Pirondini (M5s): “Conte premier? Darebbe più garanzie sulla svolta diplomatica in Ucraina”

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A cura di Luca Pons
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Nel programma del Movimento 5 stelle per le prossime elezioni gli iscritti hanno confermato anche lo stop delle armi all’Ucraina. Ora, però, bisognerà scrivere un programma unitario con le altre forze della coalizione progressista, che in alcuni casi sulla Russia hanno posizioni opposte. Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato, ha risposto alle domande di Fanpage.it su Nova, il programma del Movimento e la guida del prossimo governo.
Intervista a Luca Pirondini
Capogruppo Movimento 5 stelle al Senato

Il Movimento 5 stelle ha concluso il suo percorso programmatico con l'evento Nova, che ha visto circa 40mila iscritti approvare con il loro voto tutti i punti del programma in vista delle elezioni politiche del 2027. Nel documento ci sono anche dei temi su cui potrebbero sorgere tensioni con gli alleati: su tutti, lo stop all'invio di armi all'Ucraina.

Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato, ha risposto alle domande di Fanpage.it sul tema: la linea sarà sempre "comune", ha detto Pirondini, e ci sono già dei punti di contatto, come l'idea di una "pace giusta" e la necessità di "dare una svolta radicale rispetto a quanto fatto fin qui da Meloni". Ma le distanze con la parte più moderata della coalizione restano. E, secondo il presidente dei senatori pentastellati, se a Palazzo Chigi ci fosse Giuseppe Conte nel prossimo governo, questo darebbe una "garanzia ancora più forte" sulla linea pacifista e di stop al riarmo.

Senatore, gli iscritti del M5s hanno concordato, per il 91,7%, che "continuare a inviare armi" all’Ucraina "significa allontanare la pace". Se andrete al governo, quale strada alternativa proporrete?

Proponiamo una alternativa radicale rispetto alla politica estera fallimentare di Giorgia Meloni. Proponiamo di fare ritrovare centralità all'Italia anziché ridurla a colonia di Trump e dei suoi tecno-oligarchi come ha fatto Meloni. Proponiamo che l'Italia non sia mai più quella del "non condivido né condanno". Proponiamo una Europa che investa nei suoi giovani e non li porti invece in guerra come negli anni più bui della storia europea.

E lo facciamo con la consapevolezza di un mandato forte ricevuto dai cittadini che hanno partecipato al percorso di Nova, e con l'autorevolezza di chi ha saputo radunare attorno a questa idea i nomi più influenti nel dibattito pubblico mondiale a sostegno di un nuovo modello di società fondato sulla pace e non sui rapporti di forza. Penso a Galbraith, Noci, Rifkin, Ghosh, Albanese, Varoufakis, Tozzi e a tutti gli altri che hanno preso parte alla nostra due giorni a Milano.

I critici sostengono che fermare l’invio di armi all’Ucraina avrebbe due possibili risultati. O la Russia rifiuta di sedersi al tavolo dei negoziati (come ha fatto finora) e continua l'invasione contro un’Ucraina indebolita; oppure Putin tratta e ottiene risultati più favorevoli, proprio perché Kiev non è più in grado di difendersi. Voi affermate, invece, che la svolta negoziale deve "tutelare le ragioni del Paese aggredito". Come intendete portare avanti questa linea?

Partiamo dai fatti. Dove ci sta portando il riarmo? Che passi avanti sono stati fatti? Mandare armi sta davvero favorendo l'Ucraina? Noi pensiamo che serva una alternativa a questa strategia fallimentare. Mettiamo sul piatto lo stop alle armi per non dare scuse a Putin e costringerlo a sedersi e trattare una pace giusta.

Avete in mente una tempistica per lo stop dell’invio di armi? Per esempio: sarebbe immediato, una volta arrivati al governo, o graduale nel tempo? Vi confrontereste con gli altri Paesi europei e l’UE prima di confermarlo?

Vogliamo una svolta diplomatica il prima possibile. Ogni azione sarà ponderata rispetto a questo obiettivo.

Facciamo un passo indietro: a breve si aprirà il confronto della coalizione progressista per il programma unitario. L’Ucraina è il tema su cui forse ci sono le distanze maggiori. Si troverà una quadra che tenga tutti insieme? La segretaria del Pd Schlein dice di sì, ma ribadisce anche che "fino a che non c’è una pace giusta, è giusto sostenere un Paese che subisce un’invasione".

Siamo tutti d'accordo sull'obiettivo di una pace giusta. Il ripudio della guerra sancito dalla nostra Costituzione è il fondamento dell'impegno comune che deve caratterizzare il campo progressista.

Sull'Ucraina può arrivare una rottura? In altre parole: se non ci sarà un compromesso soddisfacente dal vostro punto di vista, pensa che il M5s non dovrebbe allearsi con il resto del campo largo?

Il dialogo con le altre forze progressiste è costante. Non si tratta di trovare un compromesso ma di dare una svolta radicale rispetto a quanto fatto fin qui da Meloni. E su questo siamo tutti d'accordo.

Un’ultima domanda sulle alleanze, al netto del fatto che non si è ancora deciso ufficialmente se ci saranno le primarie o meno. La linea dell’eventuale governo progressista sarebbe diversa, sull’Ucraina, se a Palazzo Chigi ci fosse Giuseppe Conte invece di Elly Schlein (o viceversa)?

La linea sarà sempre una linea comune, frutto del contributo di tutte le forze progressiste. Questo a prescindere da chi sarà presidente del Consiglio.

Dopodiché è chiaro che se vogliamo una svolta diplomatica, avere in prima linea chi fa dello stop al riarmo e della pace le sue principali parole d'ordine, rappresenterebbe una garanzia ancora più forte rispetto al ruolo che l'Italia potrebbe giocare in Europa e sullo scacchiere internazionale.

Il programma approvato a Nova prevede venti punti e, nel complesso, decine di proposte concrete per il prossimo governo. Quali sono le più importanti da portare al tavolo della coalizione nelle prossime settimane?

Potrei citarne molte, a partire da quelle a sostegno della scuola e della sanità pubblica, fino ad arrivare alle misure per le imprese, alla tassazione degli extra profitti, alla tutela delle famiglie e dei più fragili. Alla svolta che dobbiamo imprimere alle politiche sulla cultura, a sostegno di un comparto completamente abbandonato dal governo Meloni, che ha sempre visto la cultura come terreno di conquista per piazzare parenti e amici. Penso anche alla necessità di fare tabula rasa di tutti gli scempi del governo Meloni sulla giustizia e sulla lotta alle mafie.

Ma la vera svolta dobbiamo imprimerla sul tema della sicurezza: anche su questo da Nova è uscito un mandato chiaro e saremo fermissimi nel portarlo avanti. Se un cittadino deve avere paura a prendere il treno o l'autobus, è un fallimento generale. Meloni su questo ha fallito totalmente. Senza sicurezza non c'è libertà. Anche su questo serve una svolta radicale.

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