Pnrr, il Sud spende meno ma accelera sulle opere: l’analisi Svimez e la svolta sui tempi della burocrazia

“Il Pnrr ha operato come un potente fattore di convergenza procedurale, cancellando in pochi anni decenni di divario nella capacità amministrativa degli enti locali meridionali”. Questa è una delle frasi centrali dell’ultimo rapporto Svimez sul Pnrr e anche quella che racconta meglio il paradosso di questi anni. Dove il Sud continua a rincorrere il Centro-Nord sul fronte della spesa e dei cantieri completati, ma allo stesso tempo qualcosa nella macchina amministrativa meridionale sembra essersi davvero mossa.
Il rapporto, presentato a Milano durante un evento promosso dal ministro per gli Affari europei Tommaso Foti insieme alla Commissione europea, restituisce infatti un’immagine meno prevedibile del solito racconto sul Mezzogiorno. I ritardi restano, e sono evidenti. Ma accanto ai numeri che certificano una spesa ancora troppo lenta, emerge anche un dato politico e amministrativo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato improbabile: gli enti locali del Sud stanno recuperando terreno sulla capacità di gestire le opere pubbliche.
I dati aggiornati a febbraio 2026 sulla piattaforma Regis della Ragioneria dello Stato mostrano che la spesa rendicontata del Pnrr ha raggiunto il 55,5% del totale del Piano. Un avanzamento che però continua a procedere a velocità diverse tra le due metà del Paese. Nel Centro-Nord la quota di spesa rendicontata arriva al 52,7%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 39,5%. Il divario aumenta ulteriormente se si guardano gli investimenti destinati alle opere pubbliche, dove la distanza supera i venti punti percentuali. Il Veneto è la regione più avanti, con un avanzamento del 65%. In fondo alla classifica ci sono invece Calabria e Sicilia, entrambe poco sopra il 35%. Ed è soprattutto sui grandi investimenti infrastrutturali e sanitari che il ritardo del Sud continua a pesare di più. In regioni come Campania, Calabria e Sicilia molti interventi risultano ancora nelle fasi preliminari o esecutive, mentre nel Centro-Nord una quota decisamente più alta di opere è già arrivata al collaudo o alla conclusione dei lavori. Fin qui, però, il racconto sarebbe quello già visto negli ultimi anni: il Mezzogiorno che fatica a spendere, il rischio di perdere risorse, i ritardi cronici della pubblica amministrazione. Il rapporto Svimez prova invece ad aggiungere un altro pezzo alla fotografia totale.
Il dato inatteso: il Sud recupera sui tempi amministrativi
Secondo l’associazione, il Pnrr ha cambiato profondamente il funzionamento delle procedure amministrative, imponendo tempi più stretti, obiettivi misurabili e una pressione continua sugli enti attuatori. Un meccanismo che avrebbe finito per accelerare i processi decisionali anche nelle amministrazioni tradizionalmente più deboli. I tempi medi delle fasi di pre-affidamento e affidamento delle opere pubbliche, per esempio, sono scesi da 26 a 18 mesi rispetto al periodo precedente al Pnrr. Una riduzione superiore al 30%. Ed è proprio il Mezzogiorno, secondo Svimez, ad aver registrato il miglioramento più netto. Non perché i problemi siano spariti, ma perché il Piano europeo avrebbe costretto molte amministrazioni locali ad alzare il livello della propria capacità organizzativa e tecnica.
I Comuni protagonisti del Piano
Una parte importante di questo lavoro ricade sui Comuni, che sono diventati il vero motore operativo del Pnrr, sono le amministrazioni locali a gestire gran parte dei progetti legati a scuole, riqualificazioni urbane, infrastrutture sociali e servizi pubblici. E nel Sud il loro peso è ancora più forte. È qui che si vede il doppio volto del Pnrr meridionale: da una parte i ritardi nella spesa e nei cantieri conclusi, dall’altra una pubblica amministrazione che, anche sotto la pressione delle scadenze europee, sembra aver imparato a muoversi più rapidamente rispetto al passato. Finora risultano conclusi 7.833 progetti di opere pubbliche, per un valore complessivo di 4,2 miliardi di euro. Una parte consistente riguarda scuola, inclusione sociale e sanità. L’edilizia scolastica è il settore con il maggior numero di opere completate, anche se il Centro-Nord mantiene un vantaggio molto netto. Ancora più forte il divario nella sanità territoriale: oltre il 77% delle risorse dei progetti conclusi si concentra infatti nelle regioni centro-settentrionali. L’unico ambito in cui il Mezzogiorno mostra un dato migliore è quello dell’inclusione sociale, dove il numero di progetti conclusi supera quello del Centro-Nord, anche se con finanziamenti medi più bassi.
La vera eredità del Pnrr secondo Svimez
Per Svimez, però, la questione più importante riguarda quello che resterà dopo il Pnrr. Non soltanto le opere realizzate, ma soprattutto il metodo imposto dal Piano: procedure più rapide, controllo dei tempi, responsabilizzazione degli enti pubblici e una logica basata sui risultati. È su questo punto che il rapporto insiste di più. Perché il vero cambiamento, forse, non sta ancora nei numeri della spesa ma nel fatto che il Sud, per la prima volta dopo anni, abbia iniziato a ridurre uno dei suoi storici punti deboli: la capacità amministrativa di trasformare i fondi pubblici in progetti concreti.