Qual è la posizione di governo e partiti sull’Ucraina: sì alle armi per Meloni, “Nuova Helsinki” di Pd e M5s

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Nel dibattito al Senato, in vista del Consiglio europeo, Meloni ribadisce il sostegno militare a Kiev come unica via per la pace. Nelle opposizioni si registra una convergenza diplomatica tra PD e M5s su una “nuova Helsinki”, ma il M5s resta contrario all’invio di armi insieme ad AVS, mentre IV e Azione chiedono di rafforzare gli aiuti militari criticando la linea Usa.

Il dibattito nell'Aula del Senato, seguito alle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, si è trasformato in un cruciale confronto sulla politica estera della Nazione e sul ruolo dell'Unione Europea nello scenario geopolitico globale. Al centro della discussione, che anticipa il vertice di Bruxelles destinato ad aprirsi proprio con un confronto con il presidente Volodymyr Zelensky, figura la gestione del conflitto in Ucraina e la ricerca di una strada per la pace. Tra la ferma difesa della linea di continuità rivendicata da Palazzo Chigi e la pluralità di approcci emersi nei testi delle risoluzioni d'opposizione, segnati da un significativo punto di contatto diplomatico tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, il Parlamento ha tracciato il quadro delle diverse visioni strategiche in campo.

La linea di Meloni: "Il sostegno a Kiev non è un'alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile"

Nel suo intervento a Palazzo Madama, Meloni ha rivendicato la posizione del governo italiano, improntata a una netta continuità nella pressione verso Mosca e nel sostegno multilaterale a Kiev e ha respinto le argomentazioni di chi considera il supporto militare alla resistenza un ostacolo alle trattative diplomatiche: "Per come la vedo io il sostegno all'Ucraina non è alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile. Perché se l'aggressore può puntare la resa dell'avversario che bisogno ha di negoziare". Nel chiarire le implicazioni politiche ed etiche della crisi, la premier ha ammonito l'Aula sui rischi di un disimpegno: "Se l'Ucraina domani smettesse di difendersi, come in molti auspicano e propongono, noi non avremmo la pace, noi discuteremmo dell'occupazione di una nazione europea e del ritorno di un imperialismo di stampo sovietico che l'Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest e non rimpiango il Muro di Berlino". Tracciando la rotta che l'Italia sosterrà in sede europea, ha poi ribadito che "sull'Ucraina la posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione". Poi, rivolgendosi ai partner comunitari per scongiurare frammentazioni di facciata, la presidente del Consiglio ha sottolineato l'importanza della coesione strategica: "Considero secondario il tema di chi siede a quale tavolo. Mi interessa a nome di chi si siede al tavolo, e per dire cosa. Mi interessa che l'Europa non vada in ordine sparso, non offra il fianco a chi ha interesse ad alimentare le divisioni e parli con una voce sola. Perché un'Europa che si divide sui formati offre un'immagine di sé infantile, ed è l'unico vero regalo che possiamo fare a Mosca".

Il Partito Democratico: pieno sostegno a Kiev e l'iniziativa per una "nuova Helsinki"

In risposta all'impostazione dell'esecutivo, la risoluzione presentata dal Partito Democratico si è attestata sulla difesa dei principi di sovranità e autodifesa del popolo ucraino, chiedendo al governo di "continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie al rispetto del diritto di autodifesa sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso un utilizzo legalmente fondato dei beni russi congelati".

Al contempo, il testo dem ha evidenziato la necessità di affiancare all'aiuto militare un ruolo politico e diplomatico più incisivo da parte di Bruxelles, sollecitando la nomina di un "inviato unico" dell'Ue per i tavoli di negoziazione. In questa prospettiva, il PD ha impegnato l'esecutivo a promuovere "la proposta di una grande Conferenza internazionale, volta a ricostruire, con la fine della guerra in Ucraina, una nuova architettura di sicurezza e di convivenza, una ‘nuova Helsinki' volta a pacificare il fianco Est". La risoluzione ha incluso poi l'impegno a favorire il percorso d'adesione di Kiev all'Unione Europea e ad adoperarsi per il ricongiungimento familiare, lo scambio dei prigionieri e il ritorno in patria dei civili e dei bambini deportati.

Il Movimento 5 Stelle: la convergenza negoziale, il no alle armi e la richiesta di trasparenza

Proprio sul terreno dell'iniziativa diplomatica si è consumato un inatteso riavvicinamento tra le principali forze dell'opposizione: richiamando esplicitamente la necessità di una conferenza internazionale ispirata allo "spirito di Helsinki", il Movimento 5 Stelle ha infatti compiuto un passo politico verso la posizione del PD, proponendo una sponda unitaria sulla costruzione di un nuovo impianto negoziale. Le strade dei due partiti sono tornate tuttavia a dividersi in modo radicale sulla gestione degli aiuti militari. I pentastellati hanno bocciato senza appello la linea seguita finora da Roma e Bruxelles, bollata come un "approccio fallimentare" che, "attraverso il continuo invio di armamenti", non farebbe che "allontanare qualsiasi prospettiva di pace".

Nella propria risoluzione, il M5s ha chiesto dunque un netto cambio di rotta: stop alla corsa al riarmo e spazio a una "concreta svolta negoziale" guidata da un mediatore europeo, con il traguardo di stabilire "percorsi di sicurezza e di pace fondati sulla cooperazione e su piani condivisi di disarmo, secondo un approccio multipolare". A fare da corollario alla proposta politica c'è stata infine la battaglia sulla trasparenza: il M5s ha impegnato infatti il governo a fare piena luce sul materiale bellico già consegnato a Kiev, chiedendo di "rendere noto, presso le competenti sedi istituzionali, l'elenco dettagliato dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di invio all'Ucraina dal 2022".

Alleanza Verdi e Sinistra: stop alla corsa al riarmo e istituzione del Corpo civile di pace

A rafforzare la critica verso l'escalation militare si è posizionata Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), che ha contestato l'orientamento dell'Unione Europea rivolto a una progressiva militarizzazione e alla conversione verso un'economia di guerra. Il documento depositato da AVS ha chiesto al governo di "opporsi ad ogni ulteriore incremento delle spese militari nazionali" e di rifiutare l'impiego dei fondi destinati alla coesione sociale e territoriale per finalità di riarmo.

In sostituzione della strategia bellica, AVS ha sollecitato un'iniziativa diplomatica europea autonoma diretta al raggiungimento immediato di un cessate il fuoco e alla convocazione di una conferenza multilaterale per la sicurezza comune. Il testo ha proposto inoltre di convertire la spesa per la difesa in risorse destinate al sostegno umanitario, alla protezione delle popolazioni civili e alla ricostruzione del Paese, promuovendo contestualmente la creazione di un "Corpo civile europeo di pace".

Italia Viva: pieno supporto a Kiev, inviato di pace Ue e censura su Trump per il gas russo

L'area riformista e centrista dell'opposizione ha espresso invece un rigido sostegno alla resistenza di Kiev. Nella risoluzione presentata da Italia Viva, il partito guidato da Matteo Renzi ha impegnato l'esecutivo a "confermare il pieno sostegno politico, finanziario, militare e umanitario all'Ucraina, a partire dalla rapida erogazione delle risorse previste per il 2027 nell'ambito del prestito di sostegno", affiancando a ciò la tutela e il ripristino delle infrastrutture energetiche in vista della stagione invernale e l'introduzione di nuove sanzioni anti-Mosca.

In linea con la proposta del PD, anche IV ha sollecitato un'azione diplomatica europea attraverso la "nomina di un inviato speciale europeo per la pace" per prendere parte ai tavoli negoziali internazionali. Sul piano delle riforme e della geopolitica, il testo di Italia Viva ha chiesto il superamento dell'unanimità nei processi decisionali dell'Unione e il sostegno prioritario all'allargamento a Ucraina, Moldavia e Balcani occidentali. Infine, la risoluzione di IV si è distinta per un duro affondo contro le posizioni d'oltreoceano, sollecitando un'iniziativa comunitaria "volta a stigmatizzare la scelta del presidente statunitense Trump di acquistare carburante dalla Federazione Russa".

Azione: potenziamento degli aiuti militari e condanna delle esitazioni statunitensi

A completare la sponda riformista si è collocata Azione, la cui risoluzione ha sollecitato un incremento del contributo italiano alla difesa ucraina, distanziandosi dalle impostazioni pacifiste di M5s e AVS. Il partito ha impegnato il governo a "garantire per il 2026 e il 2027 risorse adeguate per il sostegno militare, finanziario e umanitario all'Ucraina, avvicinando il contributo italiano, in rapporto al Pil, a quello dei principali partner europei", indicando come priorità la fornitura di sistemi di difesa aerea, missilistica e anti-drone per la salvaguardia delle infrastrutture energetiche.

Azione ha poi esortato il governo a "condannare, promuovendo una posizione comune dell'Unione, il doppio gioco dell'amministrazione statunitense" e a sostenere un'assunzione di responsabilità diretta da parte dei Paesi europei. Il testo ha chiesto anche la predisposizione di strumenti finanziari ed equipaggiamenti comuni "capaci di garantire la continuità del supporto a Kiev anche nell'ipotesi di una sospensione delle forniture da parte di Washington, riaffermando l'illegittimità di qualsiasi pressione volta a delegittimare le istituzioni democratiche ucraine".

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