio dell'omonimo negozio milanese. I successivi accertamenti hanno portato a una seconda perquisizione nei confronti di un altro minorenne, durante la quale è stata trovata un'ulteriore maglietta della stessa marca, anch'essa ritenuta sottratta nel corso dei saccheggi.
La chat WhatsApp con oltre 230 partecipanti
Un ruolo determinante nell'inchiesta è stato svolto dall'analisi del telefono cellulare del primo minorenne perquisito. Gli investigatori hanno individuato un gruppo WhatsApp composto da oltre 230 partecipanti, all'interno del quale sarebbero emersi messaggi con riferimenti ad armi, coltelli, oggetti atti a offendere, fumogeni e petardi, oltre a propositi di aggressione nei confronti delle forze dell'ordine.
Nelle conversazioni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si faceva riferimento anche alla possibilità di sottrarre le armi agli agenti, danneggiare i veicoli di servizio, incendiare edifici pubblici e compiere azioni predatorie ai danni di esercizi commerciali. Tra i messaggi individuati figurano frasi come "E noi gli rubiamo le armi", "Prendiamone uno lo picchiamo e li leviamo l'arma di dosso" e "O raga ma se dobbiamo protestare mandiamo a fuoco un edificio del governo fig*".
Altri messaggi riguardavano, invece, la possibilità di danneggiare auto delle forze dell'ordine, la ricerca di fumogeni e petardi potenti e l'invito a procurarsi oggetti da utilizzare per difendersi o affrontare gli agenti. Tra le espressioni riportate figurano "girate con qualcosa tipo coltelli per sicurezza" e "portatevi mazze e bastoni". Nella chat sarebbero, inoltre, comparsi riferimenti a possibili furti e rapine, con messaggi quali "Caz*o ce da rubare …", "rapina gucci" e "ragazzi oggi rapina al mc donald".
Perquisizioni in 16 comuni della Brianza
Gli elementi raccolti hanno consentito di sviluppare una più ampia attività di prevenzione, coordinata dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, con il coinvolgimento di personale delle Digos e delle squadre mobili di questure di tutta Italia.
Così, lo scorso 24 ottobre sono state quindi eseguite circa 150 perquisizioni personali e domiciliari in diverse province, finalizzate alla ricerca di armi e munizioni illegalmente detenute. In provincia di Monza e della Brianza gli accertamenti hanno interessato 32 persone residenti in 16 comuni, tra cui Monza, Seregno, Giussano, Carate Brianza, Limbiate, Nova Milanese e Desio. Nel corso delle operazioni sono stati rinvenuti e sequestrati coltelli a serramanico e a farfalla, un'accetta con la sequenza numerica "1312" impressa sulla lama, riconducibile all'acronimo ACAB (All Cops Are Bastards), tirapugni, uno sfollagente telescopico, due pistole scacciacani prive di tappo rosso, frangivetro, passamontagna e altri oggetti atti a offendere.