Le modifiche alla legge di Bilancio approntate dal governo dopo la trattativa con la Commissione europea e l’abbassamento del deficit al 2,04%, cambieranno le risorse stanziate per le pensioni e per la quota 100 con la quale avviare il superamento della legge Fornero. Due miliardi in meno per il 2019, conferma anche il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, intervistato da Quarta Repubblica, programma in onda questa sera su Rete 4. La quota 100 richiederà quindi 4,7 miliardi e non più 6,7 come inizialmente previsto. Un investimento totale di 20 miliardi in tre anni per permettere a chi ha almeno 62 anni di età e 38 di contributi di andare in pensione in anticipo.

Salvini assicura che la quota 100 potrà essere sfruttata a partire dall’inizio del 2019: chi aderirà andrà in pensione “senza alcuna penalizzazione”, garantisce ancora il vicepresidente del Consiglio, seppur non ricordando che chi va in pensione in anticipo dovrà rinunciare ad alcuni anni di contributi, vedendosi così ridurre l’assegno fino al 22%. “Circa mezzo milione di italiani avrà diritto” alla quota 100, spiega ancora Salvini: “Non perderanno una lira, chi lo sostiene dice balle”. Il ministro dell’Interno spiega che secondo le stime dei tecnici molte delle persone che hanno diritto al ritiro dal lavoro a gennaio “stanno bene” così e non ne approfitteranno. Rimangono però incertezze sui tempi per la partenza della quota 100: “Dall’inizio del 2019, febbraio, marzo”.

La manovra e il rapporto con Bruxelles

Salvini si augura che la trattativa con l’Ue sulla manovra “sia chiusa”: “Abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Abbiamo dimostrato buonsenso e ragionevolezza, ma per dialogare bisogna essere in due. Mi auguro che da parte di Bruxelles non ci siano figli e figliastri. Vicino a Natale siamo tutti più buoni e spero lo sia anche Juncker. A me interessano i risultati non gli scontri”. Salvini assicura, inoltre, che il governo reggerà: “Sono un uomo di parola, non faccio saltare alcun governo in base ai sondaggi”.

C’è poi il capitolo giustizia, affrontato da Salvini durante l’intervista: “Se non passa la riforma della giustizia non entra in vigore quella della prescrizione. Non nascondo che quella della giustizia sarà la riforma più complicata e complessa, perché la stragrande maggioranza degli operatori di giustizia tiene la politica fuori da tribunali. Ma c’è qualcuno che è ancorato a vecchi schemi e pensa di usare la toga per fare quello che gli italiani non hanno fatto in cabina elettorale”.