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Caso Delmastro-Caroccia

Perché le chat di Delmastro con un prestanome della camorra fanno così paura a Meloni e al governo?

Di cosa hanno paura Giorgia Meloni e i deputati della maggioranza? Perché rischiare così tanto per proteggere la corrispondenza di Delmastro? Perché, insomma, hanno negato l’autorizzazione al sequestro delle chat?
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Possono girarci intorno quanto vogliono, ma i fatti restano chiari: la maggioranza ha negato l’autorizzazione richiesta dalla procura della Repubblica di Roma all’accesso alla corrispondenza intrattenuta da Mauro Caroccia con l’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove. Il Parlamento ha blindato le chat di un deputato, impedendone non la diffusione sui giornali (ci mancherebbe), ma il sequestro e l'utilizzo da parte della magistratura. Che ne aveva fatto richiesta nell’ambito di un’indagine di cui vi abbiamo parlato a lungo, quella che riguarda un ristoratore romano accusato di essere un prestanome del clan mafioso della famiglia Senese, la cui figlia si è scoperto essere socia dell’esponente di spicco di Fratelli d’Italia, ex sottosegretario alla Giustizia e vicinissimo a Giorgia Meloni. Una vicenda a dir poco surreale, su cui l'ex braccio destro di Nordio deve ancora fornire risposte convincenti, almeno sul piano politico.

Un’inchiesta che non potrà contare sul sequestro delle chat fra il gestore di Bisteccherie d’Italia e Delmastro, dunque, perché così ha deciso il Parlamento. Badate bene, l’Aula chiaramente non era chiamata a valutare la fondatezza dell’ipotesi accusatoria nei confronti di Caroccia e nemmeno quale fosse la responsabilità del deputato di Fdi, che non è indagato. I deputati dovevano solo valutare se sussistessero i presupposti di legge per avallare la richiesta della Procura. Come ha spiegato il relatore di minoranza Gianassi, il “sindacato parlamentare deve restare circoscritto alla verifica della pertinenza, necessità, determinatezza e proporzionalità dell’atto, nonché dell’assenza di finalità persecutorie”. L’analisi delle carte non avrebbe potuto che portare a una scelta di trasparenza e correttezza, anche considerando la procedura seguita dalla Procura e la necessità dell’utilizzo delle chat per fare piena luce sulla vicenda.

In effetti, stando a quanto emerso, la centralità della corrispondenza tra gli attori è indubbia. Non solo sono stati gli stessi Mauro e Miriam Caroccia a confermare che i rapporti con “i soci piemontesi” del ristorante erano tenuti attraverso una chat dedicata alla gestione del ristorante, alla quale partecipava lo stesso Delmastro. Ma la stessa difesa del ristoratore romano insiste nel dire che dalle chat emergerebbero elementi utili a discolparlo dalle accuse della procura. Insomma, per citare la relazione di minoranza: “Le finalità probatorie sono state indicate in modo puntuale: verificare l’attendibilità delle dichiarazioni rese dagli indagati; ricostruire le effettive modalità di costituzione, finanziamento e gestione della società; accertare la provenienza delle somme investite e la destinazione dei proventi; verificare l’eventuale esistenza di accordi non risultanti dalla documentazione formale. Si tratta di circostanze che coincidono con il nucleo oggettivo delle ipotesi di reato per le quali si procede e che rispondono direttamente alle anomalie della vicenda societaria. L’accertamento è tanto più necessario in quanto la veste formale della società vedeva coinvolto un esponente di Governo accanto alla figlia appena maggiorenne di un soggetto già condannato in primo grado per fatti della medesima natura di quelli oggi oggetto di verifica”.

La Giunta, invece, ha prodotto una relazione in cui si invitava la Camera a negare l’autorizzazione al sequestro e così è stato. Peraltro, dopo che il presidente della Camera Fontana, con una decisione senza precedenti e duramente avversata dalle opposizioni, aveva impedito ai membri stessi della Giunta di visionare le chat di Delmastro. Le ragioni dietro le quali si è trincerata la maggioranza sono in larga parte di natura tecnica (qui si può leggere la relazione del forzista Pittalis per farsi un'idea), e vertono sulla sussistenza dei presupposti della richiesta della Procura, ma hanno una valenza politica enorme.

Perché non solo Fratelli d'Italia e la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni hanno messo la faccia su una decisione che ostacola de-facto il lavoro della Procura di Roma per un'indagine contro la criminalità organizzata, ma hanno anche restituito agli italiani l'idea di aver paura del contenuto di chat che, addirittura secondo lo stesso Delmastro, sarebbero del tutto innocue. Per quanto si possa provare a manipolare la narrazione dei fatti, il punto è sostanziale: perché mai proteggere in tal modo la corrispondenza di un parlamentare con un prestanome della camorra e sua figlia? Perché macchiare l'immagine di un governo pronto "a qualunque cosa" pur di aiutare i magistrati a combattere la criminalità organizzata? Perché impedire finanche a dei parlamentari di visionare il contenuto delle chat? Esattamente, cosa dovrebbe esserci in quei messaggi?

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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