Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, si dice "perplesso" dal ponte sullo Stretto di Messina. Nelle ultime settimane è rispuntato il progetto per collegare la Sicilia e la Calabria: diversi esponenti politici, infatti, parlano della possibilità di finanziare l'infrastruttura con le risorse europee stanziate per il rilancio dell'economia dopo l'emergenza coronavirus. Ma il ministro Cingolani frena: "Il ponte sullo Stretto di Messina? Mi lascia perplesso. Lì da un lato c’è una situazione di sismicità critica, dall’altro lato penserei più a potenziare le infrastrutture fondamentali per Sicilia e Calabria. Per ora aspetterei, ma non ho studiato il progetto".

Nonostante il ministro per le Infrastrutture, Enrico Giovannini, abbia già escluso questa ipotesi in quanto nel Recovery Plan possono essere inserite solo opere che saranno completate entro il 2026, c'è chi vorrebbe inserire il ponte sullo Stretto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. E che ora si scaglia contro Cingolani: "Il ministro sbaglia a liquidare con poche parole e senza aver approfondito tutti i dossier disponibili – per sua stessa ammissione – il tema della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Anche da questa affrettata presa di posizione emerge come sul collegamento stabile tra Sicilia e Calabria esista ormai una sorta di pregiudizio ideologico assai difficile da superare. Forza Italia ribadisce la necessità di inserire l’opera nel Piano nazionale di ripresa e resilienza", ha commentato Matilde Siracusano, deputata azzurra.

Esultano invece i parlamentari Vedi: "Ha fatto bene il ministro Cingolani a esprimere perplessità sulla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina ed in particolare con la motivazione legata alla sismicità dell’area e auspico che i dubbi si trasformino in una decisone negativa formale", ha dichiarato Angelo Bonelli. Per poi concludere: "Il ministro Cingolani a questo punto, insieme al suo collega Giovannini , arrivi a una decisione formale definitiva negativa che chiuda la vicenda ponte non solo relativamente al suo inserimento, impossibile, nel PNRR ma anche sull’uso dei fondi ordinari dello Stato per finanziarie questa inutile opera che ad oggi ha sperperato quasi 1 miliardo di euro di fondi pubblici tra fantasiosi studi, consulenze e progettazioni".