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A quasi 50 anni dalla legge Basaglia, quella che ha finalmente chiuso i manicomi e messo la parola fine ad anni di ghettizzazione della malattia mentale, in Italia è ancora complesso palrare di salute psichica. È complesso farlo con lo stesso approccio con cui ci si prende cura della salute fisica, è complesso farlo senza banalizzare o minimizzare un tema complesso. Negli ultimi anni, purtroppo, molto spesso fatti di cronaca nera sono in un modo o nell’altro interessati dal disagio psichico. Nel 2024 Sharon Verzeni è stata uccisa da Moussa Sangare, che non conosceva, apparentemente senza motivo: nel dibattito pubblico si è parlato molto di un quadro psicologico alterato. Nel 2023 Barbara Capovani, una psichiatra, è stata aggredita e uccisa da un ex paziente. Nel 2019 Stefano Leo è stato ucciso a Torino perché, così ha detto il suo omicida, sorrideva troppo, era troppo felice.
Il report sulla salute mentale
Al di là dei singoli casi, ognuno con le sue specificità, c’è un tema di come gestiamo il disagio psichico. L’ultimo report del ministero della Salute che riguarda proprio la salute mentale ci dice che nel 2024 – questi gli ultimi dati disponibili, ma mancano quelli dell’Abruzzo e quelli del Molise sono incompleti – sono stati quasi un milione gli utenti psichiatrici assistiti in Italia, precisamente 845mila. Il documento ci dice anche che ci sono 135 dipartimenti di salute mentale, per un totale di 2.668 strutture, tra residenziali e semiresidenziali. E ci dice che nel 2024 si registrano oltre 141mila dimessi adulti con diagnosi di disturbo mentale, con il 14,3% che viene poi riammesso in maniera non programmata. Da questo report sappiamo anche che nel 2024 ci sono stati oltre mezzo milione (precisamente 636.113) di accessi al pronto soccorso per patologie psichiatriche. I numeri del personale sanitario dedicata sono molto più bassi: 33.142 unità, tra medici psichiatri, psicologi, personale infermieristico, oss, educatori, assistenti sociali.
Gli stigma e i problemi
Sono tutti dati che evidenziano come l’approccio è ancora emergenziale, è di intervento nella fase acuta, che però non si tramuta poi in un’assistenza, un monitoraggio, una presa in carico continua sul territorio. Che per certi versi è anche il problema che si riscontra con molte patologie fisiche. Così come tanti problemi del Servizio sanitario nazionale sono simile: la carenza di personale, di posti letto, di fondi. I posti letto per le degenze si fermino a quota 9,2 ogni 100mila abitanti adulti. Per capirci: in Belgio sono 139, in Germania 133 ogni 100mila abitanti.
In un contesto di questo tipo è chiaro che si faccia ancora fatica ad approcciare in modo serio e anche efficiente il tema della salute mentale. E così ci sembra più facile, quando succedono poi casi di cronaca terribili come quello di Modena, concentrarsi su altro. Contro problemi su cui è più facile puntare il dito.
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